Un festival all’insegna dell’armonia tra cibo e vino

In breve:                                            

  • Vini Minervois?
  • Un festival per presentare la varietà di vini di questa denominazione          
  • Dal Québec alla buona ciccia francese
  • Quali vini abbinare a insetti e alghe?

Vini Minervois?

Il vigneto del Minervois è uno dei più grandi della Linguadoca-Rossiglione. Dai bastioni della cittadella di Carcassonne alle rive del Canal du Midi, i suoi vigneti si estendono su oltre 15.000 ettari di territorio, dei quali 3.800 sono destinati alla produzione di vini a Denominazione di Origine Protetta (DOP). In totale, tre di questi vini appartengono all’area di questa denominazione: Minervois, il « Cru » la Livinière e il Moscato di Saint-Jean-de-Minervois, un vino dolce naturale (VDN). 185 aziende vinicole e vigneti producono in media 120.000 ettolitri di vino. Il 60% è prodotto da aziende vinicole private e il 40% da aziende cooperative.  L’83% è rosso, il 14% rosato e solo il 3% bianco.

Un festival per presentare la varietà di vini di questa denominazione  

Per far conoscere la varietà di questi vini, l’Unione della denominazione organizza ogni anno nel mese di settembre la festa “Tastes en Minervois”.  La 6° edizione si è tenuta nella cittadina di Villegly, nel dipartimento di Aude, a 15 minuti da Carcassonne. Quasi 3.000 persone hanno partecipato alla due giorni per degustare questi vini e gustare i piatti di grandi chef. I tastes? « È il nome occitano per gli stuzzichini tipo tapas, che qui sono moltissimi”. Sono 5 le aree culinarie coperte da 5 chef che propongono 5 diversi generi di cucina », spiega Bertrand Cros-Mayrevieille, responsabile della comunicazione e del marketing della DOP.

Dal Québec alla buona ciccia francese

A capo dell’area della cucina internazionale c’è Marc-André Jette, rappresentante del Québec di Hoogan e Beaufort a Montreal. Riconosciuto come una delle stelle della cucina canadese di oggi, ha scelto di servire un menu del Quebec, come ad esempio l’ostrica calda in salsa di zabaione di sidro e un pasticcino financier con sciroppo… d’acero.  I suoi abbinamenti di vino preferiti per accompagnare i tastes? La verità è che non ne ha. Confessa: « Qui ho bevuto diversi ottimi vini. Li conosco da molti anni grazie ad un amico viticoltore del vigneto Loup Blanc. Sono un amante del vino. Nella cantina del mio ristorante di Montreal, con il mio sommelier, abbiamo selezionato 750 vini provenienti da 15 paesi diversi”. Questa selezione comprende 4 minervois, incluso il Loup Blanc.

Si sente un buon profumino anche nell’area dedicata agli amanti della gastronomia dello stand di Gueuleton. Nel menù, prosciutto con osso allo spiedo e una mini bistecca di manzo stagionato, servita con pepe Béarnaise e cotta alla brace. « Tutti amano Gueuleton. Sono molto popolari sui social media. Il loro nome è sinonimo di una bella mangiata di carni grasse. Ci danno la gioia del buon cibo », afferma Jeremy, partecipante al festival. Con i suoi due amici, è venuto soprattutto per assaggiare i tastes di Gueuleton, accompagnati dai vini rossi del minervois, che a detta di questo trentenne « si sposano perfettamente ». « Le note fruttate e tanniche sono proprio quello che ci vuole per questo menù », aggiunge. 

Quali vini abbinare a insetti e alghe? Nella zona di Tastovore, il sommelier Baptiste Ross-Bonneau regala sorprese e novità. « Qui vi trovate in un laboratorio di riflessione e di indagine sul cibo di domani« , dice, mostrando i suoi piatti: insetti biologici e tartara di alghe con capperi, olio d’oliva e scalogno. La degustazione inizia con la sorprendente tartara che Baptiste Ross-Bonneau ha scelto di abbinare ad un vino bianco di Saint Jean Minervois de Clos de Gravillas.  “Il carattere vegetale delle alghe si combina con quello minerale di questo bianco secco a base di Garnacha e Macabeo”, spiega. Serve gli insetti con un rosso leggero, poiché il sapore non è molto intenso. I partecipanti al festival sono abbastanza sorpresi. « A volte, non osano provarci. Questi alimenti non fanno parte della nostra cultura. Si tratta di una riflessione sull’alimentazione del futuro. Queste alghe e questi insetti hanno un basso impatto energetico e offrono un buon apporto nutrizionale », conclude: « Questo ci dà qualche idea su come saranno gli spuntini del futuro. »  

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini ©Rawpixel.com/AdobeStock

Il vino, un’identità europea?

I vigneti del Sud-Ovest sono stati riconosciuti come “itinerario culturale europeo” dal Consiglio d’Europa nel giugno 2022. L’Associazione dei Vini del Sud-Ovest (IVSO l’acronimo francese) è la prima delle organizzazioni vitivinicole ad impegnarsi, attraverso l’itinerario europeo “ITER VITIS, il cammino delle viti” e il cammino di Santiago de Compostela. Diamo uno sguardo a questa vasta area vitivinicola che organizza la sua offerta attraverso ITER VITIS. Come? Perché?

In sintesi

  • I vini del sud-ovest?
  • ITER VITIS, il cammino delle viti: che cos’è?
  • Iter VITIS sulle vie del vino del sud-ovest: Perché?
  • “Da San Giacomo Apostolo a San Vincenzo”: un calendario di conferenze e degustazioni

Vini del sud-ovest?

Cos’hanno in comune l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) Aveyron, la IGP Landes e la IGP Périgord? Appartengono ai vasti vigneti del Sud-Ovest, così come le Denominazioni di Origine Protetta (DOP) Irouléguy, Gaillac e Cotes de Millau.  In totale, questa zona vitivinicola raggruppa 29 DOP e 13 IGP tra l’Oceano Atlantico, i Pirenei e il Massiccio Centrale. Si estende su 13 dipartimenti distribuiti in 2 regioni, l’Occitania e la Nuova Aquitania, per un totale di 55.452 ettari di vigneti. 

Questa è la culla di 130 vitigni emblematici e/o del patrimonio, come il Malbec per la denominazione Cahors, la Négrette per Fronton, il Fer Sevadou per Gaillac, il Tannat per Madiran o il Manseng per Jurançon. Tale zona vitivinicola, in termini di volume, è il quarto vigneto della Francia. La sua produzione ha raggiunto i 3,6 milioni di ettolitri (nel 2020), di cui il 55% corrisponde al vino bianco (secco e liquoroso), il 32% al vino rosso e il 13% al vino rosato. Raggruppa 8.261 aziende agricole, 28 cantine sociali che generano, secondo l’associazione, 1 miliardo di ricavi con le vendite e 13.000 posti di lavoro. 

ITER VITIS, il cammino delle viti: Che cos’è?

Il piano degli itinerari culturali mira a promuovere patrimoni di carattere transnazionale come l’Itinerario europeo delle abbazie cistercensi, le Rotte dell’olivo o l’Itinerario Culturale Europeo della Vite e del Vino “ITER VITIS, il cammino delle viti”. Al momento ci sono 48 itinerari con venti paesi partecipanti, dalla Georgia passando attraverso il Libano fino a raggiungere i vigneti del Sud-Ovest.

“Iter VITIS, il cammino delle viti” è stato certificato dal 2009 dal Consiglio d’Europa – spiega Emanuela Panke, presidente di ITER VITIS. Alla base di ITER VITIS c’è un’idea fondamentale: la cultura del vino, la vinificazione e i paesaggi vitivinicoli sono particolarmente rilevanti per la cucina europea e quella mediterranea. Già a partire dal processo di domesticazione della vite, l’evoluzione di questa coltura e la sua diffusione hanno rappresentato un grande passo per l’umanità. I vigneti hanno plasmato il territorio e le usanze delle persone che vi abitano. Da un territorio all’altro, il vino è un messaggio che viaggia e permette di viaggiare. È quindi un simbolo delle identità europee.

L’obiettivo di ITER VITIS, il cammino delle viti, è quello di costruire ponti tra viticoltura, turismo, cultura e patrimonio agricolo. 

ITER VITIS sulle vie del vino del Sud-Ovest: Perché?

Questa certificazione consentirà ai vini del Sud-Ovest di accrescere il prestigio del suo vasto territorio ed esaltarne l’arte, nonché di sensibilizzare i viticoltori, gli abitanti, le autorità e i visitatori alla dimensione patrimoniale, culturale ed ecologica della vigna del Sud-Ovest, al di là della dimensione produttiva. “La cultura è un valore aggiunto per gli enoturisti. Con i vigneti del Sud-Ovest, svilupperemo il turismo del vino dalle molteplici attività”, afferma Emanuela Panke. 

“Da Santiago Apostolo a San Vincenzo”: un calendario di conferenze e degustazioni

Un primo esempio di sinergia tra questi itinerari culturali è rappresentato dal Cammino di Santiago di Compostela e dai vigneti del Sud-Ovest. Conferenze e degustazioni* sono organizzate nella zona vitivinicola dal 25 luglio 2022, festa di San Giacomo Apostolo (Santiago de Compostela), al 19 gennaio 2023, festa di San Vincenzo, patrono dei viticoltori.  E questo è solo l’inizio.

Anne Schoendoerffer

Fonti : ITER VITIS Route, www.vignobles-sudouest.fr, Anne Schoendoerffer, © AdobeStock/SpiritProd33

*Date e luoghi delle conferenze (ordine del giorno attualmente in costruzione)

25 luglio 2022: vigneto di Irouleguy

22 settembre 2022: vigneto di Estaing

20 ottobre 2022: vigneto di Gaillac

26 novembre 2022: vigneto di Gers

15 dicembre 2022: vigneto di Fronton

19 gennaio 2023: vigneto di Cahors

Calabria: alla scoperta dei suoi tesori nascosti

Andare in Calabria significa vivere un’esperienza enoturistica unica al mondo. In questa piccola regione dell’Italia meridionale, che si trova nella punta dello stivale, il vino ha lasciato ovunque un segno: nella storia, nel paesaggio, nella geografia e nella gastronomia. Oggi questa regione è impegnata nella coltivazione di vitigni autoctoni e si sta aprendo al turismo del vino. Scopri i vigneti, le vigne e i tesori nascosti di questa regione.

In breve:

  • Una storia vitivinicola antica di secoli
  • I vigneti della Calabria
  • Vitigni autoctoni, dei tesori nascosti
  • Una destinazione enoturistica di grande valore

Una storia vitivinicola antica di secoli

Si narra che nell’VIII secolo a.C. una comunità di coloni sbarcati dalla Grecia fondarono la città di Krimisa, in cui sorgeva un importante tempio dedicato al dio del vino, Bacco. Proprio qui si sarebbe prodotto il vino destinato ai Giochi Olimpici. Tutti i popoli colonizzatori, a partire dall’antichità ai Longobardi, lasciarono tracce del loro passaggio nel mondo del vino.

I vigneti della Calabria

Con una superficie vitata di circa 12.000 ettari (meno del 2% di quella totale italiana), questa regione produce in media 400.000 ettolitri di vino all’anno, il 60% dei quali è vino rosso e il 30% vino bianco. Le principali aree di produzione si concentrano in 4 province: Crotona (a Est), Cosenza (a Ovest), Catanzaro (al centro) e Reggio Calabria (a Sud). Delle 538 DOP e IGP italiane, la Calabria conta 9 DOP (Denominazione di Origine Protetta) e 9 IGP (Indicazione Geografica Protetta). Il vino occupa il terzo posto nella scala della produzione della regione, « dopo la coltivazione ortofrutticola e l’olio d’oliva », secondo un osservatore.

Vitigni autoctoni, dei tesori nascosti

Ad oggi si classificano 350 vitigni autoctoni. Non si tratta però di un elenco esaustivo, poiché è possibile trovare ovunque decine di vitigni distribuiti su scala locale che si sono diffusi nel tempo attraverso un processo di selezione massale (selezione dei migliori innesti). Talvolta sono conosciuti sotto altri nomi di origine gergale. I vitigni rossi più emblematici sono il Gaglioppo, il Magliocco e la Marsigliana Nera, oltre a uno storico vitigno a bacca nera, il Guarnaccino. Tra le uve bianche si possono citare il Greco e il Mantonico. Questi vitigni sono un tesoro su cui la nuova generazione di viticoltori sta scommettendo, sia per il loro aroma raffinato che per la loro capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.

Gianluca Ippolito, un giovane viticoltore da cui prende il nome il suo vigneto, uno dei più antichi della Calabria, gestisce 100 ettari di viti rigorosamente autoctone. In particolare, un appezzamento di 0,8 ettari è per lui particolarmente speciale perché venne piantato ad Albarello (“piccolo albero”) dal nonno materno. La sua peculiarità è la capacità di adattarsi a condizioni ambientali difficili, con un clima caldo e secco. Infatti, le piante sono alte per difendersi dal caldo. “Questa è la storia dei nostri vigneti, proprio come ogni altra vigna che confina con le nostre”, afferma Gianluca Ippolito.

Una destinazione enoturistica di grande valore

Per quanto riguarda gli itinerari d’interesse, in occasione dei periodi di visita ai vigneti, la scelta è ampia e spazia dal mare, alla montagna, ai borghi. La Calabria è un mosaico di paesaggi, che si articola tra le sue catene montuose e i suoi parchi nazionali (la Sila e l’Aspromonte, con il Montalto che raggiunge i 1955 metri), le sue valli, le sue colline e i suoi 900 km di costa tra il Mar Ionio a Est e il Mar Tirreno a Ovest. Da non perdere è anche una visita ai borghi della Calabria, con le loro piazze pittoresche, gli edifici a volte fatiscenti ma sempre affascinanti. Ad attrarre il visitatore sono anche le bellezze antiche rimaste nascoste fino a tempi recenti, come i 2 Bronzi di Riace, che si trovano al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Il tutto senza dimenticare la cucina: la pastasciutta, il pesce spada alla griglia, il gelato, il formaggio, la frutta, la verdura e l’olio d’oliva. Qui, tutto il cibo è ottimo. La cosa più difficile sarà scegliere cosa portarsi via in valigia.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini, ©Dionisio Iemma /Adobestock

Panoramica sulle tendenze di consumo nel mondo del vino nel 2022

Dal 2017, il consumo mondiale di vino ha registrato una tendenza al ribasso, secondo la sintesi dei fattori di competitività del mercato mondiale del vino pubblicata da France Agrimer. Nel 2022, in Francia, il vino si conferma come la bevanda preferita dal 45% delle donne. Invece, non è più così per gli uomini: per la prima volta la birra rappresenta la loro bevanda preferita, con un tasso del 59%, secondo l’ultima edizione del censimento Sowine*/Dynata. Quali sono le altre tendenze? Diamo uno sguardo al 2022 per scoprire chi sono i consumatori di vino che sono sempre più connessi e aperti alle novità.

In breve:

  • I consumatori sono sempre più connessi: perché?
  • Basso o nessun consumo di alcol, una tendenza ancora in atto?
  • Pagare di più per un’etichetta bio?

I consumatori sono sempre più connessi: perché?

Nel 2021, il digitale è stato al centro della vita di cittadini confinati e connessi. Lo shopping online ha conosciuto un vero boom con il 46% dei francesi che hanno scelto il loro vino in rete. Nel 2022 questa tendenza è scesa al 41%, tra l’altro a causa della riapertura di ristoranti ed enoteche. Tuttavia, resta ancora un fenomeno importante.  Le abitudini di acquisto di vino online si stanno radicando soprattutto tra i 18-25enni (55%), i 26-35enni (53%) e gli appassionati/esperti di vino: un quarto sono grandi acquirenti di vino online (+3 punti). Come osserva lo studio eseguito da Sowine/Dynata: “I siti Web dei grandi negozi al dettaglio sono al primo posto con il 33% degli acquirenti online (+5 punti), anche se i siti dei prodotti (30%) e i venditori di vino (25%) stanno sfidando il loro potere.”

Qual è il budget medio? Un terzo degli acquirenti di vino in rete effettua una spesa media che va dai 31 ai 50€. La metà degli acquirenti (48%) acquista dalle 3 alle 6 bottiglie in una spesa e il 23% degli acquirenti tra le 7 e le 12 bottiglie.

Per quanto riguarda i social network, Instagram è diventata la piattaforma di maggiore interazione nel settore del vino e dei liquori: Il 32% dei suoi utenti segue domaine, châteaux, marchi o produttori di vino.

Va notato che il numero di francesi che seguono gli account degli influencer e che hanno acquistato un vino da loro raccomandato è in diminuzione (23%, -5 punti). Questa tendenza è più marcata tra i giovani: 39% per la fascia 18-25 anni e 35% per la fascia 26-35 anni. Secondo il censimento SOWINE/DYNATA 2022, questa evoluzione si spiega con la maggiore conoscenza dei consumatori francesi in materia di vino, sempre più interessati al mondo dei vini e delle bevande alcoliche, curiosi di scoprire da soli nuovi artigiani e il loro modo di lavorare. Sono anche motivati a informarsi sui prodotti che consumano. 1 acquirente di vino su 2 acquista il vino consigliato tramite i social network che segue (-3 punti), una percentuale che sale al 66% per i principali acquirenti di vino online (=2021).

La tendenza a consumare una quantità ridotta o nulla di alcol

I vini a contenuto non alcolico (vini analcolici) e a basso contenuto alcolico (vini a bassa gradazione alcolica) sono ancora sotto i riflettori degli operatori del settore perché si tratta di una tendenza che si sta affermando sempre di più. Secondo il barometro, il 29% della popolazione francese si dichiara consumatore (+2 punti dal 2021). Questa tendenza è più alta tra i 18-25 anni di età, con un tasso del 44% di consumo riferito, che scende a solo del 10% per i 50-65 anni di età. Quali sono le motivazioni che stanno dietro a questa tendenza? Consumare meno alcol (40%), prendersi cura della salute (38%), gusto (33%) e basso contenuto di calorie (20%).

Pagare di più per un’etichetta bio?

Il 53% degli acquirenti ora si prende il tempo di verificare se una bottiglia di vino sia certificata dal punto di vista ambientale al momento dell’acquisto. Le certificazioni green riconosciute sono: la certificazione Agriculture Biologique, conosciuta dall’85% dei consumatori, la certificazione Vignerons Engagés, conosciuta dal 36%, seguita dalla certificazione Haute Valeur Environnementale (29%), nonché Terra Vitis (26%).

Inoltre, il 53% dei consumatori è disposto a pagare di più se il vino è certificato dal punto di vista ambientale, e questa percentuale è più alta tra i giovani tra i 18 e i 35 anni (66%) e tra i grandi acquirenti di vino (69%).

Tuttavia, il prezzo resta il principale ostacolo all’acquisto di vino con etichetta ambientale, citato dal 44% degli intervistati, seguito, con il 32%, dalla scarsa conoscenza di queste etichette. Il 15% della popolazione francese non è interessato alle etichette e alle certificazioni ambientali.*Per 11 anni Sowine ha osservato le tendenze di consumo dei francesi all’interno dell’universo del vino. L’ultima indagine condotta da Dynata per l’agenzia di consulenza marketing e comunicazione è stata condotta nel dicembre 2021 con un campione di 1015 persone francesi di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Fonti : www.sowine.com, france agrimer, © gannamartysheva/Fotolia

Sauvignon Blanc: il vitigno internazionale che fa tendenza

Viene descritto come “esuberante”. Produce vino bianco ed è uno dei 7 vitigni più coltivati al mondo. La sua gamma aromatica è ampia e cambia a seconda del luogo di coltivazione.  Suscita molte passioni. Ogni anno, il 6 maggio è il suo giorno. Il suo nome? Sauvignon Blanc. Da dove viene? Quali aromi presenta? Diamo uno sguardo a questo vitigno internazionale che fa tendenza e al contest mondiale organizzato in suo onore.

In breve:

  • Le origini del Sauvignon.
  • In quali terreni cresce? Dove si coltiva?
  • Qual è la gamma aromatica del Sauvignon Blanc?
  • Potenziale di invecchiamento
  • Il Concours Mondial du Sauvignon

Le origini del Sauvignon.

Secondo il sito del Concours Mondial du Sauvignon (concorso mondiale del Sauvignon), « il Sauvignon è un vitigno di origine francese, molto probabilmente discendente dal Savagnin ». Più precisamente, secondo la guida dei vini Hachette, proviene dalla Valle della Loira e dalla regione di Bordeaux. Ogni regione gli ha dato un nome diverso. Per esempio, viene chiamato « savagnou » nei Pirenei Atlantici o « libourne » nella Dordogna.

In quali terreni cresce? Dove si coltiva?

Secondo il rapporto del 2017 della OIV (Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino), il Sauvignon Blanc copre 123.000 ettari in tutto il mondo. Si trova alla 7° posizione dei vitigni più coltivati al mondo. Per fare un confronto, il vitigno più coltivato al mondo è il Cabernet Sauvignon, che conta 341.000 ettari. Un terzo di questa superficie piantata a Sauvignon si trova in Francia. Principalmente nella Languedoc-Roussillon (29% del Sauvignon Blanc francese), nella Loira (27% delle uve bianche della regione) e a Bordeaux (45% delle uve bianche della regione).

Viene coltivato in altri 30 paesi come la Nuova Zelanda, il Cile, il Sudafrica, gli Stati Uniti, l’Australia, la Bulgaria, la Spagna e persino il Messico.

Qual è la gamma aromatica del Sauvignon Blanc?

Presenta un’ampia gamma aromatica. Si dice che abbia un profilo esuberante perché è spesso caratterizzato da una notevole intensità aromatica al naso e in bocca. Come osserva il sito World Sauvignon Competition: « Si distingue per la sua costante freschezza, le note agrumate (limone, pompelmo, arancia), i fiori bianchi (lime, giglio) e le note vegetali (bosso, erba tagliata) nei climi più freschi. Nei vigneti più soleggiati, le note tropicali (frutto della passione, ananas) tendono a dominare con aromi di pompelmo rosa attribuibili ai tioli volatili formati dopo la fermentazione alcolica ». In quali luoghi si esprime al meglio? Nei climi freddi e temperati.

Potenziale di invecchiamento

La durata media di invecchiamento è di circa 5 anni e fino a 20 anni o più per i vini più liquorosi. L’invecchiamento in botte può favorire un aumento dei tempi.

Il Concours Mondial du Sauvignon

E visto che sono sempre di più gli estimatori di questo vitigno di tendenza in tutto il mondo, gli è stato dedicato un concorso in suo onore. Ecco il suo nome: Concours Mondial du Sauvignon. La sua 13° edizione avrà luogo nella città di Torres Vedras, Portogallo, nel marzo 2022. « È il più grande e importante concorso internazionale di vino sauvignon del pianeta », spiega Quentin Havaux, l’organizzatore del concorso. Per 2 giorni , 1120 campioni provenienti da 23 paesi produttori (tra cui Francia, Italia, Austria, Nuova Zelanda, Sud Africa e Cile) sono stati degustati alla cieca da sommelier, distributori, giornalisti e opinion maker di tutti i settori.

In termini di numero di medaglie, i primi cinque paesi sono Francia, Austria, Italia, Sudafrica e Repubblica Ceca. Quest’anno, la regione con il maggior numero di premi è la Val de Loire con 100 medaglie. La regione della Stiria (Austria) si colloca al secondo posto, con 71 premi. “Quest’anno i vini austriaci, con il loro affinamento in botte, definiti come vini con note di legno, hanno avuto un grande successo tra i degustatori”, osserva uno degli esperti. Il Bordeaux, che invecchia anche il Sauvignon in botti, è arrivato al terzo posto con 22 medaglie. Come osserva Sharon Nagel, giornalista e degustatrice: “il settore ha saputo ottimizzare il potenziale di un vitigno capace di sedurre i consumatori e aumentare la sua visibilità a livello internazionale”. Una nuova corrente che presto potrete scoprire sul nostro sito web www.bourrasse.com/actualites/

 Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Fonti : cmsauvignon.com, www.hachette-vins.com, www.oiv.int, © exclusive-design/AdobeStock

Notizie frizzanti dalle bollicine di Champagne

Buone notizie per lo Champagne AOC sia a livello di esportazioni che di impegno crescente da parte dei viticoltori biologici. Com’è stato il mercato dello Champagne nel 2021? Quanto sono state buone le vendite di Champagne biologico nella grande distribuzione nel 2021?  Quali sono le cifre della produzione di Champagne nell’agricoltura biologica? Diamo un’occhiata al mercato di questa denominazione ed entriamo nel merito del suo profilo biologico.

Il mercato dello Champagne nel 2021

Lo Champagne sorride di nuovo dopo l’impatto della pandemia. Secondo le ultime cifre pubblicate nel gennaio 2022 da parte del Comitato Champagne, le spedizioni totali di Champagne nel 2021 sono ammontate a 332 milioni di bottiglie, il 32% in più rispetto al 2020. Il mercato francese è in crescita del 25%, con quasi 142 milioni di bottiglie, tornando ai livelli del 2019. Le esportazioni continuano ad aumentare toccando il nuovo record di 180 milioni di bottiglie.

Per Maxime Toubart, Presidente dell’Unione Generale di Vintners, Co-Presidente del Comitato Champagne: “Questa ripresa è benvenuta per lo Champagne dopo un 2020 che lo ha duramente colpito (-18%) per la chiusura dei principali locali dei consumatori e per l’assenza di eventi in tutto il mondo.”

Vendite di Champagne biologico nei supermercati nel 2021

Le vendite di Champagne biologico nei supermercati nel 2021 rappresentano solo lo 0,5% delle vendite di Champagne in volume e il 0,6% in valore. Tuttavia, Sarah le Douan, responsabile della missione di osservazione presso Agence Bio, chiarisce durante una conferenza sull’annata biologica 2022:

“Tra il 2020 e il 2021 le vendite sono aumentate del 23,1% in volume e del 23,6% in valore, principalmente grazie al forte incremento delle vendite avvenute negli ipermercati(+50,7% in volume e +49,2% in valore), alla crescita nei supermercati (+15,5% in volume e +17,2% in valore), mentre le vendite nei discount sono diminuite (-61,8% in volume e -54,2% in valore) e le vendite nei drive-in sono diminuite (-22,3% in volume e -20,0% in valore) ».

Viticoltura biologica dello Champagne

Nel 2016, le aree a produzione biologica di Champagne rappresentavano solo il 2% della superficie. Nel 2019, Pascal Doquet, presidente dell’associazione dello champagne biologico (ACB), ha riferito che « la superficie con certificazione AB era del 3,1% ». Nel 2020 è salito al 5% nella zona viticola dello Champagne. Secondo l’ACB « se le notifiche ricevute dall’Agenzia Bio sono confermate dall’Osservatorio Regionale di AB, il vigneto biologico e il vigneto in fase di conversione dovrebbero toccare i 2730 ettari, cioè circa l’8% della superficie della denominazione« , il che equivale a un aumento del 43% (cifre non consolidate ad oggi). In particolare, fino alla fine di dicembre 2021, erano 567 le aziende che producevano vini biologici.

Gli champagne d’annata biologica 2022

Al salone mondiale del vino biologico, tra i 1450 esponenti, erano presenti 11 produttori della Champagne, tra cui Pascal Doquet, che partecipa per la seconda volta di persona. Il suo commento: « Quest’anno, abbiamo visto soprattutto acquirenti francesi determinati perché pochi di noi sono qui. » Con sua moglie Laure, coltivano 8,6 ettari nella Côte des Blancs e nella Côtes du Perthois. Sono certificati AB dal 2009. Erano presenti anche due cooperative: Chassenay d’ARce e Champagne H.Blin. Quest’ultimasi fa notare come « la prima e unica cooperativa che da anni commercializza vini biologici. Esattamente dal 2013”, parole del direttore Daniel Falala. Come sottolinea Pascal Doquet, « gli Champagne biologici si stanno sviluppando sia in Francia che a livello internazionale grazie ai giovani sommelier, i quali non presentano più le grandi marche di Champagne per proporre vini prodotti da viticoltori che hanno una storia da raccontare, un’origine, un terroir ».

 Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Sources : www.champagnesbiologiques.com, www.champagne.fr, ©ANNA BERDNIK/Adobestock

Chi sono i pionieri dello sviluppo sostenibile?

Lo sviluppo sostenibile fa parte delle politiche dei nuovi produttori mondiali da… il secolo scorso! In quel periodo, l’Europa ha fatto ricorso all’agricoltura biologica. Cos’è lo sviluppo sostenibile? Qual è la visione dell’OIV? Chi sono i pionieri dei marchi biologici? Diamo uno sguardo alle iniziative prese da Nuova Zelanda e Sudafrica.

In breve:

Cos’è lo sviluppo sostenibile?

La visione del direttore generale dell’OIV Pau Roca

I pionieri del XX secolo: Nuova Zelanda e Sudafrica

Cos’è lo sviluppo sostenibile?

Ogni paese produttore di vino, come anche ogni singola regione o Stato, ha la propria visione di sviluppo sostenibile. A seconda delle rispettive condizioni ambientali, economiche o sociali, ciascun paese gestisce la propria politica di tutela ecologica. Esistono quindi numerose agende basate su questi tre elementi: ambiente, società ed economia.  Riprendiamo la definizione della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU del 1987: “Soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”.

La visione del direttore generale dell’OIV Pau Roca

Nel 2020, nel bel mezzo della pandemia, Pau Roca, Direttore Generale dell’OIV (Organizzazione Internazionale della vigna e del vino) ha annunciato nel corso di una conferenza online: “Le strategie sviluppate per adattarsi agli impatti ambientali, economici e sociali derivanti dal cambiamento climatico segneranno il passo per il futuro benessere del settore. Fortunatamente i viticoltori non si sono mai opposti, dal momento che già da anni si trovano ad affrontare in prima linea le conseguenze del cambiamento climatico. Stiamo entrando in una nuova era , in cui si deve implementare un nuovo modello economico che si concentri meno sulla crescita e più sulla gestione dell’equilibrio naturale. La crisi del Covid-19 ha ulteriormente accentuato tale necessità. Se la sostenibilità si riducesse a una sola misura o parametro, arriveremmo a questa nuova era economica in cui la performance si misura in termini di conservazione di nuovi capitali e risorse limitate: la conservazione della terra. La sostenibilità è un nuovo valore della crescita”.

I pionieri del XX secolo: Nuova Zelanda e Sudafrica

L’industria del vino neozelandese ha creato il suo marchio di qualità « Sustainable Winegrowing New Zealand » (SWNZ) nel 1994.   La Nuova Zelanda, paese pioniere in questo settore, è anche uno dei primi ad aver implementato il programma Emissioni Zero (un dato importante, visto e considerato che si tratta di un’isola dall’altra parte del pianeta). La SWNZ prende in considerazione numerosi fattori, come la biodiversità delle colture, i suoli, gli standard di acqua e aria, l’uso di energia, l’uso di prodotti chimici, i rifiuti provenienti dalla viticoltura e dal vino e le pratiche commerciali sostenibili. Il programma riconosce anche altre certificazioni ambientali, tra cui la ISO 14001 e  la produzione di vino biologico e biodinamico. L’adesione a tutti i programmi SWNZ è volontaria. Attualmente, il 96% dell’area vitivinicola neozelandese è certificata SWNZ e il 10% di essa opera nell’ambito di programmi biologici certificati e riconosciuti. Inoltre, più del 90% del vino prodotto in Nuova Zelanda viene prodotto presso strutture a marchio SWNZ.

Il Sudafrica ha lanciato il suo programma IPW (Integrated Production of Wine) nel 1998. L’IPW ha adottato una strategia globale che copre tutta la filiera, dalla produzione dell’uva alla vinificazione: norme a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, riduzione dei prodotti chimici e dei pesticidi, riduzione del consumo di acqua… Questo programma è legato alla BWI (Biodiversity and Wine Initiative). BWI e IPW formano insieme il programma SWSA (Sustainable Wine South Africa). Nel 2016, il 95% dei produttori esportatori, con il 97% di uve raccolte, ha aderito alla certificazione. Come dichiarato da Joël Richard, ex direttore del Centro Nazionale per lo sviluppo sostenibile dell’IFV (Istituto francese della vigna e del vino): “Si tratta di un sistema che rappresenta una sfida stimolante e non un obbligo, perché i costi aggiuntivi sostenuti sono compensati dallo sviluppo delle vendite”.

 Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Fonti: Anne Schoendoerffer, www.nzwine.com, www.ipw.co.za

© Patrik Stedrak/AdobeStock

A proposito di vini biologici: come va in Europa?

In occasione della fiera Millésime Bio*, evento mondiale dedicato al vino biologico, gli organizzatori hanno pubblicato uno studio sul consumo di vino biologico in Europa** in collaborazione con Ipsos. Non sorprende che stia guadagnando una quota di mercato crescente a partire dal 2015. Tuttavia, ci sono differenze tra i paesi presi in considerazione: Francia, Germania, Regno Unito. Qual è la percentuale di consumo di questo vino? E qual è il profilo dei consumatori? Cosa spinge all’acquisto del prodotto e cosa invece frena i consumatori? Diamo uno sguardo alla domanda a livello europeo.

In breve:

  • Qual è la percentuale di consumo di vini biologici?
  • Qual è il profilo del consumatore di vino biologico?

Qual è la percentuale di consumo di vini biologici?

Prima di tutto, come riporta l’analisi, vogliamo fare un’osservazione importante: nel complesso il consumo di vino si sta abbassando. Nel 2015 l’82% degli europei aveva consumato vino negli ultimi sei mesi prima dell’intervista, mentre invece nel 2021, durante lo stesso periodo, solo il 73%. In compenso, il consumo di vino biologico è in aumento: il 29% degli europei lo ha ormai introdotto nelle proprie abitudini, contro il 17% del 2015. Persino il 36% dei francesi lo consuma abitualmente, periodicamente o occasionalmente, contro il 17% del 2015, cioè più della metà.  Nel 2015, il 18% degli inglesi e dei tedeschi ha scelto il vino biologico, passando rispettivamente al 27% e al 23%.

Tale consumo è ormai diventato strutturale, cioè non manca quasi mai tra gli acquisti dei consumatori europei, che oggi mettono spesso qualche bottiglia nel carrello della spesa. Come dice Nicolas Richardme, presidente di Sudvinbio, l’associazione che organizza la fiera Millésime Bio: « Siamo passati dal consumo curioso al consumo strutturale. Il divario tra i consumatori abituali e i consumatori che dicono di aver assaggiato il vino biologico almeno una volta nella vita si è ridotto ».

Chi è il consumatore tipo del vino biologico?

Il consumatore tipo è un giovane uomo di città, con un titolo di istruzione superiore e che lavora occupando un ruolo dirigenziale. Il 46% degli under 35 ha già consumato vino biologico, mentre gli over 55 non superano il 38%. Anche il livello di istruzione è un fattore di disparità: il 48% degli individui che hanno diplomi superiori ha già consumato vino biologico, contro il 25% di quelli con diplomi inferiori. Il luogo di residenza è un altro fattore di differenziazione: il 75% degli abitanti della regione di Parigi ha già avuto l’opportunità di assaggiare il vino biologico: più del doppio della media europea (39%).

Fattori che spingono e che frenano i consumatori europei

Lo studio indica che la prima molla che fa scattare gli acquisti è l’impronta ecologica del vino biologico. Tra le ragioni principali del consumo di vino biologico si trova quella del rispetto per l’ambiente, per il 58% dei consumatori tedeschi, il 54% di quelli francesi e il 50% dei consumatori inglesi. La grande novità è l’equità sociale che ruota attorno al vino biologico. I tedeschi (38%) sono i più favorevoli a questo tipo di filiera, che crea più posti di lavoro di quella convenzionale. Seguono i francesi (35%) e infine gli inglesi (31%).

Infatti, pur sapendo che i costi di produzione sono più alti nell’agricoltura biologica, il 63% degli europei (che siano consumatori o meno) sono comunque disposti a pagare di più per prodotti che contribuiscono a proteggere l’ambiente, rispetto al 57% del 2015. In media, si spendono 13,90 euro per un vino biologico e 11 euro per un vino non biologico. Entrando nel dettaglio, gli inglesi sono disposti a pagare in media ben 18,90 euro per una bottiglia biologica AB (ovvero 6,6 euro in più rispetto al 2015), i francesi 14 euro (5 euro in più rispetto al 2015) e i tedeschi 10 euro (2,3 euro in più rispetto al 2015).

Tuttavia, tra gli ostacoli all’acquisto di vino biologico c’è il prezzo. Il 42% degli inglesi lo considera molto alto, così come il 41% dei tedeschi e il 27% dei francesi. In media, il 23% dice che non è facile da trovare nei negozi. Il principale ostacolo per i consumatori è la mancanza di informazioni. Il 40% dei francesi non ha mai comprato vino biologico perché ritiene di essere male informato. Questa situazione è condivisa dal 41% degli inglesi e dal 26% dei tedeschi. Paradossalmente, i francesi sono sempre i più informati sull’esistenza del vino biologico: lo conosce l’83% dei consumatori in Francia, mentre solo il 50% in Germania e il 43% nel Regno Unito.

 Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

**La fiera Millésime Bio è stata rinviata. Si svolgerà a Montpellier da lunedì 28 febbraio a mercoledì 2 marzo 2022. La parte online si terrà lunedì 24 e martedì 25 gennaio 2022.                                       

**METODOLOGIA: Campione di 3000 persone dai 18 anni in su (1000 per la Germania, 1000 per la Francia e 1000 per il Regno Unito) rappresentativo delle popolazioni interessate.  Modalità di suddivisione in categorie: sesso, età, classe sociale e professionale, regione e zona urbana. Sondaggio del campione condotto online tra il 22 settembre e l’8 ottobre 2021.

Fonti: www.millesime-bio.com/, www.sudvinbio.com/,

©Eléonore H/AdobeStock

Adattare la viticoltura ai cambiamenti climatici: l’innovativo progetto di ricerca LACCAVE e le sue proposte rivoluzionarie

Nome: LACCAVE. Data di nascita: 2011. Obiettivo: adattare la viticoltura ai cambiamenti climatici. In 10 anni il progetto INRAE LACCAVE* ha riunito oltre 100 ricercatori e dottorandi di diverse discipline (genetica, ecofisiologia, agronomia, scienze ambientali, enologia, geografia, economia, sociologia…), ha dato origine a 10 tesi di laurea e ha riunito gli attori favorevoli all’adattamento della viticoltura ai cambiamenti climatici. Questo progetto strabiliante si trova ora alla guida delle attuali politiche pubbliche francesi. Quali sono le sue caratteristiche fondamentali? Quali sono le possibilità prese in considerazione dal progetto? Ecco cosa prevede il progetto nello specifico.

In breve:

  • LACCAVE: un futuro e un messaggio di speranza, se…
  • Quali sono gli effetti dei cambiamenti climatici sui vigneti?
  • Quali sono le possibili soluzioni e sono già state sperimentate?

LACCAVE: un futuro e un messaggio di speranza, se…

Il progetto LACCAVE ha definito per il 2050 un prospetto che comprende quattro possibili scenari presentati in sette regioni viticole francesi e che hanno dato luogo a 2.700 diverse proposte di intervento. I dati raccolti sono serviti ad alimentare le riflessioni dei professionisti che, sotto il coordinamento dell’INAO e di France Agrimer, hanno elaborato una « strategia dell’industria del vino per rispondere ai cambiamenti climatici », presentata il 26 agosto 2021 al Ministro dell’Agricoltura e dell’Alimentazione.

Dal 2012 centinaia di ricercatori studiano le condizioni di adattamento ai cambiamenti climatici nel settore vitivinicolo*. Anche se oggi siamo allarmati da questa situazione, le conclusioni dei ricercatori ci danno speranza: l’impatto della trasformazione climatica sui vigneti continua a crescere, ma ci sono dei modi per farli adattare a queste nuove condizioni. E questo solo se l’aumento delle temperature sarà contenuto a meno di 2°C e se gli sforzi congiunti dell’industria, delle autorità pubbliche e degli attori della ricerca continueranno ad essere ottimi e costanti.                             

Quali sono gli effetti dei cambiamenti climatici sui vigneti?

Non sorprende che la ricerca di LACCAVE confermi che l’impatto dei cambiamenti climatici sta diventando sempre più forte nei vigneti di tutto il mondo. Facciamo qualche esempio pratico:

Siccome le fasi di sviluppo della vite sono più precoci, la pianta risente molto di più delle gelate primaverili, come quelle che hanno pesantemente danneggiato i vigneti francesi quest’anno.  Un’altra conseguenza è che anche la vendemmia è più precoce, perciò le caratteristiche dei vini cambiano: gradazione alcolica più alta, acidità ridotta e aromi alterati. Gli altri effetti sono i danni causati da eventi estremi (distruzione delle colture, aumento dell’erosione, ecc.), incendi o una maggiore concentrazione di parassiti nelle annate e nelle regioni più umide.

Quali sono le possibili soluzioni e sono già state sperimentate?

Per fortuna delle soluzioni ci sono. Il progetto LACCAVE ne ha identificate alcune. Ad esempio:

La conservazione e il miglioramento dei terreni viticoli sono oggi indispensabili per migliorare la resistenza dei vigneti; è buona prassi combinare le tecniche di diserbo con un apporto di materie organiche (compost, pacciamatura, erba organica, ecc.) e di strumenti per combattere l’erosione…

Il rinnovamento e la diversificazione delle piante attraverso antichi vitigni provenienti dalla Grecia o dall’Italia e che, ad esempio, sono in grado di resistere meglio alla siccità e alle temperature più alte o, anche, possono produrre meno zuccheri o generare più acidità. Inoltre, la creazione di varietà o vitigni resistenti.  Occorre perciò sostenere e coordinare il lavoro svolto presso i campi di conservazione, i laboratori di analisi e le reti di osservazione per facilitare la condivisione delle informazioni.

Senza dubbio, anche l’acqua e la sua gestione fanno parte del progetto, con diverse soluzioni e al tempo stesso una raccomandazione: favorire le pratiche agricole ecologiche che si basano sul risparmio idrico al fine di lasciare una larga parte dei vigneti senza irrigazione.

E , oltre ai vitigni resistenti, anche la consapevolezza dei consumatori costituisce parte integrante del progetto” per sensibilizzarli e coinvolgerli nelle strategie da mettere in atto per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici ».

Come sottolinea il direttore della ricerca Jean-Marc Touzard, corrispondente di LACCAVE con Nathalie Collat: “l’industria vitivinicola è esemplare nell’affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici poiché ha subìto gravi perdite ed è divenuta per questo un settore molto preparato in merito. Ha anche un ruolo esemplare nello studio e nell’implementazione di strategie di adattamento in tutto il mondo, con un approccio più completo rispetto ad altri settori.”

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Fonti: INRAE, Jean-Marc Touzard, Anne Schoendelerffer

**Questo progetto è finanziato e coordinato dall’INRAE ( l’Istituto nazionale francese di ricerca per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente) e diretto dal CNRS (il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica), in collaborazione con diverse università, l’Istituto Agro (l’Istituto nazionale francese di educazione superiore per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente) e Bordeaux Sciences Agro (la Scuola nazionale superiore francese di scienze agrarie), così come con le principali organizzazioni di settore, l’INAO (l’Istituto nazionale francese di tutela dell’origine e della qualità), il FranceAgrimer (l’Istituto nazionale francese di tutela dei prodotti dell’agricoltura e della pesca), le camere dell’agricoltura, l’IFV (l’Istituto francese della vigna e del vino), le organizzazioni interprofessionali e i sindacati delle denominazioni.I risultati della ricerca condotta nell’ambito del progetto LACCAVE sono disponibili sulla piattaforma collaborativa VINEAS

Riutilizzare le bottiglie di vino: il trend di domani?

In Francia, fino agli anni ’80 i consumatori erano soliti restituire i vuoti a rendere agli stessi commercianti che gli avevano venduto il prodotto. Questa usanza è gradualmente sparita. Oggi riappare sotto una forma diversa, cioè il riutilizzo. Di cosa si tratta? Come funziona? Quali sono i suoi vantaggi e svantaggi? Diamo un’occhiata a questo nuovo settore in rapida via di sviluppo.

In breve:

  • Cos’è il riutilizzo?
  • Come funziona il riutilizzo?
  • I benefici del riutilizzo
  • Le difficoltà del riutilizzo

Cos’è il riutilizzo?

Secondo il sito citeo: “Il riutilizzo consiste nel nuovo impiego di un determinato imballaggio per un uso identico a quello per il quale era stato concepito inizialmente, attraverso un sistema di tracciamento e di lavaggio industriale”. In breve, è dare una nuova vita alla vostra bottiglia di vino perché viene riutilizzata dopo essere stata lavata e ricondizionata dal produttore.  Questo è il principio dell’economia circolare.

Come funziona il riutilizzo?

Tutto ha inizio con le persone responsabili, produttori e consumatori. I primi scelgono il riutilizzo (bottiglia specifica, etichetta solubile in acqua…). Il consumatore responsabile prende l’iniziativa di acquistare vino in una bottiglia riutilizzabile, di solito ben contraddistinta, con l’etichetta ufficiale della rete dei distributori che partecipano, facilmente riconoscibile, come ad esempio  la linea biologica Hérisson Malin di Jacques Frelin (venduto a Biocoop): « Restituiscimi per farmi usare ancora. » Anche sul retro della bottiglia il messaggio è chiaro:  » Degustate e restituite al vostro negoziante o ai punti di raccolta reseauconsigne.com” La bottiglia verrà presa in carico, lavata e riutilizzata ». È un’azienda che dà una nuova vita alle bottiglie e ridisegna il sistema di distribuzione: Bar, hotel, ristoranti o negozi sono identificati come punti di raccolta per i consumatori impegnati nella consegna di bottiglie riutilizzabili.

I benefici del riutilizzo

Prima di tutto, facciamo notare che nel 2018 in Francia, come indicato nella relazione dell’ADEME (Agenzia per la gestione dell’ambiente e dei rifiuti): « Nel 2018, l’86% delle bottiglie in vetro è stato riciclato e il 60% dei francesi ha regolarmente differenziato i propri contenitori in vetro ».
Quindi perché riutilizzare? Perché la bottiglia non si rompe per essere fabbricata di nuovo. Secondo lo studio, la raccolta, il lavaggio e il riutilizzo dei contenitori in vetro richiede un quarto dell’energia e la metà dell’acqua in meno rispetto al riciclo, una soluzione che consuma molta energia (trasporto, rifusione, fabbricazione). Il riutilizzo abbassa l’impatto sull’ambiente e tende a ridurre i rifiuti.

Gli altri vantaggi, come osserva Obsco e Citeo, sono:

Impatti sociali: Breve industria compartecipata, nuove abitudini di consumo… l’acquirente diventa un consumatore responsabile.

Opportunità economiche: nuovi posti di lavoro a livello locale, riduzione dei costi, potenziamento della rete economica territoriale locale…

Il riutilizzo è parte integrante dello sviluppo sostenibile con i suoi tre pilastri: ambiente, impegno sociale ed impegno economico.

Le difficoltà del riutilizzo

Nella primavera del 2021, la diffusione dei vuoti a rendere è stata approvata dall’assemblea nazionale. Perciò, il riutilizzo si basa sull’iniziativa dei primi attori della catena: i produttori. E, in definitiva, per far sì che il circuito funzioni completamente, bisogna anche che i consumatori restituiscano le loro bottiglie. Per il momento, l’attenzione è rivolta alle persone responsabili che fanno acquisti in negozi come Biocoop, che si impegna molto nella promozione del riutilizzo delle bottiglie di vino.  Per quanto riguarda i cittadini, la volontà di ridurre il più possibile i propri rifiuti è molto forte. E i consumatori? Dunque, sarà il riutilizzo il trend di domani? Bisogna ricordare che nel 2016, quando è stato attuato il decreto che abolisce i sacchetti di plastica monouso, c’è voluto un po’ di tempo per adattarsi. Ma i francesi sono riusciti a cambiare le loro abitudini di consumo. Ora tutti hanno la propria borsa riutilizzabile.


Anne Schoendoerffer, traduzione di Benjamin Aguilar-Laguierce


Fonti : ademe, citéo, Obsco, reseauconsigne.com, Anne Schoendoerffer