I leader del vino

Dal 1998, FranceAgriMer (ex Onivins, poi Vinifhlor) pubblica ogni anno un bilancio sulla situazione della concorrenza nel mercato mondiale del vino. Tra i suoi obiettivi ufficiali figurano l’analisi del contesto della concorrenza internazionale e l’individuazione dei punti di forza e di debolezza dei principali paesi produttori di vino. Chi sono i principali leader e perché? Un’analisi dei principali concorrenti in cima alla classifica: Francia, Spagna e Italia.

In breve:

● I leader secondo il bilancio della concorrenza nel mercato mondiale2022.

● I punti di forza della Francia

● I punti di forza della Spagna

● I punti di forza dell’Italia

I leader secondo il bilancio della concorrenza nel mercato mondiale2022

I 3 leader del vino sono i primi 3 produttori di vino al mondo. Nel 2021 (anno di riferimento dell’ultimo bilancio della concorrenza nel mercato mondiale del 2022, appena pubblicato), la Francia ha strappato il primo posto all’Italia, che si trova al terzo posto, superata dalla Spagna. In breve, la Francia è al primo posto, la Spagna al secondo e l’Italia al terzo. Come sottolinea France AgriMer: “i punteggi dei tre Paesi sono molto vicini e piuttosto alti, il che ribadisce la dinamica storica di questi produttori”.

Analisi dei punti di forza della Francia

Tra i numerosi indicatori del bilancio sulla concorrenza nel mercato mondiale 2022, la Francia gode di diverse qualità e vantaggi che le assicurano il primo posto. Tra questi:

La Francia è attualmente leader in termini di superficie delle aziende agricole biologiche, davanti a Spagna e Italia. Tra i paesi europei, l’estensione media delle aziende agricole in Francia è la più grande (11 ettari in media nel 2021), mentre in Spagna è di 1,7 ettari.

La Francia è ben posizionata nell’importante mercato di consumo interno – il consumo di vino all’interno del territorio francese – nonostante una tendenza in discesa, che si osserva da diversi anni e che negli ultimi anni risulta essere aumentata. Va notato che al giorno d’oggi il primo paese consumatore di vino sono gli Stati Uniti. La Francia è al secondo posto, seguita da Germania, Regno Unito e Italia. Questi cinque paesi racchiudono il 49% dei consumi.

L’immagine e la reputazione dei vini francesi sono particolarmente forti nel mercato dell’esportazione. La Francia sa sfruttare questi punti di forza molto bene, soprattutto grazie ai suoi champagne. Il rilancio del commercio a livello mondiale registrato nel periodo successivo alla pandemia del Covid-19 ha favorito in particolare la Francia, le cui esportazioni hanno raggiunto un valore di oltre 11 miliardi di euro nel 2021.

Analisi dei punti di forza della Spagna

Dopo diversi anni trascorsi al terzo posto, la Spagna è balzata al secondo posto nel 2021.

In termini di superficie, i vigneti spagnoli sono i primi al mondo per la vinificazione (cioè i vigneti utilizzati per produrre vino), nonostante una tendenza negativa negli ultimi anni.

La Spagna ha anche raggiunto il secondo posto in termini di superficie di vigneti coltivati con metodo biologico, superando l’Italia.

La Spagna è anche il principale esportatore in termini di volume. Nel 2021, la Spagna ha registrato le sue migliori esportazioni in termini di volume dal 2015, con circa 24 milioni di ettolitri esportati. Tuttavia, come sottolinea lo studio, le quantità esportate, soprattutto per quanto riguarda i vini sfusi, sono state sottostimate.

Infine, la Spagna vanta in particolare un nuovo indicatore riguardante la percentuale di acquisti online: con il 93% di utenti che acquistano online, la Spagna si colloca al primo posto tra i 13 Paesi coinvolti nell’indagine.

La Spagna vanta una buona immagine a livello internazionale, anche se continua a rimanere indietro rispetto ai concorrenti francesi e italiani. Tuttavia, gli indicatori del 2022 sottolineano che “le sue imprese commerciali sono piuttosto attive” ed anche che “il settore spagnolo sembra essere sempre più dinamico, grazie ad una ricerca avanzata in diversi settori”.

Analisi dei punti di forza dell’Italia

Dal 2015, l’Italia si conferma il primo paese produttore di vino al mondo, avendo raggiunto i 50 milioni di ettolitri nel 2021. Nello stesso anno ha registrato una produttività di oltre 80 hl/ha, in confronto ai 57,6 hl/ha della Francia o ai 44,1 hl/ha della Spagna.

L’Italia trae anche vantaggio dalle sue eccellenti capacità produttive per affermarsi anche in termini di volume di esportazioni, con una quota di mercato del 20% nel 2021, molto superiore a quella della Francia (14%) e vicina a quella della Spagna (21%). Come sottolinea lo studio: “il successo del Prosecco e degli altri vini spumanti italiani ha contribuito ad aumentare il prezzo medio delle bottiglie italiane vendute per l’esportazione”.

Tra gli altri vantaggi dell’Italia indicati dallo studio ci sono la crescita del consumo di vino interno e la fama dei suoi vini a livello internazionale, anche se la Francia rimane leader in questo ambito.

Anne Schoendoerffer,  traduzione di Anna Monini, © peterschreiber.media/ AdobeStock

Fonti:  France Agrimer. Scarica la sintesi dello studio

Le tendenze dei consumatori francesi per il 2023 nel mondo del vino

Il vino, che fino a poco tempo fa godeva di un posto speciale nel cuore dei francesi (55%), in quanto a bevande alcoliche preferite dagli abitanti del paese, nel 2023 compete invece con la birra (56%)” ha dichiarato Arnaud Daffy, socio di Sowine, durante la presentazione del dodicesimo sondaggio SOWINE/DYNATA 2023*, che si è tenuta in videoconferenza su Linkedin il 27 marzo 2023. Tuttavia, “il vino resta comunque la bevanda preferita dalle donne”. Colori, vitigni, regioni: quali sono le preferenze dei francesi? Per quali occasioni? I francesi bevono vini stranieri? Qual è l’importanza delle certificazioni ambientali? Analisi delle tendenze dei consumi dei cittadini francesi.

In breve

  • Di che colore è il vino preferito dei francesi? Per quale occasione?
  • Quali sono i vitigni e le regioni vinicole che i francesi preferiscono?
  • I francesi bevono vini stranieri?
  • Qual è l’importanza delle certificazioni ambientali?
  • Quali sono le altre principali tendenze?

Di che colore è il vino preferito dei francesi? Per quale occasione?

Il sondaggio SOWINE/DYNATA 2023 rivela che il vino bianco guida ancora una volta quest’anno i colori di vino preferiti secondo il 93% dei consumatori (rispetto al 91% nel 2022), seguito dal vino rosato con l’88% (tendenza al ribasso di 1 punto rispetto al 2022) e dal vino rosso con l’83%.

Il 58% dei francesi intervistati preferisce bere vino in famiglia (senza distinzione di colori, con una tendenza al rialzo di 3 punti rispetto al 2022) con il vino rosso che guida il consumo con il 66%. Per il 58% degli intervistati, il momento dei pasti costituisce l’occasione migliore per bere vino (di qualsiasi colore). Segue poi il momento dell’aperitivo, occasione in cui vengono privilegiati i vini bianchi e i vini rosati. Infine, durante le feste.

La seconda occasione preferita dai francesi sono le degustazioni fra amici, con il 32% (tendenza al ribasso con 2 punti in meno rispetto al 2022), senza distinzioni di colori.

Quali sono i vitigni e le regioni vinicole che i francesi preferiscono?

Facendo riferimento a una lista di diversi vitigni presentati loro in modo casuale, gli intervistati hanno risposto alla seguente domanda: “Quali varietà preferisci quando scegli un vino?” Lo Chardonnay guida la classifica con il 40%, il Merlot con il 27% ed il Pinot nero con il 27% , seguiti dal Cabernet Sauvignon (24%), dal Riesling (19%)  dal Sauvignon bianco (16%).

È importante sottolineare che il 29% degli esperti del vino preferisce il vitigno Syrah rispetto all’8% dei principianti e al 12% degli intenditori di vino. Sowine/data osserva quindi una somiglianza con la Top 3 delle regioni vinicole più gettonate dai francesi in questo sondaggio. Sul podio, come nel 2022, Bordeaux guida le preferenze, seguita da Borgogna e Champagne. La scelta di Bordeaux come regione vinicola preferita è unanime indipendentemente dal livello di conoscenza: piuttosto bene nella categoria degli esperti (57%), degli appassionati conoscitori (50%) e dei principianti (39%).

I francesi bevono vini stranieri?

Il sondaggio SOWINE/DYNATA mostra che 7 francesi su 10 bevono vini stranieri. Tra questi, il 29% è aperto a vini extra-europei, soprattutto quelli provenienti da Cile (7%), Sudafrica (5%) e Argentina (5%); mentre il 71% preferisce i vini provenienti da paesi europei, prima fra tutti l’Italia (28%) e a seguire la Spagna (21%).

Qual è la loro spiegazione? Per “provare cose nuove” secondo il 43%, oltre che per “il gusto” (43%). Il desiderio di “far durare di più le vacanze” secondo il 17%.

Qual è l’importanza delle certificazioni ambientali?

Al momento dell’acquisto, il 55% delle persone verifica se la bottiglia di vino è provvista di una certificazione ambientale (tendenza con un aumento di 2 punti rispetto al 2022). Questa tendenza è ancora più marcata nella fascia di età compresa tra 18 e 25 anni , con il 67% (in aumento di 9 punti rispetto al 2022), e il 65% nella fascia di età 26-35 anni (in aumento di 2 punti rispetto al 2022).  Le ragioni principali dei francesi per scegliere un vino con certificazione ambientale  sono la garanzia della qualità (48%), il rispetto dell’ambiente (44%) e la conoscenza dell’origine del vino e del suo ciclo produttivo (37%).

Quali sono le altre principali tendenze?

Il ” no/ low alcohol” è un trend che si conferma, così come il “consumare meno ma meglio”. Per quanto riguarda i social media, secondo il sondaggio, “TikTok è il social network più interessante nel 2023 nel settore dei vini e delle bevande alcoliche”. Il 32% degli utenti di TikTok segue aziende vinicole, cantine, marchi o produttori di vino – seguito da Instagram, con il 27% degli utenti (in calo di 5 punti rispetto al 2022).

Anne Schoendoerffer, © Ilshat/Adobestock, traduzione di Anna Monini.

Fuente : www.sowine.com

*Studio condotto nel dicembre 2022 su un campione di 1034 francesi residenti in Francia metropolitana, tra i 18 e i 65 anni di età, il cui livello di rappresentatività è stato garantito attraverso il metodo delle quote basato su criteri di sesso, età e zona geografica di residenza.

Asia e vino biologico: le tendenze del mercato e dei consumi

Il vino è un prodotto che appartiene da sempre alla cultura europea. In Asia, invece, il suo consumo è un fenomeno recente. Quali sono le principali caratteristiche del consumo del vino in Asia? Quali sono le tendenze legate al consumo dei vini biologici? Scopri di più su Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Cina continentale con Catherine Machabert, responsabile dei mercati del vino per Ad’OCC durante la manifestazione MillésimeBio 2023.

In breve:

  • Quali sono le caratteristiche principali del consumo di vino in Asia?
  • Informazioni sui vini in Giappone
  • Informazioni sui vini in Corea del Sud
  • Informazioni sui vini a Taiwan
  • Informazioni sui vini nella Cina continentale

Quali sono le caratteristiche principali del consumo di vino in Asia?

La cultura del vino in Asia è diversa da quella dei paesi occidentali. Il consumo di vino è un fenomeno recente e, in generale, è in aumento nelle grandi città e nelle grandi metropoli. Il vino viene considerato migliore per la salute rispetto ad altre bevande alcoliche. È anche un simbolo di appartenenza sociale. Durante le vacanze il consumo del vino si intensifica. Inoltre, il vino viene consumato soprattutto fuori casa.  Gli asiatici bevono prevalentemente vino rosso. Tuttavia, in alcuni paesi asiatici il consumo di vino bianco e di spumante sta iniziando a svilupparsi.

Informazioni sui vini in Giappone

I giapponesi consumano 5,9 litri di vino per adulto all’anno. Come sottolinea Catherine Machabert: “Il mercato del vino è accessibile, maturo, chiaro e strutturato. Il mercato del vino biologico è invece ancora marginale, ma esiste”. La sua quota di mercato è stimata al 10% in un periodo di tempo minore di 10 anni.

Ritratto del consumatore di vino biologico in Giappone

Si tratta di un consumatore benestante e amante del vino. È disposto a pagare un prezzo più elevato per un vino biologico, purché il suo gusto e la sua qualità ne giustifichino l’acquisto. Per questo consumatore la novità è allettante, ma è esigente in termini di qualità.

Che cosa interessa a questo consumatore? Per le generazioni più giovani l’ambiente è un tema importante insieme alla salute, che interessa a tutte le fasce d’età.  Sono proprio i loghi ecologici o relativi all’ambiente e alla salute ad attirare la loro attenzione al momento dell’acquisto.

Il parere dei media e dei critici, così come i premi e i riconoscimenti , esercitano una grande influenza sul consumatore giapponese di vino biologico.

Informazioni sui vini in Corea del Sud

I sudcoreani consumano in media 1,2 litri di vino per adulto all’anno.

La Corea del Sud è il secondo mercato asiatico più grande per i prodotti alimentari biologici, pari a 285 milioni di euro nel 2021. Il mercato del vino biologico è limitato, ma si sta espandendo. La sua popolarità cresce, così come quella dei vini biodinamici.

Ritratto del consumatore di vino biologico in Corea del Sud:

Consumato principalmente dalla generazione Y, il vino biologico è diventato una tendenza del momento. Il vino è “Instagrammabile”. Il 45% dei consumatori lo sceglie anche per ragioni di natura etica e salutistica.

Informazioni sui vini a Taiwan

I taiwanesi consumano 0,9 litri di vino per adulto all’anno.

Il mercato del vino è dinamico e attivo. Negli ultimi 10 anni ha registrato una crescita graduale e costante.

Dopo il whisky, il vino è dal 2017 la seconda bevanda alcolica più consumata, superando la birra. Tuttavia, il mercato del vino biologico è limitato a causa delle normative. La domanda di prodotti biologici è ad ogni modo in aumento, poiché la popolazione taiwanese cerca un’alimentazione più sana grazie alla crescente consapevolezza verso le problematiche legate all’ambiente. 

Ritratto del consumatore di vino biologico a Taiwan:

Si tratta di una clientela composta da donne, giovani o consumatori che hanno adottato un tipo di alimentazione orientato alla scelta di prodotti biologici.

I fattori principali che li portano all’acquisto sono la fama del vigneto, la qualità del prodotto accreditato da influencer taiwanesi o riviste internazionali e la sua origine. 

Informazioni sui vini nella Cina continentale

I cinesi consumano 2,5 litri di vino per adulto all’anno.

Il mercato del vino è stato duramente colpito dalla crisi del COVID ed il consumo di vino è in calo.

Il mercato emergente del vino biologico è difficile da identificare, poiché in Cina il successo dei vini biologici è relativamente limitato, in quanto il tema dell’ambiente è generalmente meno sentito.

Quali sono i segnali più promettenti di una rinascita del vino?

In primo luogo, la riapertura delle frontiere e la fine della politica cosiddetta “zero COVID”. Poi c’è il pubblico di riferimento: la classe media cinese, composta da ben 400 milioni di persone e che continua a crescere!

I giovani consumatori, curiosi e sempre più informati, sono alla costante ricerca di esperienze uniche. In termini di distribuzione, la nascita di numerose enoteche, la rinascita del settore alberghiero, dei bar, dei ristoranti ed il boom dell’e-commerce rappresentano indubbiamente dei vantaggi per questo mercato, soprattutto perché i vini francesi godono ancora della migliore reputazione in termini di qualità e prestigio.

Anne Schoendoerffer, Tradotto da: Anna Monini

Sources :  Catherine Machabert, © winnievinzence/AdobeStock

I riconoscimenti di un vino sono importanti per i consumatori?

Il Concours mondial de Bruxelles, il Challenge Bio, il Concours des Grands Vins de France en Mâcon, il Concours International Best Wine in Box: ogni anno, in Francia e in tutto il mondo, si organizzano moltissimi concorsi per dare dei riconoscimenti ai migliori vini. Quanto sono importanti questi riconoscimenti? Per quali canali di distribuzione hanno più importanza? Perché? Un sondaggio che mette a fuoco l’importanza che hanno questi riconoscimenti.

In breve:

  • Uno studio sulle tendenze dei consumatori
  • Una garanzia di qualità per i consumatori
  • Acquisti senza pensieri
  • Un segno distintivo

Uno studio sulle tendenze dei consumatori

I risultati di uno studio condotto nel febbraio 2022 dal gruppo di ricerca di mercato Viavoice*, indicano che al momento dell’acquisto il 59% dei consumatori francesi partecipanti all’indagine rivolge molta attenzione ai premi ottenuti da un determinato vino. L’indagine è stata effettuata su richiesta dell’Association des Grands Concours Vinicoles, che riunisce sotto il proprio cappello otto diversi concorsi del settore in Francia**.  

Va notato che delle 1000 persone intervistate , il 77% dichiara di acquistare il vino nei supermercati. Come evidenziato dallo studio: “È un classico che si ripete quando si tratta di un acquisto di vino nei supermercati. Di fronte a un’ampia offerta, quale bottiglia acquistare e sulla base di quali criteri?

Una garanzia di qualità per i consumatori

Per questi consumatori, i riconoscimenti contribuiscono più di ogni altra cosa a guidare la loro decisione. “Come un faro nel buio, i riconoscimenti attirano l’attenzione e guidano i consumatori a volte disorientati alle prese con l’indecisione.” Si tratta di una garanzia di qualità che può fare la differenza in mezzo ad un centinaio di bottiglie allineate sugli scaffali dei supermercati. Addirittura, l’85% dei consumatori afferma che una medaglia “accresce il valore di un vino ed è garanzia di qualità“.

Acquisti senza pensieri

Secondo quanto emerge dalle analisi di SOWINE/Dynata 2022, per acquistare un vino il 45% dei consumatori guarda alla regione d’origine e il 44% al prezzo. Tuttavia, questi due criteri non fanno altro che ridurre l’ampia gamma di scelte che devono prendere in considerazione. Per affinare la selezione, il 59% degli intervistati si affida ai riconoscimenti, cioè alle medaglie vinte nei concorsi del settore del vino. “Nonostante il 64% dei consumatori francesi confessi di non conoscere esattamente la differenza tra i diversi tipi di medaglie“, come emerge dallo studio: “Che siano d’oro, d’argento o di bronzo, che provengano da un concorso nazionale o regionale, la medaglia ottenuta da un vino dà fiducia ai consumatori quando lo acquistano”. La medaglia rassicura il 76% dei consumatori durante l’acquisto e incoraggia 7 persone su 10 ad acquistare un vino premiato”. Inoltre, i consumatori in questione sono anche quelli che sono più disposti a pagare cifre più alte per un vino premiato, dato che “il 61% degli intervistati ritiene che sia ragionevole pagare di più per un vino premiato”.

Un segno distintivo

Un’intervista con Michel Blanc, direttore del settore di ricerca e sviluppo della Federazione dei produttori di Châteauneuf-du-Pape al  Concours mondial de Bruxelles conferma i fatti. Testuali parole: “Le competizioni rappresentano uno degli elementi più importanti, soprattutto nell’ambito della grande distribuzione e, per quanto riguarda l’esportazione, per i monopoli; un po’ meno per quanti riguarda invece i commercianti di vino, che si prestano ad offrire dei consigli ai loro clienti. È anche importante che i produttori candidino i loro vini ai concorsi più autorevoli del settore per distinguersi e per avere la possibilità di presentare la propria produzione alle giurie internazionali. Questo rappresenta un vantaggio anche per il consumatore.”

Fonti: Anne Schoendoerffer, Association des grands concours vinicoles, ©NewAfrica/Adobestock, Tradotto da: Anna Monini

* Lo studio Viavoice è stato condotto su un campione di 1000 persone, che rappresenta la popolazione della Francia metropolitana di età superiore ai 18 anni. La rappresentatività è garantita dal metodo delle quote applicato ai seguenti criteri: sesso, età, professione, regione e categorie di appartenenza. ** L’Association des Grands Concours Vinicoles francese riunisce 8 concorsi: Concours des Grands Vins de France en Mâcon, Concours des Vins de Provence, Concours des Vins en Orange, Concours des Vignerons Independents, Tastevinage, Concours des vins du Val de Loire, Concours de Bordeaux – vins d’Aquitaine e Concours des Vins d’Alsace. I Grands Concours des Vins rappresentano un vantaggio per i produttori, ma anche una garanzia di qualità per il consumatore.

Certificazioni ecologiche e sostenibili: quali in cima alla classifica?

Nell’ambito dell’Osservatorio europeo del mercato del vino biologico, l’Istituto CSA e gli organizzatori della fiera Millesime Bio hanno intervistato i consumatori francesi ed europei sulla loro percezione delle certificazioni ecologiche e sostenibili. Perché? Qual è la top 10? Quanto sono apprezzate? Qual è il territorio delle certificazioni? Alcuni dati sui risultati di questa indagine.

In breve

  • Perché un sondaggio sulle certificazioni verdi e sostenibili?
  •  Qual è la top 10?
  • Quanto sono apprezzate?
  • Qual è il territorio delle certificazioni?
  • Cosa si aspettano i consumatori?

Perché un sondaggio sulle certificazioni verdi e sostenibili?

Alla fine di gennaio 2021, Millésime Bio, la più grande fiera professionale del vino biologico del mondo, ha tenuto la sua 30° edizione. Sono veri pionieri di un tempo in cui solo pochi viticoltori hanno lottato per questo tipo di agricoltura rispettosa dei vigneti, dei terreni e delle persone. Oggi, tuttavia, esistono numerose certificazioni verdi. “Vogliamo sapere se i consumatori capiscono ciò che sta dietro questo tipo di certificazioni”, afferma Jeanne Fabre, viticoltore e presidente di Millesime Bio. Il pericolo maggiore, a suo parere, è: “avere un sacco di certificazioni e complicare gli sforzi fatti in campo ecologico e per lo sviluppo sostenibile”. 

Qual è la top 10?

Per questo sondaggio online, 4.015 persone provenienti da 4 paesi (Francia, Germania, Belgio e Regno Unito) sono state consultate su 15 certificazioni francesi ed europee. Nella top 10 troviamo le seguenti certificazioni: AB, Eurofeuille, Senza solfiti aggiunti, Alto Valore Ambientale, Vegano, Vignerons engagés, Terra Vitis, Demeter, RSE, Vin méthode nature.

Quanto sono apprezzate?

Non sorprende che le certificazioni AB ed Eurofeuille siano ampiamente riconosciute dai consumatori francesi di vino. Infatti, il 96% riconosce la certificazione AB e l’87% dichiara di conoscerne il significato. L’82% riconosce Eurofeuille e il 62% dichiara di conoscerne il significato. In Francia, le certificazioni ecologiche sono quindi le più note e apprezzate. La situazione è simile anche negli altri paesi coinvolti nell’indagine, con punteggi che tuttavia oscillano: i francesi e i tedeschi sono più consapevoli delle certificazioni rispetto ai belgi e persino rispetto agli inglesi.

La certificazione “senza solfiti aggiunti” è al vertice della popolarità con il 55% di intervistati a sua conoscenza. La certificazione Alto Valore Ambientale è nota al 39% degli intervistati, Vegano al 37%, Vignerons engagés al 36%, Terra Vitis al 30%, Demeter al 27%, RSE al 25% e Vin Method Nature al 23%.

Qual è il territorio delle certificazioni

Agli occhi dei consumatori europei, la famiglia delle certificazioni ecologiche è apprezzata a seconda di criteri importanti come l’assenza di sostanze chimiche sintetiche, il rispetto dell’ambiente, la tutela della salute e l’affidabilità dei controlli, oltre alla qualità organolettica. Così, quando si incrociano i dati, le certificazioni biologiche si distinguono dagli altri tipi di certificazioni, portando il 61% degli intervistati a ritenere che sia motivato il fatto che un vino con certificazione ecologica sia più costoso di un vino non biologico.

Cosa si aspettano i consumatori?

Riduzione dell’impronta ambientale derivata dagli imballaggi, riduzione delle sostanze impiegate in campo enologico, compresi i solfiti, canali di distribuzione attenti ai produttori, se possibile all’interno di una piccola filiera… I consumatori di vino sono aperti a pratiche integrative e complementari al biologico. Infatti, come sottolinea Nicolas Richarme, presidente di Sudvinbio: “L’indagine dimostra che anche le certificazioni che estendono le procedure di accreditamento all’approccio ecologico creano fiducia. La loro crescita testimonia la maturità del settore biologico, in quanto consentono agli operatori che lo desiderano di seguire un percorso complementare. Infatti, molti vini Millésime Bio sono doppiamente certificati, il che permette di soddisfare la varietà di aspettative e gusti dei consumatori di oggi.”

Con o senza certificazione, i consumatori di vino sono propensi al biologico, il che non è nemmeno una sorpresa. 

Anne Schoendoerffer, Tradotto da: Anna Monini, ©Eléonore H/AdobeStock

Fonti : MillésimeBio/Sudvinbio

Oenomed: promuovere le buone pratiche della viticoltura sostenibile in tutto il Mediterraneo

Oenomed è un progetto pilota di cooperazione transfrontaliera tra Tunisia, Libano, Italia e Francia. La Tunisia si trova a capo del programma. L’obiettivo del progetto non è solo di tutelare, ma anche di migliorare e promuovere le buone pratiche nella viticoltura sostenibile. La sfida è arrivare ad un marchio “Vino delle aree protette del Mediterraneo”.  Da chi e come è stato pensato? Parliamo di questo progetto virtuoso.

In breve:

  • Chi c’è dietro Oenomed?
  • Le carte di Oenomed
  • I prossimi passi

Chi c’è dietro Oenomed?

Questo progetto pilota mira ad aiutare in particolare circa 40 piccole e medie imprese vitivinicole: 8 in Francia, 8 in Italia, 8 in Libano e 12 in Tunisia e si rivolge anche alle 7.000 imprese esistenti nei quattro paesi partecipanti. Finanziato per il 90% dall’Unione europea nel Mediterraneo, il fondo totale stanziato è di 2,7 milioni di euro. L’ambizioso programma gode di sostegno istituzionale e tecnico in ogni paese, per un totale di 12 partner. In Francia, a livello istituzionale, il dipartimento di Herault e l’Unione AOC Languedoc stanno promuovendo questo progetto. Nel campo della ricerca scientifica, l’INRAE (Istituto Nazionale di Ricerca agricola), diretto da Jean-Marc Touzard, è alla guida della ricerca. Il direttore della ricerca ha curato nel 2016 un tentativo di individuare le sfide per l’industria vitivinicola per il 2050 in relazione al cambiamento climatico. Secondo lui, “il Mediterraneo è un importante centro di biodiversità ”. Oenomed permette di “mettere insieme la rete e la cooperazione degli attori del mondo del vino nell’area del Mediterraneo”. Secondo Philippe Carbonnel, ingegnere del dipartimento Herault, che è all’origine di Oenomed con il suo omologo italiano, il progetto “permetterà di dare valore alle pratiche viticole che rispettano l’ambiente e che possono essere applicate altrove”.  Inoltre, mette in evidenza: “La storia dei vigneti è anche la storia del Mediterraneo, un indicatore piuttosto interessante  dell’identità mediterranea”.

Le Carte di Oenomed

Il programma è stato ufficialmente lanciato dal vivo in diretta live da Tunisi nel maggio del 2021. A partire da quella data, ciascuno dei quattro paesi si è impegnato per stabilire delle carte che stabilissero le specificità locali. Florian Berge, ingegnere agronomo dell’INRAE (Istituto Nazionale di Ricerca agricola), responsabile della coordinazione tecnica in Francia, spiega: “Ogni Paese ha la sua Carta, ma esiste un’identità comune che tiene conto delle particolarità locali, adattandosi a ogni contesto”.

La Carta locale dell’Oenomed riporta le condizioni e gli impegni che le aziende del settore vitivinicolo di un territorio associato a un’area protetta mediterranea devono rispettare per potersi avvalere del marchio “Vino delle aree protette mediterranee“. La Carta locale è coerente con i valori e i principi generali della Carta mediterranea, vale a dire:

1. Preservare e valorizzare le risorse del patrimonio che sono alla base dell’identità mediterranea: biodiversità, acqua, suolo e paesaggi, resti e siti storici, prodotti, elementi materiali e immateriali dell’attività vitivinicola.

2. Rispettare la Guida dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) sulla viticoltura sostenibile.

3. Incoraggiare le iniziative di consultazione locale tra gli attori coinvolti nella viticoltura e nella produzione di vino e con coloro che si occupano della gestione di queste risorse.

4. Incoraggiare la cooperazione tra i diversi Paesi e territori che coesistono attorno al Mediterraneo e la condivisione di queste sfide.

5. Sostenere azioni innovative che contribuiscano allo sviluppo sostenibile delle aziende del settore vitivinicolo.

I prossimi passi

Alla fine di settembre 2022, dopo la pubblicazione delle Carte, i 4 Paesi hanno lanciato inviti a presentare progetti per ciascuna area in base alle rispettive specificità locali. Le aziende selezionate riceveranno un sostegno finanziario fino a 20.000 euro per la parte tecnica e 7.000 euro per la promozione delle loro pratiche ecologiche. “Il risultato atteso è la creazione di un’etichetta Vino delle aree protette del Mediterraneo”. Il nostro obiettivo è soprattutto quello di creare un marchio di riferimento che sia riconosciuto dai consumatori”, spiega Philippe Carbonnel. 

Questo programma virtuoso dovrebbe giungere a compimento nel 2023.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Fonti : https://www.facebook.com/OENOMED/, https://www.enicbcmed.eu/projects/oenomed?fbclid=IwAR2EvYYIr-3QXoIO12IdgnX9TEo91T6R3Z55gxwKTaP_KmdL4_R5WDwGDas,

Un festival all’insegna dell’armonia tra cibo e vino

In breve:                                            

  • Vini Minervois?
  • Un festival per presentare la varietà di vini di questa denominazione          
  • Dal Québec alla buona ciccia francese
  • Quali vini abbinare a insetti e alghe?

Vini Minervois?

Il vigneto del Minervois è uno dei più grandi della Linguadoca-Rossiglione. Dai bastioni della cittadella di Carcassonne alle rive del Canal du Midi, i suoi vigneti si estendono su oltre 15.000 ettari di territorio, dei quali 3.800 sono destinati alla produzione di vini a Denominazione di Origine Protetta (DOP). In totale, tre di questi vini appartengono all’area di questa denominazione: Minervois, il “Cru” la Livinière e il Moscato di Saint-Jean-de-Minervois, un vino dolce naturale (VDN). 185 aziende vinicole e vigneti producono in media 120.000 ettolitri di vino. Il 60% è prodotto da aziende vinicole private e il 40% da aziende cooperative.  L’83% è rosso, il 14% rosato e solo il 3% bianco.

Un festival per presentare la varietà di vini di questa denominazione  

Per far conoscere la varietà di questi vini, l’Unione della denominazione organizza ogni anno nel mese di settembre la festa “Tastes en Minervois”.  La 6° edizione si è tenuta nella cittadina di Villegly, nel dipartimento di Aude, a 15 minuti da Carcassonne. Quasi 3.000 persone hanno partecipato alla due giorni per degustare questi vini e gustare i piatti di grandi chef. I tastes? “È il nome occitano per gli stuzzichini tipo tapas, che qui sono moltissimi”. Sono 5 le aree culinarie coperte da 5 chef che propongono 5 diversi generi di cucina”, spiega Bertrand Cros-Mayrevieille, responsabile della comunicazione e del marketing della DOP.

Dal Québec alla buona ciccia francese

A capo dell’area della cucina internazionale c’è Marc-André Jette, rappresentante del Québec di Hoogan e Beaufort a Montreal. Riconosciuto come una delle stelle della cucina canadese di oggi, ha scelto di servire un menu del Quebec, come ad esempio l’ostrica calda in salsa di zabaione di sidro e un pasticcino financier con sciroppo… d’acero.  I suoi abbinamenti di vino preferiti per accompagnare i tastes? La verità è che non ne ha. Confessa: “Qui ho bevuto diversi ottimi vini. Li conosco da molti anni grazie ad un amico viticoltore del vigneto Loup Blanc. Sono un amante del vino. Nella cantina del mio ristorante di Montreal, con il mio sommelier, abbiamo selezionato 750 vini provenienti da 15 paesi diversi”. Questa selezione comprende 4 minervois, incluso il Loup Blanc.

Si sente un buon profumino anche nell’area dedicata agli amanti della gastronomia dello stand di Gueuleton. Nel menù, prosciutto con osso allo spiedo e una mini bistecca di manzo stagionato, servita con pepe Béarnaise e cotta alla brace. “Tutti amano Gueuleton. Sono molto popolari sui social media. Il loro nome è sinonimo di una bella mangiata di carni grasse. Ci danno la gioia del buon cibo”, afferma Jeremy, partecipante al festival. Con i suoi due amici, è venuto soprattutto per assaggiare i tastes di Gueuleton, accompagnati dai vini rossi del minervois, che a detta di questo trentenne “si sposano perfettamente”. “Le note fruttate e tanniche sono proprio quello che ci vuole per questo menù”, aggiunge. 

Quali vini abbinare a insetti e alghe? Nella zona di Tastovore, il sommelier Baptiste Ross-Bonneau regala sorprese e novità. “Qui vi trovate in un laboratorio di riflessione e di indagine sul cibo di domani“, dice, mostrando i suoi piatti: insetti biologici e tartara di alghe con capperi, olio d’oliva e scalogno. La degustazione inizia con la sorprendente tartara che Baptiste Ross-Bonneau ha scelto di abbinare ad un vino bianco di Saint Jean Minervois de Clos de Gravillas.  “Il carattere vegetale delle alghe si combina con quello minerale di questo bianco secco a base di Garnacha e Macabeo”, spiega. Serve gli insetti con un rosso leggero, poiché il sapore non è molto intenso. I partecipanti al festival sono abbastanza sorpresi. “A volte, non osano provarci. Questi alimenti non fanno parte della nostra cultura. Si tratta di una riflessione sull’alimentazione del futuro. Queste alghe e questi insetti hanno un basso impatto energetico e offrono un buon apporto nutrizionale”, conclude: “Questo ci dà qualche idea su come saranno gli spuntini del futuro.”  

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini ©Rawpixel.com/AdobeStock

Calabria: alla scoperta dei suoi tesori nascosti

Andare in Calabria significa vivere un’esperienza enoturistica unica al mondo. In questa piccola regione dell’Italia meridionale, che si trova nella punta dello stivale, il vino ha lasciato ovunque un segno: nella storia, nel paesaggio, nella geografia e nella gastronomia. Oggi questa regione è impegnata nella coltivazione di vitigni autoctoni e si sta aprendo al turismo del vino. Scopri i vigneti, le vigne e i tesori nascosti di questa regione.

In breve:

  • Una storia vitivinicola antica di secoli
  • I vigneti della Calabria
  • Vitigni autoctoni, dei tesori nascosti
  • Una destinazione enoturistica di grande valore

Una storia vitivinicola antica di secoli

Si narra che nell’VIII secolo a.C. una comunità di coloni sbarcati dalla Grecia fondarono la città di Krimisa, in cui sorgeva un importante tempio dedicato al dio del vino, Bacco. Proprio qui si sarebbe prodotto il vino destinato ai Giochi Olimpici. Tutti i popoli colonizzatori, a partire dall’antichità ai Longobardi, lasciarono tracce del loro passaggio nel mondo del vino.

I vigneti della Calabria

Con una superficie vitata di circa 12.000 ettari (meno del 2% di quella totale italiana), questa regione produce in media 400.000 ettolitri di vino all’anno, il 60% dei quali è vino rosso e il 30% vino bianco. Le principali aree di produzione si concentrano in 4 province: Crotona (a Est), Cosenza (a Ovest), Catanzaro (al centro) e Reggio Calabria (a Sud). Delle 538 DOP e IGP italiane, la Calabria conta 9 DOP (Denominazione di Origine Protetta) e 9 IGP (Indicazione Geografica Protetta). Il vino occupa il terzo posto nella scala della produzione della regione, “dopo la coltivazione ortofrutticola e l’olio d’oliva”, secondo un osservatore.

Vitigni autoctoni, dei tesori nascosti

Ad oggi si classificano 350 vitigni autoctoni. Non si tratta però di un elenco esaustivo, poiché è possibile trovare ovunque decine di vitigni distribuiti su scala locale che si sono diffusi nel tempo attraverso un processo di selezione massale (selezione dei migliori innesti). Talvolta sono conosciuti sotto altri nomi di origine gergale. I vitigni rossi più emblematici sono il Gaglioppo, il Magliocco e la Marsigliana Nera, oltre a uno storico vitigno a bacca nera, il Guarnaccino. Tra le uve bianche si possono citare il Greco e il Mantonico. Questi vitigni sono un tesoro su cui la nuova generazione di viticoltori sta scommettendo, sia per il loro aroma raffinato che per la loro capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.

Gianluca Ippolito, un giovane viticoltore da cui prende il nome il suo vigneto, uno dei più antichi della Calabria, gestisce 100 ettari di viti rigorosamente autoctone. In particolare, un appezzamento di 0,8 ettari è per lui particolarmente speciale perché venne piantato ad Albarello (“piccolo albero”) dal nonno materno. La sua peculiarità è la capacità di adattarsi a condizioni ambientali difficili, con un clima caldo e secco. Infatti, le piante sono alte per difendersi dal caldo. “Questa è la storia dei nostri vigneti, proprio come ogni altra vigna che confina con le nostre”, afferma Gianluca Ippolito.

Una destinazione enoturistica di grande valore

Per quanto riguarda gli itinerari d’interesse, in occasione dei periodi di visita ai vigneti, la scelta è ampia e spazia dal mare, alla montagna, ai borghi. La Calabria è un mosaico di paesaggi, che si articola tra le sue catene montuose e i suoi parchi nazionali (la Sila e l’Aspromonte, con il Montalto che raggiunge i 1955 metri), le sue valli, le sue colline e i suoi 900 km di costa tra il Mar Ionio a Est e il Mar Tirreno a Ovest. Da non perdere è anche una visita ai borghi della Calabria, con le loro piazze pittoresche, gli edifici a volte fatiscenti ma sempre affascinanti. Ad attrarre il visitatore sono anche le bellezze antiche rimaste nascoste fino a tempi recenti, come i 2 Bronzi di Riace, che si trovano al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Il tutto senza dimenticare la cucina: la pastasciutta, il pesce spada alla griglia, il gelato, il formaggio, la frutta, la verdura e l’olio d’oliva. Qui, tutto il cibo è ottimo. La cosa più difficile sarà scegliere cosa portarsi via in valigia.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini, ©Dionisio Iemma /Adobestock

Panoramica sulle tendenze di consumo nel mondo del vino nel 2022

Dal 2017, il consumo mondiale di vino ha registrato una tendenza al ribasso, secondo la sintesi dei fattori di competitività del mercato mondiale del vino pubblicata da France Agrimer. Nel 2022, in Francia, il vino si conferma come la bevanda preferita dal 45% delle donne. Invece, non è più così per gli uomini: per la prima volta la birra rappresenta la loro bevanda preferita, con un tasso del 59%, secondo l’ultima edizione del censimento Sowine*/Dynata. Quali sono le altre tendenze? Diamo uno sguardo al 2022 per scoprire chi sono i consumatori di vino che sono sempre più connessi e aperti alle novità.

In breve:

  • I consumatori sono sempre più connessi: perché?
  • Basso o nessun consumo di alcol, una tendenza ancora in atto?
  • Pagare di più per un’etichetta bio?

I consumatori sono sempre più connessi: perché?

Nel 2021, il digitale è stato al centro della vita di cittadini confinati e connessi. Lo shopping online ha conosciuto un vero boom con il 46% dei francesi che hanno scelto il loro vino in rete. Nel 2022 questa tendenza è scesa al 41%, tra l’altro a causa della riapertura di ristoranti ed enoteche. Tuttavia, resta ancora un fenomeno importante.  Le abitudini di acquisto di vino online si stanno radicando soprattutto tra i 18-25enni (55%), i 26-35enni (53%) e gli appassionati/esperti di vino: un quarto sono grandi acquirenti di vino online (+3 punti). Come osserva lo studio eseguito da Sowine/Dynata: “I siti Web dei grandi negozi al dettaglio sono al primo posto con il 33% degli acquirenti online (+5 punti), anche se i siti dei prodotti (30%) e i venditori di vino (25%) stanno sfidando il loro potere.”

Qual è il budget medio? Un terzo degli acquirenti di vino in rete effettua una spesa media che va dai 31 ai 50€. La metà degli acquirenti (48%) acquista dalle 3 alle 6 bottiglie in una spesa e il 23% degli acquirenti tra le 7 e le 12 bottiglie.

Per quanto riguarda i social network, Instagram è diventata la piattaforma di maggiore interazione nel settore del vino e dei liquori: Il 32% dei suoi utenti segue domaine, châteaux, marchi o produttori di vino.

Va notato che il numero di francesi che seguono gli account degli influencer e che hanno acquistato un vino da loro raccomandato è in diminuzione (23%, -5 punti). Questa tendenza è più marcata tra i giovani: 39% per la fascia 18-25 anni e 35% per la fascia 26-35 anni. Secondo il censimento SOWINE/DYNATA 2022, questa evoluzione si spiega con la maggiore conoscenza dei consumatori francesi in materia di vino, sempre più interessati al mondo dei vini e delle bevande alcoliche, curiosi di scoprire da soli nuovi artigiani e il loro modo di lavorare. Sono anche motivati a informarsi sui prodotti che consumano. 1 acquirente di vino su 2 acquista il vino consigliato tramite i social network che segue (-3 punti), una percentuale che sale al 66% per i principali acquirenti di vino online (=2021).

La tendenza a consumare una quantità ridotta o nulla di alcol

I vini a contenuto non alcolico (vini analcolici) e a basso contenuto alcolico (vini a bassa gradazione alcolica) sono ancora sotto i riflettori degli operatori del settore perché si tratta di una tendenza che si sta affermando sempre di più. Secondo il barometro, il 29% della popolazione francese si dichiara consumatore (+2 punti dal 2021). Questa tendenza è più alta tra i 18-25 anni di età, con un tasso del 44% di consumo riferito, che scende a solo del 10% per i 50-65 anni di età. Quali sono le motivazioni che stanno dietro a questa tendenza? Consumare meno alcol (40%), prendersi cura della salute (38%), gusto (33%) e basso contenuto di calorie (20%).

Pagare di più per un’etichetta bio?

Il 53% degli acquirenti ora si prende il tempo di verificare se una bottiglia di vino sia certificata dal punto di vista ambientale al momento dell’acquisto. Le certificazioni green riconosciute sono: la certificazione Agriculture Biologique, conosciuta dall’85% dei consumatori, la certificazione Vignerons Engagés, conosciuta dal 36%, seguita dalla certificazione Haute Valeur Environnementale (29%), nonché Terra Vitis (26%).

Inoltre, il 53% dei consumatori è disposto a pagare di più se il vino è certificato dal punto di vista ambientale, e questa percentuale è più alta tra i giovani tra i 18 e i 35 anni (66%) e tra i grandi acquirenti di vino (69%).

Tuttavia, il prezzo resta il principale ostacolo all’acquisto di vino con etichetta ambientale, citato dal 44% degli intervistati, seguito, con il 32%, dalla scarsa conoscenza di queste etichette. Il 15% della popolazione francese non è interessato alle etichette e alle certificazioni ambientali.*Per 11 anni Sowine ha osservato le tendenze di consumo dei francesi all’interno dell’universo del vino. L’ultima indagine condotta da Dynata per l’agenzia di consulenza marketing e comunicazione è stata condotta nel dicembre 2021 con un campione di 1015 persone francesi di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Fonti : www.sowine.com, france agrimer, © gannamartysheva/Fotolia

Sauvignon Blanc: il vitigno internazionale che fa tendenza

Viene descritto come “esuberante”. Produce vino bianco ed è uno dei 7 vitigni più coltivati al mondo. La sua gamma aromatica è ampia e cambia a seconda del luogo di coltivazione.  Suscita molte passioni. Ogni anno, il 6 maggio è il suo giorno. Il suo nome? Sauvignon Blanc. Da dove viene? Quali aromi presenta? Diamo uno sguardo a questo vitigno internazionale che fa tendenza e al contest mondiale organizzato in suo onore.

In breve:

  • Le origini del Sauvignon.
  • In quali terreni cresce? Dove si coltiva?
  • Qual è la gamma aromatica del Sauvignon Blanc?
  • Potenziale di invecchiamento
  • Il Concours Mondial du Sauvignon

Le origini del Sauvignon.

Secondo il sito del Concours Mondial du Sauvignon (concorso mondiale del Sauvignon), “il Sauvignon è un vitigno di origine francese, molto probabilmente discendente dal Savagnin”. Più precisamente, secondo la guida dei vini Hachette, proviene dalla Valle della Loira e dalla regione di Bordeaux. Ogni regione gli ha dato un nome diverso. Per esempio, viene chiamato “savagnou” nei Pirenei Atlantici o “libourne” nella Dordogna.

In quali terreni cresce? Dove si coltiva?

Secondo il rapporto del 2017 della OIV (Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino), il Sauvignon Blanc copre 123.000 ettari in tutto il mondo. Si trova alla 7° posizione dei vitigni più coltivati al mondo. Per fare un confronto, il vitigno più coltivato al mondo è il Cabernet Sauvignon, che conta 341.000 ettari. Un terzo di questa superficie piantata a Sauvignon si trova in Francia. Principalmente nella Languedoc-Roussillon (29% del Sauvignon Blanc francese), nella Loira (27% delle uve bianche della regione) e a Bordeaux (45% delle uve bianche della regione).

Viene coltivato in altri 30 paesi come la Nuova Zelanda, il Cile, il Sudafrica, gli Stati Uniti, l’Australia, la Bulgaria, la Spagna e persino il Messico.

Qual è la gamma aromatica del Sauvignon Blanc?

Presenta un’ampia gamma aromatica. Si dice che abbia un profilo esuberante perché è spesso caratterizzato da una notevole intensità aromatica al naso e in bocca. Come osserva il sito World Sauvignon Competition: “Si distingue per la sua costante freschezza, le note agrumate (limone, pompelmo, arancia), i fiori bianchi (lime, giglio) e le note vegetali (bosso, erba tagliata) nei climi più freschi. Nei vigneti più soleggiati, le note tropicali (frutto della passione, ananas) tendono a dominare con aromi di pompelmo rosa attribuibili ai tioli volatili formati dopo la fermentazione alcolica”. In quali luoghi si esprime al meglio? Nei climi freddi e temperati.

Potenziale di invecchiamento

La durata media di invecchiamento è di circa 5 anni e fino a 20 anni o più per i vini più liquorosi. L’invecchiamento in botte può favorire un aumento dei tempi.

Il Concours Mondial du Sauvignon

E visto che sono sempre di più gli estimatori di questo vitigno di tendenza in tutto il mondo, gli è stato dedicato un concorso in suo onore. Ecco il suo nome: Concours Mondial du Sauvignon. La sua 13° edizione avrà luogo nella città di Torres Vedras, Portogallo, nel marzo 2022. “È il più grande e importante concorso internazionale di vino sauvignon del pianeta”, spiega Quentin Havaux, l’organizzatore del concorso. Per 2 giorni , 1120 campioni provenienti da 23 paesi produttori (tra cui Francia, Italia, Austria, Nuova Zelanda, Sud Africa e Cile) sono stati degustati alla cieca da sommelier, distributori, giornalisti e opinion maker di tutti i settori.

In termini di numero di medaglie, i primi cinque paesi sono Francia, Austria, Italia, Sudafrica e Repubblica Ceca. Quest’anno, la regione con il maggior numero di premi è la Val de Loire con 100 medaglie. La regione della Stiria (Austria) si colloca al secondo posto, con 71 premi. “Quest’anno i vini austriaci, con il loro affinamento in botte, definiti come vini con note di legno, hanno avuto un grande successo tra i degustatori”, osserva uno degli esperti. Il Bordeaux, che invecchia anche il Sauvignon in botti, è arrivato al terzo posto con 22 medaglie. Come osserva Sharon Nagel, giornalista e degustatrice: “il settore ha saputo ottimizzare il potenziale di un vitigno capace di sedurre i consumatori e aumentare la sua visibilità a livello internazionale”. Una nuova corrente che presto potrete scoprire sul nostro sito web www.bourrasse.com/actualites/

 Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Fonti : cmsauvignon.com, www.hachette-vins.com, www.oiv.int, © exclusive-design/AdobeStock