Quali sono le tendenze di consumo di vino nel mondo?

La Francia è il secondo paese al mondo per consumo di vino, dopo gli Stati Uniti e prima dell’Italia. Più di 3,5 miliardi di bottiglie sono state consumate nel 2019. Eppure, in non più di cinquant’anni, il consumo di vino nel paese si è ridotto al 50%. Il vino ha assunto una valenza culturale e un ruolo di prodotto di consumo occasionale. Nonostante questo, si tratta comunque della bevanda alcolica più amata dai francesi. Diamo uno sguardo alle tendenze di consumo riposrtate alla decima edizione del barometro Sowine* / Dynata 2021.

In breve:

  • Tendenze: i francesi e il vino
  • Tendenze: i francesi e il vino biologico
  • Tendenze: i francesi e il digitale
  • Tendenze: i francesi e il no-low

Tendenze: i francesi e il vino

L’ultimo barometro Sowine/Dynata 2021 rileva che i francesi sono sempre più attratti dal mondo del vino: due su tre si dichiarano interessati e uno su due afferma di essere un vero amante del vino. D’altra parte, la parte di individui che non consumano vino sta gradualmente diminuendo (11%, una diminuzione di 5 punti), mentre la quella relativa ai forti consumatori, che bevono vino una o più volte alla settimana, raggiunge il 50%, rispetto al 36% del 2019. Per coloro che sono coinvolti nel settore del vino, le cifre pubblicate dall’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) sono una buona notizia. Il consumo francese è sceso da 100 litri per abitante all’anno nel 1975 a 49,5 litri all’anno per abitante di età superiore a 15 anni nel 2019 (OIV, 2020).

Tendenze: i francesi e il vino biologico

Il vino biologico si è già consolidato come un’ abitudine di consumo tra i francesi e continua a registrare nuovi appassionati che si uniscono al gruppo. Questa evoluzione verso l’alto si conferma con più forza tra le persone sotto i 25 anni, che costituiscono il 71% di coloro che controllano che il vino sia biologico al momento dell’acquisto.  Per quanto riguarda gli intenditori, l’85% di loro verifica la presenza di un marchio prima di effettuare l’acquisto. D’altra parte, la percentuale di francesi che non comprano mai vino biologico sta diminuendo del 21%. Sowine nota quanto segue: “questo rapporto subisce un calo di -13 punti rispetto al 2019”.

Tendenze: i francesi e il digitale

Il 2020 è stato un anno in cui il digitale ha costituito il fulcro della vita dei cittadini confinati e collegati alla rete. Nel mondo del vino, secondo il barometro, lo shopping online è in piena espansione: la percentuale degli acquirenti è passata dal 31%, nel 2019, al 46%, nel 2020. Inoltre, il 69% dei clienti online dispone di un budget superiore alla media per i propri acquisti online, vale a dire più di 10 euro a bottiglia. Il 30% di coloro che hanno acquistato vino online, lo ha fatto principalmente per conoscere nuove marche; il 23% ha acquistato vino per il consumo quotidiano e il 17% per sostenere i produttori. È sorprendente notare che il 29% dei francesi che comprano abitualmente vino online non lo faccia durante i periodi di confinamento.

Confinati e informati: questa è la tendenza che è emersa dalle interviste. Molti consumatori ricorrono a fonti di informazione online per compiere i propri acquisti. Lo fanno soprattutto tramite siti web (38%) e social network (37%). Il 28% segue gli influencer del vino e delle bevande alcoliche. Oltre un francese su due tra coloro che seguono questi account, dà particolare importanza ai consigli forniti dagli influencer. Inoltre, la metà dei grandi acquirenti di vino (quelli che comprano vino una o più volte alla settimana) dichiara di aver comprato in precedenza un vino suggerito attraverso i social network.

Tendenze: i francesi e il no-low

Uno degli argomenti che interessa anche gli attori del vino è quello del no-low che si riferisce ai vini analcolici o a bassa gradazione alcolica. Secondo il barometro, il 27% dei francesi dichiara di consumarli. Questa tendenza è più forte tra i 18-25 anni, con il 40% che afferma di farne uso, una cifra che scende a solo il 14% per i 50-65 anni. Tra le principali motivazioni dei consumatori di questi prodotti, troviamo: la cura della propria salute (41%), il desiderio di ridurre il consumo di alcol (41%), il gusto (35%) e il basso contenuto calorico (30%).

*Sowine studia le tendenze di consumo del vino tra i francesi da 10 anni. L’ultimo sondaggio Dynata per l’agenzia di consulenza di marketing e comunicazione è stato condotto a dicembre 2020, interessando 1005 francesi di età compresa tra i 18 e i 65 anni.     

Anne Schoendoerffer

Fonti : vinetsociete.fr, OIV, www.sowine.com

L’ascesa dei vini biologici in Francia

La fiera mondiale del vino biologico Millésime Bio si tiene ogni anno alla fine di gennaio da 28 anni. Un evento chiave per tutti i professionisti del settore vitivinicolo, sia gli acquirenti che i viticoltori, che rappresenta un’occasione per cogliere uno spaccato del mercato in termini di consumo e produzione. Diamo uno sguardo più da vicino a questo settore che si dimostra essere sempre più dinamico.

In breve:

  • Consumi in crescita
  • Un mercato in forte espansione
  • Dove si acquista?
  • Una produzione in costante aumento
  • Le regioni francesi leader nella produzione di vino biologico             

Consumi in crescita

Come Jeanne Fabre (domaines Fabre, regione Languedoc), presidente della commissione Millésime Bio, sottolinea: “La crisi sanitaria che stiamo attraversando ha indebolito il settore del vino, anche se le ultime cifre pubblicate dall’Agenzia Bio lo scorso luglio sono incoraggianti: il consumo di alimenti biologici, e soprattutto di vino biologico, continua a crescere. L’effetto di questa crisi è la consapevolezza che implica uno spostamento dei consumi verso prodotti più responsabili, locali e, se possibile, biologici”. 

Un mercato in forte espansione

Secondo gli ultimi dati dell’OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino), nel 2018, il consumo di vino biologico in Francia ha rappresentato il 4,7% del totale. Si stima che il volume d’acquisto dei vini biologici per i francesi sia stato di 979 milioni di euro nel 2019, con un aumento del 5% rispetto al 2018. In un decennio, tra il 2010 e il 2019, il mercato si è quasi quadruplicato. Il mercato del vino biologico sta fiorendo. Ci sono sempre più persone che decidono di optare per questo tipo di prodotti. Talvolta, la domanda può superare l’offerta per alcune categorie di vini.

Dove si acquista?

Il 46% delle vendite di vino biologico (in valore) avviene attraverso la vendita diretta. È l’unico settore vinicolo per il quale la vendita diretta rappresenta il principale circuito di commercializzazione. Ai consumatori piace comprare direttamente dal viticoltore il vino biologico. Il 22% dei francesi acquista il vino nelle enoteche o nei supermercati, mentre il 10% si rivolge a negozi specializzati in prodotti biologici. Non a caso, sulla scia della pandemia COVID-19, secondo gli indicatori dei distributori IRI, nel 2020 la grande distribuzione ha venduto 250 milioni di euro di bottiglie di vino biologico (in ipermercati, supermercati, esercizi commerciali di prossimità e vendita diretta), registrando un aumento del 5% rispetto al 2019.            

Una produzione in costante aumento

In Francia, nel 2019, sono stati coltivati 112.000 ettari con metodo biologico (AB + conversioni) da 8.039 aziende ( il 20% in più rispetto al 2018). Si tratta di più del 14% del totale del vigneto nazionale. Tale aumento rimane costante, progredendo notevolmente, con più del 23% rispetto al 2018. Così, nello stesso anno risulta che sono state 1.313 le nuove aziende che hanno avviato la produzione di vino biologico, mentre nel 2018 ammontavano a 891 unità, nel 2017 a 572 e nel 2016 a 87.

Le regioni francesi leader nella produzione di vino biologico

Secondo Agence Bio, sono quattro i vigneti che coprono il 72% delle vendite. In prima posizione si trova la regione dell’Occitania con il 30% delle aree viticole biologiche della Francia. Nel 2019 sono stati 42.424 gli ettari di terreno (certificato AB + conversioni) che hanno prodotto circa 1 milione di ettolitri di vino biologico.

La regione Provenza Alpi Costa Azzurra si colloca al secondo posto, con 23.012 ettari (certificati AB + conversioni), seguita dalla Nuova Aquitania, con 19.696 ettari (certificati AB + conversioni). Auvergne-Rhône-Alpes è la quarta regione, con 7.570 ettari (certificati AB + conversioni). In quanto a dipartimenti, invece, quello della Gironda è il primo in Francia nel campo della viticoltura biologica.

Anne Schoendoerffer

Fonti : SudVinBio, Agence Bio, Anne Schoendoerffer

Alla scoperta dei vigneti in Repubblica Ceca

I cechi sono i più grandi bevitori di birra al mondo, aggiudicandosi il titolo con la media di 146 litri all’anno per abitante. Eppure, questo piccolo paese nel cuore dell’Europa, il cui passato viticolo risale al Duecento, è una regione degna di attenzione non solo per la sua storia, ma anche per i suoi vitigni e la sua apertura al turismo del vino. Ecco i vigneti assolutamente da scoprire.

Fatti importanti:

  • I vigneti della Repubblica Ceca: il 98% di essi si trova in Moravia Meridionale
  • I cechi e il vino
  • I vigneti e la traccia del passato comunista
  • I vitigni della Repubblica Ceca
  • Una destinazione di punta per il turismo del vino
  • Riscaldamento globale, un vantaggio per la viticoltura

I vigneti della Repubblica Ceca: il 98% di essi si trova in Moravia Meridionale

Le vigne di questo paese rappresentano lo 0,24% dei vigneti del mondo, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino). I 18.068 ettari che possiede sono situati per il 97% in Moravia Meridionale, nel sud-est del paese, al confine con la Slovacchia e l’Austria. Due terzi della sua produzione sono costituiti da vini bianchi. L’altra parte dei vigneti si trova in Boemia, a nord di Praga. La Repubblica Ceca conta più di 1.000 stabilimenti di vinificazione nelle sue 6 sub-regioni vitivinicole e 383 comuni.

I cechi e il vino

In Repubblica Ceca si sente qualche volta dire: “Il nostro è un gesto patriottico, ci piace bere i vini nati dalla nostra terra”. Si parla di un consumo annuale di vino pro capiteche supera i 20 litri, di cui 6 litri di vino sono di origine ceca. Per soddisfare la domanda, importano due terzi del vino che consumano. La Francia è il quinto più grande importatore per la Repubblica Ceca in termini di volume. Il livello delle esportazioni è minimo.

I vigneti e la traccia del passato comunista

In seguito al colpo di stato comunista del 1948, ogni cosa venne nazionalizzata e collettivizzata. La gente rimase senza niente. Tutto apparteneva a tutti. L’unico obiettivo era la quantità, nessuno si curava della qualità. Dopo la Rivoluzione di Velluto e la caduta della cortina di ferro nel 1989, la riassegnazione dei vigneti e i primi investimenti privati hanno portato al ripristino delle cantine familiari e alla nascita di nuove imprese. Nel 1995, la legge sul vino e l’adesione del paese all’Unione europea, il 1° maggio 2004, hanno segnato il rinnovamento dei vigneti cechi.

I vitigni della Repubblica Ceca

In Repubblica Ceca esistono 35 varietà di vini bianchi e 26 varietà di vini rossi, annoverate all’interno del registro nazionale delle varietà vegetali. Tra queste varietà troviamo vitigni internazionali come lo chardonnay, il riesling o il sauvignon blanc, ma anche vitigni come il welschriesling, il blaufränkish o l’autoctono palaba, un incrocio tra savagnin rosé e müller-thurgau. Questa varietà molto aromatica, con note esotiche, è molto popolare nella Repubblica Ceca. Infatti, Miroslav Volarik, enologo del vigneto Vinařství Volařík, lo definisce addirittura “il portabandiera dei vini del nostro paese”.

Una destinazione di punta per il turismo del vino

Per tutti gli amanti del vino e della bicicletta, la Moravia Meridionale rappresenta una vera e propria meraviglia. 1.200 km di piste ciclabili si snodano attraverso questa regione vinicola. La spina dorsale è costituita dalla strada del vino della Moravia, lunga 289 km, tra Znojmo e Uherské Hradiště. Dagli stabilimenti tradizionali alle cantine moderne, tutto è concepito per dare un caldo benvenuto ai ciclisti amanti del vino.

Riscaldamento globale, un vantaggio per la viticoltura Le vigne della Moravia si trovano alla stessa latitudine dell’Alsazia e della Borgogna. Il clima è continentale umido, senza stagione secca, con inverni freddi ed estati calde. La stagione di crescita è più breve che in Europa occidentale, quindi l’uva matura più tardi nel corso dell’anno. La vendemmia avviene tra la metà di settembre e la fine di novembre. Con questo clima, il riscaldamento globale per alcuni osservatori può avere un effetto “benefico per i vigneti della Repubblica Ceca”.

Anne Schoendoerffer.

Fonti :

La maturazione del vino in Borgogna

Le vigne della Borgogna sono ricche di particolarità. L’invecchiamento del vino ne rappresenta una parte. Il processo di maturazione, una tappa fondamentale per i vini di Borgogna, permette al vino di invecchiare bene. Le tecniche e i materiali utilizzati sono altrettanto specifici. Di seguito vogliamo approfondire tutto ciò che riguarda l’invecchiamento del vino in Borgogna.

L’invecchiamento, una tappa fondamentale nella vita di un vino di Borgogna

In Borgogna, tutti i vini (rossi, bianchi o spumanti) passano attraverso una fase di maturazione.

Questa fase, che si colloca tra la vinificazione e l’imbottigliamento, ha un’influenza diretta sull’invecchiamento del vino e, quindi, sulla qualità del prodotto finale.

Il processo di maturazione di un vino richiede la realizzazione di tre operazioni consecutive:

1.           L’ouillage. Il vino viene conservato nelle botti. Una parte del vino evapora. I viticoltori spesso la chiamano “part des anges” (la parte degli angeli). Per compensare questa differenza di livello e per evitare che il vino si ossidi in superficie, si aggiunge altro vino nelle botti con una certa frequenza.

2.           Il travaso. Questo serve per separare il vino dalle fecce, e anche per ossigenarlo. Il vino può essere travasato diverse volte. Spetta all’enologo stabilire il numero di travasi che verranno effettuati per ottenere tutti gli aromi desiderati.

3.           Il bâtonnage. Questa operazione non viene effettuata in tutti i vigneti della Borgogna. Quando è pronto, il vino viene rimescolato tra le due e le quattro volte al mese. Permette a tutto il vino di entrare in contatto con i lieviti.

Le caratteristiche principali del processo di invecchiamento del vino in Borgogna

In Borgogna, il processo di invecchiamento è considerato una fase fondamentale perché permette di affinare gli aromi del vino.

Infatti, in questa regione, può essere esteso per un periodo di tempo che può arrivare fino a 24 mesi per i vini rossi.

In Borgogna, il vino viene invecchiato in botti in rovere chiamate pièces dai viticoltori borgognoni. Si tratta di botti con una capacità di 228 litri che conferiscono al vino delle note aromatiche legnose.

Il vino può anche essere invecchiato in vasche. Questo metodo permette di conservare una certa freschezza. L’invecchiamento in vasca è solitamente utilizzato per i vini destinati ad essere consumati nei primi anni dopo l’imbottigliamento.

La scelta del recipiente destinato all’invecchiamento del vino dipende dai risultati attesi dal viticoltore per il suo prodotto finale.

Subito dopo la maturazione, si procede con l’imbottigliamento. Anche una volta in bottiglia, il vino non smette di invecchiare perché continua ad evolversi. Ecco perché il tappo in sughero è così diffuso in Borgogna. Infatti, la sua porosità contribuisce al processo di invecchiamento una volta che il vino è stato imbottigliato.In Borgogna, il processo di maturazione costituisce il fulcro del lavoro di ogni viticoltore. In questa fase di invecchiamento del vino, è possibile agire sugli aromi che si sprigionano durante la degustazione. Maturati all’interno di pièces o in vasche, i vini di Borgogna sono molto popolari tra i consumatori.

Le api e i vigneti

A differenza delle vespe, le api sono amiche dei viticoltori. Non c’è da stupirsi, dato il ruolo importantissimo che svolgono all’interno dei vigneti. Ecco perché vi suggeriamo di scoprire il legame che unisce le api al vigneto.

Qual è il ruolo delle api nei vigneti?

Per i viticoltori, la presenza delle api nei loro vigneti rappresenta spesso una straordinaria risorsa.

Le api non danneggiano le viti, a differenza delle vespe, che bucano l’uva. Il frutto, che produce poco nettare, non è molto appetibile per le api.

In quanto insetti impollinatori, le api sono responsabili dell’80% del processo di impollinazione in natura. Svolgono quindi un ruolo fondamentale nella riproduzione dei fiori della vite e preservano la biodiversità dei vigneti.

Nelle vigne, per assolvere a questa funzione, non hanno bisogno di percorrere lunghe distanze e ciò le rende particolarmente efficienti.

La presenza delle api nei vigneti, infatti, sembra consentire ai viticoltori di aumentare la produzione di uva del 10%.

Tuttavia, per godere dei frutti derivanti dalla presenza delle api nei propri vigneti, i viticoltori devono assicurarsi che le loro vigne offrano loro un ambiente salubre. Ciò significa ridurre drasticamente l’uso di insetticidi e di altre sostanze chimiche dannose per le api. Infine, ricordiamo che l’azione delle api nei vigneti non altera in alcun modo gli aromi del vino.

Quali sono i benefici del miele?

Oltre ai benefici che le api apportano alle viti e all’ambiente in generale, questi insetti producono miele. Il miele, noto anche come nettare degli dei, deriva dal nettare che le api raccolgono dai fiori.

Il miele può essere usato come dolcificante naturale e possiede anche delle proprietà terapeutiche in virtù dei numerosi benefici che esso offre:

  • funzione antiossidante;
  • azione cicatrizzante;
  • proprietà antinfiammatorie.

Di solito viene impiegato nei preparati destinati a combattere il mal di gola per via della sua azione rilassante. 

Grazie alle sue virtù, viene utilizzato anche come medicazione per curare le ferite e le bruciature. 

Inoltre, alcuni ospedali usano il miele per i pazienti oncologici che ricevono trattamenti come la radioterapia o la chemioterapia, che danneggiano la pelle e che seccano le mucose del cavo orale.

Le api offrono dei benefici ai vigneti e all’ambiente in generale, ma anche all’uomo, grazie al miele che producono. Per questo motivo, le api e le viti hanno un rapporto di totale e assoluta armonia. Anzi, si tratta proprio di un connubio perfetto. Sono sempre più numerosi i viticoltori che installano alveari vicino ai loro vigneti per proteggere questa specie in via di estinzione e per godere delle virtù che esse offrono alla vite.

Come abbinare vini e piatti?

Il vino viene solitamente servito durante il pasto. E non c’è niente di più importante, per esaltare sia il vino che il piatto, che una buona armonia tra il piatto e il vino. Per aiutarvi a scegliere il vino giusto ad ogni fase del pasto, vi diamo i nostri consigli.

Armonia orizzontale e verticale. Quali sono le differenze?

Piatti e vini: armonia orizzontale

Semplicemente, si parla di armonia orizzontale quando si fa riferimento all’abbinamento di un vino e un piatto.

Per un buon abbinamento, basta seguire alcune semplici regole.

Prima di tutto, è bene equilibrare la ricchezza del vino e la ricchezza del piatto al momento della degustazione. I vini più leggeri di solito accompagnano i piatti raffinati, mentre i vini corposi di solito accompagnano i piatti più saporiti.

Inoltre, il vino e il piatto devono valorizzarsi a vicenda e non contrapporsi. Gli aromi devono esprimere una certa armonia. Pertanto, se il piatto presenta diversi sapori, è preferibile servire un vino complesso, e viceversa. Per evitare le disarmonie, si può preferire un vino locale, secondo la tradizione della regione da cui proviene il piatto consumato. Ad esempio, i vini bianchi di Cassis sono ideali per accompagnare una bouillabaisse.

Piatti e vini: armonia verticale

Per abbinare piatti e vini, spesso si consiglia di tenere conto anche dell’armonia verticale, cioè l’ordine secondo il quale vengono serviti i vini e i piatti. L’obiettivo è quello di mantenere una perfetta armonia durante tutto il pasto.

La sequenza dei vini che verranno serviti dipenderà quindi da alcune regole fondamentali:

  • servire i vini bianchi prima dei vini rossi;
  • servire i vini giovani prima di quelli invecchiati;
  • servire i vini secchi prima dei vini da dessert;
  • servire vini freschi prima dei vini ossigenati;
  • servire prima il vino con il minor grado alcolico e poi quello con il maggior grado alcolico.

Inoltre, quando si tratta di armonia verticale, vige il principio fondamentale secondo il quale “il vino che si beve deve essere migliore di quello che si è appena bevuto”.

In generale, si raccomanda di non servire più di tre vini diversi nel corso dello stesso pasto per non disorientare gli ospiti.

Pertanto, è preferibile servire i vini aumentando progressivamente il livello, man mano che i piatti vengono serviti.

In breve: armonia tra piatti e vini

Ma ora, passiamo dalla teoria alla pratica con qualche esempio di buoni accostamenti di piatti e vini.

Come aperitivo, per risvegliare le vostre papille gustative e quelle dei vostri ospiti, vi consigliamo di servire un vino leggero, come ad esempio uno spumante.

I crostacei e il pesce, sia come antipasto che come piatto, si abbinano perfettamente ad un vino bianco. Potete anche servire lo stesso vino per l’aperitivo e per l’antipasto.

Per la portata, se servite carne rossa, optate preferibilmente per un vino rosso corposo. Per accompagnare le carni bianche, i vini bianchi o rossi leggeri sono l’ideale.

Nel caso dei taglieri di formaggio, la scelta del vino dipenderà dal formaggio che verrà servito. Di solito i vini rossi sono particolarmente indicati per questa parte del pasto, anche se i vini bianchi dolci sono di solito molto adatti al formaggio di capra o al bleus.

Per il dolce, i vini dolci o da dessert sono l’ideale. Ora potete contare sulle chiavi principali per abbinare il cibo e il vino durante le vostre cene di lavoro o in famiglia.

I vigneti della Spagna

Non è un mistero che il clima della Spagna sia ideale per la coltivazione della vite, lo si evince dalla qualità dei vini prodotti in questo paese. La storia dei vigneti spagnoli e il livello della produzione ne danno una prova ulteriore. Ci sono vini spagnoli che sono conosciuti in tutto il mondo.

Qual è la storia dei vigneti spagnoli?

La presenza del vino nei territori del paese è attestata fin dall’antichità, ma il successo dei vigneti spagnoli è più recente, da circa il XIX secolo in poi.

A quel tempo, le vigne di Bordeaux erano state gravemente colpite da una malattia che aveva devastato tutte le viti. Così, i viticoltori francesi decisero di partire per la penisola iberica, con la volontà di recuperare le perdite subite. I viticoltori locali beneficiarono della sapienza e degli insegnamenti dei francesi.

A partire dagli anni ’70, i vini spagnoli iniziarono a farsi conoscere, dando la possibilità ai viticoltori di investire denaro nelle proprie attrezzature di lavoro. Inizialmente, la quantità della produzione era più importante della qualità. A partire dagli anni Ottanta, finalmente la Spagna incominciò a sviluppare vini di qualità riconosciuta

La Spagna, con i suoi vigneti, è uno dei maggiori produttori di vino al mondo.

La produzione di vino e le denominazioni di origine spagnola

Una buona parte del territorio spagnolo è dedicata alla coltivazione della vite. Infatti, i vigneti spagnoli si estendono su circa un milione di ettari di superficie viticola. La sola comunità autonoma di Castilla La Mancha rappresenta la metà della superficie dei vigneti spagnoli.

Quest’area fa della Spagna il primo produttore mondiale, anche se, in termini di volume di prodotto, non supera la Francia.

Date le dimensioni del suo territorio viticolo, la Spagna ha istituito un sistema di qualità piuttosto complesso. Le principali denominazioni sono le seguenti:

  • Denominación de Origen (DO);
  • Denominación de Origen Calificada (DOCa);
  • Vino de Calidad con Indicación Geográfica (VCIG);
  • Vino de la Tierra;
  • Vino de Mesa.

Inoltre, sulle etichette delle bottiglie di vino spagnole si può trovare una menzione corrispondente all’invecchiamento del vino, ovvero:

  • «vino joven» per i vini giovani;
  • «crianza» per i vini invecchiati per almeno due anni, con affinamento in botte di almeno un anno;
  • «reserva» per i vini invecchiati per almeno tre anni, con affinamento in botte di almeno un anno;
  • «gran reserva» per i vini che sono stati invecchiati per almeno cinque anni, con affinamento in botte di almeno tre anni.

Quali sono i vini principali dei vigneti spagnoli?

Il vino di La Rioja è storico ed è il più celebre dei vini spagnoli. Si tratta di un vino rosso equilibrato DOCa.

Nel panorama dei vini rossi spagnoli, il Valdepeñas è delicato e armonioso. È uno dei vini più caratteristici della comunità autonoma di Castilla La Mancha.

Non mancano inoltre i vini della Ribera del Duero.

Lo Txakoli, invece, proviene dai vigneti dei Paesi Baschi spagnoli. Questo spumante bianco si ottiene da uve ancora verdi, che gli conferiscono la sua caratteristica acidità. I vigneti spagnoli sono molto ricchi e offrono una vasta gamma di vini, uno più buono dell’altro.

Tutto sulle bottiglie di vino realizzate in vetro

Perché le bottiglie di vino sono tutte in vetro? Perché possono essere diverse fra loro? Le bottiglie in vetro che oggi vengono usate per ospitare il vino non sono un frutto della casualità. Tutte quante le loro caratteristiche (il materiale, la capacità, la forma) esistono per motivi ben precisi.

La storia delle bottiglie in vetro e del loro incontro con il vino

Nell’antichità il vino veniva conservato all’interno di anfore e otri in pelle di bue per preservarlo dall’aria. Queste soluzioni non risultavano molto pratiche: le anfore richiedevano molto spazio e gli otri, invece, non potevano contenere molto vino.

Le bottiglie in vetro esistevano già, ma venivano utilizzate per contenere i profumi.

Nel tempo, tuttavia, le pratiche legate al consumo del vino si evolsero e le bottiglie in vetro incominciarono ad essere utilizzate anche per servirlo a tavola. Ad ogni modo, dato che le bottiglie venivano utilizzate principalmente per portare il vino dall’anfora alla tavola, non era ancora stato concepito nessun sistema di tappatura.

Fu solo nel 1634 che le bottiglie in vetro vennero definitivamente adottate per conservare, trasportare e servire il vino. Difatti, gli inglesi avevano intuito l’importanza che aveva il tipo di recipiente rispetto alla conservazione del vino, come anche l’imperativo di tenerlo al riparo dal sole. Per questo, il sughero cominciò nello stesso periodo a guadagnare sempre più popolarità per quanto riguarda la tappatura. Il suo utilizzo si ampliò sino ad arrivare al XVIII secolo, quando il sovrano francese re Luigi XV approvò l’utilizzo di bottiglie per il trasporto del vino (non più solo con le botti).

Perché la capacità delle bottiglie di vino è di 75 centilitri?

Da sempre, le bottiglie di vino hanno una capacità di 75 cl e un motivo c’è.

In seguito all’adozione del sistema di peso e di misura che ancora oggi siamo abituati ad utilizzare, nel XVIII secolo si presentò la necessità di stabilire le dimensioni precise delle bottiglie di vino. Tuttavia, era anche necessario tener conto dell’unità di misura utilizzata dagli inglesi, con i quali si commerciava la maggior parte del vino.

Infatti, sei bottiglie di vino da 75 cl corrispondono esattamente a 1 gallone imperiale.

Questo spiega non solo il perché della scelta formato da 75 cl come misura standard, ma anche il motivo per cui le casse di vino contengono normalmente sei o dodici bottiglie. Sono però disponibili altri formati di bottiglie di vino, come ad esempio magnum (150 cl), Balthazar (1200 cl) o Melchior (1800 cl), per citarne solo alcuni.

Quali sono le diverse forme con le quali si presentano le bottiglie di vino?

Ci sono bottiglie di vino che hanno forme diverse:

  • le bottiglie di vino bordolese, dalla forma cilindrica, stretta e con le spalle. Vengono utilizzate per i vini di Bordeaux, ma anche, più in generale, per i vini del sud-ovest della Francia;
  • le bottiglie di vino di Borgogna, riconoscibili per via della loro caratteristica forma conica e priva di spalle;
  • le bottiglie di vino della Loira, una variante più affusolata delle bottiglie della Borgogna;
  • le bottiglie di vino di Provenza, o flûte à corset, utilizzate per i vini di appellazione “Côte de Provence”. I commercianti prediligono in genere le bottiglie bordolesi;
  • le bottiglie del Rodano, che esibiscono l’etichetta Côtes-du-Rhône, apposta sulle spalle;
  • le cosiddette “alsaziane”, che puntano soprattutto alla protezione del vino. Sono alte, sottili ed eleganti. Conferiscono ai vini d’Alsazia un profilo inconfondibile;
  • le clavelin du Jura, bottiglie concepite per i vini gialli del Giura.

I viticoltori sono tenuti a rispettare le diverse tipologie di bottiglie di vino che sono state concepite per alcune specifiche appellazioni, come ad esempio per quanto riguarda i vini di Alsazia. Le bottiglie di vino realizzate in vetro che oggi conosciamo per quello che sono, in realtà rappresentano il punto di arrivo di un lungo percorso di evoluzione delle pratiche e delle conoscenze che appartengono al mondo del vino. Oggi esistono bottiglie dalle forme e dalle dimensioni più diverse, ciascuna delle quali ha un ruolo preciso all’interno dei sistemi di conservazione e di invecchiamento del vino.

REPLAY – Perché scegliere un tappo in sughero?

¿No ha podido asistir a nuestro webinario “¿Perché scegliere un tappo in sughero?” el pasado miércoles?

No hay problema, puede ponerse al día con el video a continuación.

  • 30 minutos: Intervención de Nathalie VEDRENNE, Directora técnica, y de Vy NGUYEN, Responsable de marketing y desarrollo de vinos
  • 15 minutos: Preguntas/respuestas

¡Disfrute el vídeo!

Questa relazione e un lavoro bibliogràfico:  publicazioni scientifici é media

Questa relazione tratta dei materiali « bioplastica » ed « alluminio » di maniera generale, che possono entrare nella composizione di certi soluzioni di chiusura

I vigneti italiani

La fama di cui l’Italia gode per i suoi vini è indiscussa. Oltre alla grande quantità di vino che viene prodotta nel bel paese, la viticultura italiana vanta una grande ricchezza e varietà di vitigni. Unitevi a noi in un rapido giro panoramico per conoscere le principali regioni produttrici di vino e i vitigni italiani più pregiati.

Quali sono i tratti distintivi della viticoltura italiana?

L’Italia è il più grande produttore di vino al mondo e il maggiore esportatore per volume.

I vini italiani, come quelli francesi, vengono identificati e certificati con un sistema di classificazione specifico. Esistono tre categorie principali:

  • DOC (Denominazione di Origine Controllata), che corrisponde alle appellazioni francesi DOP e AOC;
  • DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), che implica un processo di controllo qualità molto severo, soprattutto dopo la legge Gloria;
  • IGT (Indicazione Geografica Tipica), che classifica i migliori vini regionali.

I vigneti italiani sono caratterizzati da una grande eterogeneità. Le uve mediterranee italiane sorprendono per la ricchezza e la varietà che le contraddistinguono. In Italia sono almeno venti le zone vinicole più importanti.

Le maggiori regioni vinicole italiane

Nonostante il grande volume di vino prodotto in Italia e le numerose zone vinicole presenti nel paese, la maggioranza della produzione proviene dalle regioni del Piemonte, del Veneto e della Toscana. La Sicilia è una regione vinicola con una ragguardevole produzione di vini di alta qualità. In particolare, da diversi anni la sua attività si è  concentrata soprattutto nella produzione di vino bianco proveniente dai vigneti che circondano l’Etna.

Quali sono i vitigni italiani più importanti?

La presenza di molte regioni vinicole in un determinato territorio implica solitamente la presenza di numerosi vitigni. E quando si parla di vigneti italiani, la logica è esattamente la stessa. Diamo uno sguardo ai vitigni italiani più famosi.

A nord-ovest, nella regione Piemonte, si produce il Nebbiolo, un vino rosso da invecchiamento, che si realizza in due diverse declinazioni: Barolo e Barbaresco. Da questa regione proviene anche l’Asti Spumante, un vino bianco frizzante a bassa gradazione alcolica.

Nel nord-est dell’Italia si trova il Friuli-Venezia Giulia, dove si producono vini fruttati, come i vini dei Colli Orientali del Friuli.

In Toscana, nell’Italia Centrale, Il vitigno più coltivato è Sangiovese, che troviamo tra gli altri nei vini Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano. Tutti e tre sono vini rossi DOCG.

Più a sud, in Puglia, i viticoltori producono principalmente vini DOC, come il Castel Del Monte, il Locorotondo, il Salice Salentino, il San Severo e il Martina Franca. Ci sono anche i vini siciliani ottenuti dai noti vitigni Nero d’Avola e Malvasia.

La ricchezza dei vitigni e dei vigneti italiani offre una grande varietà di vini rossi e bianchi, fermi e frizzanti. In Italia, le regioni più significative in termini di produzione di vino sono tre, ma la geografia del vino italiano si estende a tutto il territorio nazionale, che comprende una ventina di zone vinicole, ognuna delle quali presenta caratteristiche uniche che si legano a doppio filo con le peculiarità ambientali e climatiche dei territori che le costituiscono.