Le api e i vigneti

A differenza delle vespe, le api sono amiche dei viticoltori. Non c’è da stupirsi, dato il ruolo importantissimo che svolgono all’interno dei vigneti. Ecco perché vi suggeriamo di scoprire il legame che unisce le api al vigneto.

Qual è il ruolo delle api nei vigneti?

Per i viticoltori, la presenza delle api nei loro vigneti rappresenta spesso una straordinaria risorsa.

Le api non danneggiano le viti, a differenza delle vespe, che bucano l’uva. Il frutto, che produce poco nettare, non è molto appetibile per le api.

In quanto insetti impollinatori, le api sono responsabili dell’80% del processo di impollinazione in natura. Svolgono quindi un ruolo fondamentale nella riproduzione dei fiori della vite e preservano la biodiversità dei vigneti.

Nelle vigne, per assolvere a questa funzione, non hanno bisogno di percorrere lunghe distanze e ciò le rende particolarmente efficienti.

La presenza delle api nei vigneti, infatti, sembra consentire ai viticoltori di aumentare la produzione di uva del 10%.

Tuttavia, per godere dei frutti derivanti dalla presenza delle api nei propri vigneti, i viticoltori devono assicurarsi che le loro vigne offrano loro un ambiente salubre. Ciò significa ridurre drasticamente l’uso di insetticidi e di altre sostanze chimiche dannose per le api. Infine, ricordiamo che l’azione delle api nei vigneti non altera in alcun modo gli aromi del vino.

Quali sono i benefici del miele?

Oltre ai benefici che le api apportano alle viti e all’ambiente in generale, questi insetti producono miele. Il miele, noto anche come nettare degli dei, deriva dal nettare che le api raccolgono dai fiori.

Il miele può essere usato come dolcificante naturale e possiede anche delle proprietà terapeutiche in virtù dei numerosi benefici che esso offre:

  • funzione antiossidante;
  • azione cicatrizzante;
  • proprietà antinfiammatorie.

Di solito viene impiegato nei preparati destinati a combattere il mal di gola per via della sua azione rilassante. 

Grazie alle sue virtù, viene utilizzato anche come medicazione per curare le ferite e le bruciature. 

Inoltre, alcuni ospedali usano il miele per i pazienti oncologici che ricevono trattamenti come la radioterapia o la chemioterapia, che danneggiano la pelle e che seccano le mucose del cavo orale.

Le api offrono dei benefici ai vigneti e all’ambiente in generale, ma anche all’uomo, grazie al miele che producono. Per questo motivo, le api e le viti hanno un rapporto di totale e assoluta armonia. Anzi, si tratta proprio di un connubio perfetto. Sono sempre più numerosi i viticoltori che installano alveari vicino ai loro vigneti per proteggere questa specie in via di estinzione e per godere delle virtù che esse offrono alla vite.

Come abbinare vini e piatti?

Il vino viene solitamente servito durante il pasto. E non c’è niente di più importante, per esaltare sia il vino che il piatto, che una buona armonia tra il piatto e il vino. Per aiutarvi a scegliere il vino giusto ad ogni fase del pasto, vi diamo i nostri consigli.

Armonia orizzontale e verticale. Quali sono le differenze?

Piatti e vini: armonia orizzontale

Semplicemente, si parla di armonia orizzontale quando si fa riferimento all’abbinamento di un vino e un piatto.

Per un buon abbinamento, basta seguire alcune semplici regole.

Prima di tutto, è bene equilibrare la ricchezza del vino e la ricchezza del piatto al momento della degustazione. I vini più leggeri di solito accompagnano i piatti raffinati, mentre i vini corposi di solito accompagnano i piatti più saporiti.

Inoltre, il vino e il piatto devono valorizzarsi a vicenda e non contrapporsi. Gli aromi devono esprimere una certa armonia. Pertanto, se il piatto presenta diversi sapori, è preferibile servire un vino complesso, e viceversa. Per evitare le disarmonie, si può preferire un vino locale, secondo la tradizione della regione da cui proviene il piatto consumato. Ad esempio, i vini bianchi di Cassis sono ideali per accompagnare una bouillabaisse.

Piatti e vini: armonia verticale

Per abbinare piatti e vini, spesso si consiglia di tenere conto anche dell’armonia verticale, cioè l’ordine secondo il quale vengono serviti i vini e i piatti. L’obiettivo è quello di mantenere una perfetta armonia durante tutto il pasto.

La sequenza dei vini che verranno serviti dipenderà quindi da alcune regole fondamentali:

  • servire i vini bianchi prima dei vini rossi;
  • servire i vini giovani prima di quelli invecchiati;
  • servire i vini secchi prima dei vini da dessert;
  • servire vini freschi prima dei vini ossigenati;
  • servire prima il vino con il minor grado alcolico e poi quello con il maggior grado alcolico.

Inoltre, quando si tratta di armonia verticale, vige il principio fondamentale secondo il quale “il vino che si beve deve essere migliore di quello che si è appena bevuto”.

In generale, si raccomanda di non servire più di tre vini diversi nel corso dello stesso pasto per non disorientare gli ospiti.

Pertanto, è preferibile servire i vini aumentando progressivamente il livello, man mano che i piatti vengono serviti.

In breve: armonia tra piatti e vini

Ma ora, passiamo dalla teoria alla pratica con qualche esempio di buoni accostamenti di piatti e vini.

Come aperitivo, per risvegliare le vostre papille gustative e quelle dei vostri ospiti, vi consigliamo di servire un vino leggero, come ad esempio uno spumante.

I crostacei e il pesce, sia come antipasto che come piatto, si abbinano perfettamente ad un vino bianco. Potete anche servire lo stesso vino per l’aperitivo e per l’antipasto.

Per la portata, se servite carne rossa, optate preferibilmente per un vino rosso corposo. Per accompagnare le carni bianche, i vini bianchi o rossi leggeri sono l’ideale.

Nel caso dei taglieri di formaggio, la scelta del vino dipenderà dal formaggio che verrà servito. Di solito i vini rossi sono particolarmente indicati per questa parte del pasto, anche se i vini bianchi dolci sono di solito molto adatti al formaggio di capra o al bleus.

Per il dolce, i vini dolci o da dessert sono l’ideale. Ora potete contare sulle chiavi principali per abbinare il cibo e il vino durante le vostre cene di lavoro o in famiglia.

I vigneti della Spagna

Non è un mistero che il clima della Spagna sia ideale per la coltivazione della vite, lo si evince dalla qualità dei vini prodotti in questo paese. La storia dei vigneti spagnoli e il livello della produzione ne danno una prova ulteriore. Ci sono vini spagnoli che sono conosciuti in tutto il mondo.

Qual è la storia dei vigneti spagnoli?

La presenza del vino nei territori del paese è attestata fin dall’antichità, ma il successo dei vigneti spagnoli è più recente, da circa il XIX secolo in poi.

A quel tempo, le vigne di Bordeaux erano state gravemente colpite da una malattia che aveva devastato tutte le viti. Così, i viticoltori francesi decisero di partire per la penisola iberica, con la volontà di recuperare le perdite subite. I viticoltori locali beneficiarono della sapienza e degli insegnamenti dei francesi.

A partire dagli anni ’70, i vini spagnoli iniziarono a farsi conoscere, dando la possibilità ai viticoltori di investire denaro nelle proprie attrezzature di lavoro. Inizialmente, la quantità della produzione era più importante della qualità. A partire dagli anni Ottanta, finalmente la Spagna incominciò a sviluppare vini di qualità riconosciuta

La Spagna, con i suoi vigneti, è uno dei maggiori produttori di vino al mondo.

La produzione di vino e le denominazioni di origine spagnola

Una buona parte del territorio spagnolo è dedicata alla coltivazione della vite. Infatti, i vigneti spagnoli si estendono su circa un milione di ettari di superficie viticola. La sola comunità autonoma di Castilla La Mancha rappresenta la metà della superficie dei vigneti spagnoli.

Quest’area fa della Spagna il primo produttore mondiale, anche se, in termini di volume di prodotto, non supera la Francia.

Date le dimensioni del suo territorio viticolo, la Spagna ha istituito un sistema di qualità piuttosto complesso. Le principali denominazioni sono le seguenti:

  • Denominación de Origen (DO);
  • Denominación de Origen Calificada (DOCa);
  • Vino de Calidad con Indicación Geográfica (VCIG);
  • Vino de la Tierra;
  • Vino de Mesa.

Inoltre, sulle etichette delle bottiglie di vino spagnole si può trovare una menzione corrispondente all’invecchiamento del vino, ovvero:

  • «vino joven» per i vini giovani;
  • «crianza» per i vini invecchiati per almeno due anni, con affinamento in botte di almeno un anno;
  • «reserva» per i vini invecchiati per almeno tre anni, con affinamento in botte di almeno un anno;
  • «gran reserva» per i vini che sono stati invecchiati per almeno cinque anni, con affinamento in botte di almeno tre anni.

Quali sono i vini principali dei vigneti spagnoli?

Il vino di La Rioja è storico ed è il più celebre dei vini spagnoli. Si tratta di un vino rosso equilibrato DOCa.

Nel panorama dei vini rossi spagnoli, il Valdepeñas è delicato e armonioso. È uno dei vini più caratteristici della comunità autonoma di Castilla La Mancha.

Non mancano inoltre i vini della Ribera del Duero.

Lo Txakoli, invece, proviene dai vigneti dei Paesi Baschi spagnoli. Questo spumante bianco si ottiene da uve ancora verdi, che gli conferiscono la sua caratteristica acidità. I vigneti spagnoli sono molto ricchi e offrono una vasta gamma di vini, uno più buono dell’altro.

Tutto sulle bottiglie di vino realizzate in vetro

Perché le bottiglie di vino sono tutte in vetro? Perché possono essere diverse fra loro? Le bottiglie in vetro che oggi vengono usate per ospitare il vino non sono un frutto della casualità. Tutte quante le loro caratteristiche (il materiale, la capacità, la forma) esistono per motivi ben precisi.

La storia delle bottiglie in vetro e del loro incontro con il vino

Nell’antichità il vino veniva conservato all’interno di anfore e otri in pelle di bue per preservarlo dall’aria. Queste soluzioni non risultavano molto pratiche: le anfore richiedevano molto spazio e gli otri, invece, non potevano contenere molto vino.

Le bottiglie in vetro esistevano già, ma venivano utilizzate per contenere i profumi.

Nel tempo, tuttavia, le pratiche legate al consumo del vino si evolsero e le bottiglie in vetro incominciarono ad essere utilizzate anche per servirlo a tavola. Ad ogni modo, dato che le bottiglie venivano utilizzate principalmente per portare il vino dall’anfora alla tavola, non era ancora stato concepito nessun sistema di tappatura.

Fu solo nel 1634 che le bottiglie in vetro vennero definitivamente adottate per conservare, trasportare e servire il vino. Difatti, gli inglesi avevano intuito l’importanza che aveva il tipo di recipiente rispetto alla conservazione del vino, come anche l’imperativo di tenerlo al riparo dal sole. Per questo, il sughero cominciò nello stesso periodo a guadagnare sempre più popolarità per quanto riguarda la tappatura. Il suo utilizzo si ampliò sino ad arrivare al XVIII secolo, quando il sovrano francese re Luigi XV approvò l’utilizzo di bottiglie per il trasporto del vino (non più solo con le botti).

Perché la capacità delle bottiglie di vino è di 75 centilitri?

Da sempre, le bottiglie di vino hanno una capacità di 75 cl e un motivo c’è.

In seguito all’adozione del sistema di peso e di misura che ancora oggi siamo abituati ad utilizzare, nel XVIII secolo si presentò la necessità di stabilire le dimensioni precise delle bottiglie di vino. Tuttavia, era anche necessario tener conto dell’unità di misura utilizzata dagli inglesi, con i quali si commerciava la maggior parte del vino.

Infatti, sei bottiglie di vino da 75 cl corrispondono esattamente a 1 gallone imperiale.

Questo spiega non solo il perché della scelta formato da 75 cl come misura standard, ma anche il motivo per cui le casse di vino contengono normalmente sei o dodici bottiglie. Sono però disponibili altri formati di bottiglie di vino, come ad esempio magnum (150 cl), Balthazar (1200 cl) o Melchior (1800 cl), per citarne solo alcuni.

Quali sono le diverse forme con le quali si presentano le bottiglie di vino?

Ci sono bottiglie di vino che hanno forme diverse:

  • le bottiglie di vino bordolese, dalla forma cilindrica, stretta e con le spalle. Vengono utilizzate per i vini di Bordeaux, ma anche, più in generale, per i vini del sud-ovest della Francia;
  • le bottiglie di vino di Borgogna, riconoscibili per via della loro caratteristica forma conica e priva di spalle;
  • le bottiglie di vino della Loira, una variante più affusolata delle bottiglie della Borgogna;
  • le bottiglie di vino di Provenza, o flûte à corset, utilizzate per i vini di appellazione “Côte de Provence”. I commercianti prediligono in genere le bottiglie bordolesi;
  • le bottiglie del Rodano, che esibiscono l’etichetta Côtes-du-Rhône, apposta sulle spalle;
  • le cosiddette “alsaziane”, che puntano soprattutto alla protezione del vino. Sono alte, sottili ed eleganti. Conferiscono ai vini d’Alsazia un profilo inconfondibile;
  • le clavelin du Jura, bottiglie concepite per i vini gialli del Giura.

I viticoltori sono tenuti a rispettare le diverse tipologie di bottiglie di vino che sono state concepite per alcune specifiche appellazioni, come ad esempio per quanto riguarda i vini di Alsazia. Le bottiglie di vino realizzate in vetro che oggi conosciamo per quello che sono, in realtà rappresentano il punto di arrivo di un lungo percorso di evoluzione delle pratiche e delle conoscenze che appartengono al mondo del vino. Oggi esistono bottiglie dalle forme e dalle dimensioni più diverse, ciascuna delle quali ha un ruolo preciso all’interno dei sistemi di conservazione e di invecchiamento del vino.

REPLAY – Perché scegliere un tappo in sughero?

¿No ha podido asistir a nuestro webinario “¿Perché scegliere un tappo in sughero?” el pasado miércoles?

No hay problema, puede ponerse al día con el video a continuación.

  • 30 minutos: Intervención de Nathalie VEDRENNE, Directora técnica, y de Vy NGUYEN, Responsable de marketing y desarrollo de vinos
  • 15 minutos: Preguntas/respuestas

¡Disfrute el vídeo!

Questa relazione e un lavoro bibliogràfico:  publicazioni scientifici é media

Questa relazione tratta dei materiali « bioplastica » ed « alluminio » di maniera generale, che possono entrare nella composizione di certi soluzioni di chiusura

I vigneti italiani

La fama di cui l’Italia gode per i suoi vini è indiscussa. Oltre alla grande quantità di vino che viene prodotta nel bel paese, la viticultura italiana vanta una grande ricchezza e varietà di vitigni. Unitevi a noi in un rapido giro panoramico per conoscere le principali regioni produttrici di vino e i vitigni italiani più pregiati.

Quali sono i tratti distintivi della viticoltura italiana?

L’Italia è il più grande produttore di vino al mondo e il maggiore esportatore per volume.

I vini italiani, come quelli francesi, vengono identificati e certificati con un sistema di classificazione specifico. Esistono tre categorie principali:

  • DOC (Denominazione di Origine Controllata), che corrisponde alle appellazioni francesi DOP e AOC;
  • DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), che implica un processo di controllo qualità molto severo, soprattutto dopo la legge Gloria;
  • IGT (Indicazione Geografica Tipica), che classifica i migliori vini regionali.

I vigneti italiani sono caratterizzati da una grande eterogeneità. Le uve mediterranee italiane sorprendono per la ricchezza e la varietà che le contraddistinguono. In Italia sono almeno venti le zone vinicole più importanti.

Le maggiori regioni vinicole italiane

Nonostante il grande volume di vino prodotto in Italia e le numerose zone vinicole presenti nel paese, la maggioranza della produzione proviene dalle regioni del Piemonte, del Veneto e della Toscana. La Sicilia è una regione vinicola con una ragguardevole produzione di vini di alta qualità. In particolare, da diversi anni la sua attività si è  concentrata soprattutto nella produzione di vino bianco proveniente dai vigneti che circondano l’Etna.

Quali sono i vitigni italiani più importanti?

La presenza di molte regioni vinicole in un determinato territorio implica solitamente la presenza di numerosi vitigni. E quando si parla di vigneti italiani, la logica è esattamente la stessa. Diamo uno sguardo ai vitigni italiani più famosi.

A nord-ovest, nella regione Piemonte, si produce il Nebbiolo, un vino rosso da invecchiamento, che si realizza in due diverse declinazioni: Barolo e Barbaresco. Da questa regione proviene anche l’Asti Spumante, un vino bianco frizzante a bassa gradazione alcolica.

Nel nord-est dell’Italia si trova il Friuli-Venezia Giulia, dove si producono vini fruttati, come i vini dei Colli Orientali del Friuli.

In Toscana, nell’Italia Centrale, Il vitigno più coltivato è Sangiovese, che troviamo tra gli altri nei vini Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano. Tutti e tre sono vini rossi DOCG.

Più a sud, in Puglia, i viticoltori producono principalmente vini DOC, come il Castel Del Monte, il Locorotondo, il Salice Salentino, il San Severo e il Martina Franca. Ci sono anche i vini siciliani ottenuti dai noti vitigni Nero d’Avola e Malvasia.

La ricchezza dei vitigni e dei vigneti italiani offre una grande varietà di vini rossi e bianchi, fermi e frizzanti. In Italia, le regioni più significative in termini di produzione di vino sono tre, ma la geografia del vino italiano si estende a tutto il territorio nazionale, che comprende una ventina di zone vinicole, ognuna delle quali presenta caratteristiche uniche che si legano a doppio filo con le peculiarità ambientali e climatiche dei territori che le costituiscono.

I vigneti dell’Occitania: alla scoperta dei vigneti della zona sudorientale

Attraversando l’intera Occitania, la scelta di vini rossi, bianchi e rosati presenti è molto ricca. Questa regione, situata nel sud della Francia, gode di un clima mediterraneo in grado di conferire ai suoi vini caratteristiche eccezionali. Ebbene, per la precisione, i vigneti occitani sono raggruppati in due territori distinti: il sudest e il sudovest. Oggi vi proponiamo di scoprire i vini che si producono nei vigneti dell’Occitania sudorientale.

Ecco a voi i vigneti dell’Occitania: alla scoperta della regione vinicola più grande della Francia

Nel 2014, una volta attuata la riorganizzazione territoriale della Francia, le regioni che un tempo erano Midi-Pirenei e Linguadoca-Rossiglione si sono fuse, cedendo il passo all’attuale regione dell’Occitania. Gli effetti di questo accorpamento non sono stati solo di natura amministrativa.

Di fatto, in seguito a questa unione, il vigneto occitano è divenuto il più vasto di tutta la Francia, non solo in termini di superficie coltivata, ma anche in termini di superficie di produzione. I vigneti a sudovest, che si estendono in un raggio di 500 chilometri intorno a Tolosa, coprono un’area di 37.000 ettari. I vigneti a sudest si estendono invece lungo la costa mediterranea, da Colliure a Nimes, per un totale di 226.000 ettari.

Pertanto, i vigneti dell’Occitania sono costituiti da due versanti di produzione, pari ad una superficie di 263.000 ettari, che corrispondono al 33% della produzione vinicola francese. Fanno parte integrante di questa rete 24.000 aziende vinicole e 380 cooperative.

Anche i viticoltori occitani hanno raccolto la sfida dell’agricoltura biologica, coltivando il 36% di tutti gli appezzamenti di terreni vinicoli biologici presenti nel paese.

Vale anche la pena di notare che i vigneti occitani comprendono addirittura 87 denominazioni DOP e 36 IGP. Il fatto più importante è che i viticoltori possono decidere in prima persona se produrre DOP o IGP.

Occitania: i vigneti sudorientali

In Occitania, i vigneti a sudest si trovano di fronte al Mar Mediterraneo. Si estendono dai Pirenei orientali alla catena montuosa delle Cevenne. Ogni territorio è all’origine di un vino caratteristico, profondamente radicato nelle sue uniche peculiarità geografiche.

Si producono vini rossi, bianchi e rosati con diverse denominazioni.

I vini della Linguadoca

Sul versante della Linguadoca, i vini dell’Occitania sudorientale sono ricchi e variegati. Per fare qualche esempio:

  • i vini di Faugères;
  • il Corbières Boutenac. Questo vino fermo si produce principalmente in una dozzina di località dell’Aude;
  • il Languedoc Montpeyroux, con i suoi vigneti a nord-ovest di Montpellier;
  • il Picpoul de Pinet è un vino bianco riconosciuto come DOP dal 2013;
  • il Grès di Montpellier è classificato come DOP dal 2003;
  • i vini di Fitou, del dipartimento dell’Aude, vantano il primato storico della prima denominazione DOP in Occitania;
  • i vini della Côtes de Thongue. Questa denominazione IGP, del dipartimento dell’Hérault, riunisce una ventina di comuni;
  • i vini di Cabardès, nei pressi della Montagne Noire;
  • i vini della cittadella di Carcassonne comprendono una trentina di vigneti;
  • i vini di Terrasses du Larzac;
  • i vini Limoux, provenienti dai vigneti a sud di Carcassonne, sono caratterizzati da un vitigno unico: il Mauzac;
  • i vini di Pic Saint Loup sono vini rossi fruttati e speziati, così come i vini rosati, che beneficiano della concomitanza del clima mite mediterraneo e della fresca brezza che viene dalle Cevenne;
  • i vini di Saint-Chinian, che godono del clima tipico mediterraneo;
  • i vini di la Clape;
  • i vini di Minervois;
  • i vini di Corbières, che si trovano nel punto di incontro tra il clima umido dei Pirenei e il clima relativamente secco della Montagne Noire;

I vini di Roussillon

I vigneti di Roussillon producono diversi vini, come ad esempio:

  • il Maury, simbolo dei vini dolci naturali di Roussillon;
  • il Banyuls e il Banyuls Grand Cru sono vini naturalmente dolci. I vini rossi invecchiano in bottiglie di vetro o in botti di vetro. Il Grand Cru è ottenuto dal vitigno Grenache rosso, affinato per 30 mesi all’interno una botte in legno di rovere;
  • il Muscat de Rivesaltes, prodotto in gran parte della zona di Roussillon;
  • i vini di Colliure si trovano sulla costa di Bermeja. Vi si possono trovare anche vini rossi, bianchi e rosati;
  • i Côtes du Roussillon Villages sono vini rossi ottenuti da vari vitigni (Grenache nero, Monastrell, Syrah e Carignan);
  • i Côtes du Roussillon Villages Les Aspres. Questa denominazione, presente in diciannove comuni, si trova nelle vicinanze di Perpignan;
  • i vini diCôtes du Roussillon.

Il grande dilemma: perché scegliere un tappo in sughero?

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Sul mercato esistono diverse tipologie di tappi: tappi in sughero, a vite o in bioplastica.

Perché è meglio scegliere un tappo in sughero?

Abbiamo organizzato questo evento online per parlare insieme delle qualità del tappo in sughero:

▪La sua origine naturale

▪L’ecosostenibilità della sua produzione

▪Come contribuisce al vino

▪La fine del suo ciclo di vita…

En Faremo anche un paragone con le altre tipologie di tappatura esistenti

30 minuti: Intervento di Nathalie Vedrenne, Direttrice Tecnica, e di Vy Nguyen, Responsabile Marketing e Sviluppo dei vini

15 minuti: Domande e risposte

Mercoledì 4 novembre 2020 alle ore 18:00

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7 vigneti insoliti: i luoghi più bizzarri dove si produce vino

Il mondo del vino non si limita ai luoghi di produzione tradizionali, come i vigneti di Bordeaux o i vigneti di Borgogna in Francia, ma anche a luoghi fuori dall’ordinario. Ad alcuni amanti del vino è venuta l’idea di lanciarsi nella sfida di produrre vino in luoghi davvero insoliti. Scopriamo insieme questi sette vigneti davvero sorprendenti.

La Geria nelle Isole Canarie

La valle di La Geria si trova nella regione di Lanzarote, nelle Isole Canarie, ed è celebre per il suo terreno lavico secco. Eppure, qui è facile imbattersi in delle vigne.

Questo miracolo della natura è stato reso possibile da una speciale tecnica di impianto delle viti. Ogni singola vite viene piantata all’interno di una buca larga e profonda (di tre metri di profondità e fino a cinque metri di larghezza). Per proteggere le viti, vengono erette attorno delle mura circolari dette Zocos.

Siccome in questa regione delle Canarie piove raramente, la produzione di vino rimane comunque limitata. Esso è destinato principalmente all’esportazione in Spagna e nelle isole circostanti

Il vino di Tahiti

Nell’Atollo di Rangiroa, appartenente alla Polinesia francese, è stato realizzato un importante progetto sperimentale, che è riuscito con successo.

Nel 1997, sono stati piantati tre ettari di vigna tra le palme di cocco. Per quanto possa sembrare incredibile, la coltivazione della vite, in questo clima così particolare, è stata possibile.

I vigneti polinesiani si caratterizzano per la produzione di vino bianco e di un vino dolce eccezionale.

Ad oggi, si effettuano due raccolte all’anno, il che consente una produzione di circa 30.000 bottiglie all’anno.

Un’ altra curiosità interessante è che l’uva viene portata via dall’isola per la vinificazione a bordo di canoe.

Lo Château de Loei in Thailandia

Un appassionato viticoltore thailandese, il Dottor Chaijudh Karnasuta, ha piantato le prime viti della Thailandia.

Nel 1991 ha deciso di realizzare il suo vigneto nel nord del paese, sulle alture del monte Phu Rua.

Le piogge monsoniche hanno reso la cosa tutt’altro che facile. L’umidità presente era anche una fonte di numerose malattie per le viti. Perciò, per prepararle al meglio, il proprietario ha dovuto escogitare strategie alternative che fossero vincenti.

Da allora, lo Château de Loei produce vini con Syrah, Chenin Blanc, Malaga e Podkum. Si tratta dei vigneti più estesi della Tailandia, con una superficie sfruttabile di ben ottanta ettari.

I vigneti di Telemark in Norvegia

I più “nordici” dei vigneti al mondo si trovano in Norvegia. Piantate nel 2007, le vigne di Lerkekasa sfidano le leggi della natura.

A sole due ore da Olso, il vigneto commerciale Lerkekasa vanta una posizione geografica più unica che rara, in grado di offrire temperature più miti, in quanto si trova proprio di fronte al lago Norsjø ed è protetto sia dalle colline che dalle montagne circostanti.

Per identificare le specie più adatte a una tale latitudine (59 gradi a nord) è stato necessario effettuare diverse prove.

Tre varietà di viti sono risultate compatibili: Rondo, Léon Millot e Solaris. Quest’ultimo è un ceppo ibrido, noto per la sua resistenza al gelo e ad alcune malattie.

Tuttavia, questo traguardo è stato raggiunto soprattutto a causa del riscaldamento globale.

I vigneti di Red Mountain

In Birmania, nella valle del lago Inle, a più di 1000 metri sul livello del mare, sorge il vigneto voluto dal francese François Raynal.

La vera sfida da vincere era rappresentata dal clima tropicale. Perciò, affinché questo vigneto esotico potesse dare vita ad una produzione vinicola, è stato necessario definire un sistema di coltivazione mirato.

Le specie oggetto di studio sono state svariate e, alla fine, gli esiti più incoraggianti sono finalmente arrivati con il Syrah, il Pinot nero, lo Chardonnay e il moscato.

L’uva cresce anche sull’Himalaya

In Himalaya, a un’altitudine compresa tra i 2200 e i 2600 metri sul livello del mare, è stato realizzato un vigneto di trenta ettari di superficie. È ancora in fase di test, perciò aspettiamo con ansia che arrivino le prime bottiglie.

Un vigneto nel cuore del deserto israeliano

Il vigneto del Negev, creato dal nulla nel sud di Israele, sta nascendo in mezzo al deserto. C’è voluto molto ingegno per adattarsi agli ostacoli imposti dal clima. La soluzione individuata è stata quella di un sistema di irrigazione a goccia controllato per via informatica.

Ritratto del vino in cifre: un giro intorno al mondo

Che posto occupa il vino nel mondo? Quali sono stati i principali cambiamenti che hanno interessato il mercato del vino a livello mondiale durante gli ultimi anni? Di seguito, vi offriamo uno spaccato sui numeri del vino a livello mondiale, in particolare in merito a produzione, consumi, vini biologici e tendenze del mercato previste per il 2020.

Le cifre da conoscere sulla produzione mondiale di vino

Ecco le cifre più significative che riguardano i livelli di produzione del vino a livello mondiale:

  • Con il 60% della produzione totale a livello mondiale, l’Europa costituisce il primo produttore di vino al mondo ;
  • I primi tre paesi produttori di vino del mondo sono l’Italia (54,8 milioni di ettolitri), la Spagna (44,4 milioni di ettolitri) e la Francia (49,1 milioni di ettolitri);
  • Gli Stati Uniti si trovano solo al quarto posto all’interno del mercato mondiale del vino, con una produzione di appena 23,9 milioni di ettolitri nel 2018 ;
  • La Francia ospita l’11% della superficie viticola mondiale (750.000 ettari).

La Francia viene spesso considerata essere la “patria del vino”; tuttavia non è il primo produttore a livello mondiale, e neppure in Europa.

Il consumo del vino nel mondo

Analizzando i numeri del mercato mondiale del vino, i dati riguardanti i consumi rivelano alcuni fatti molto interessanti. In particolare, tra le cifre più significative vogliamo mettere in primo piano le seguenti :

  • Nel 2019, il numero di bottiglie di vino che sono state consumate complessivamente nel mondo è rimasto stabile a 33 miliardi di bottiglie equivalenti ;
  • Sono 10 i paesi che consumano il 70% di tutto il vino che viene prodotto nel mondo ;
  • I primi tre mercati di esportazione sono costituiti da Stati Uniti, Regno Unito e Cina. Questi tre paesi insieme rappresentano il 50% del volume di affari a livello mondiale.
  • La Francia è il secondo consumatore di vino al mondo, con più di 3.500 milioni di bottiglie consumate nel 2019. Si colloca quindi dopo gli Stati Uniti e prima dell’Italia.

Tuttavia, il mercato del vino è attualmente interessato da un progressivo rallentamento nella crescita da quando, nel 2018, si è assistito ad un fenomeno di sovrapproduzione a livello mondiale.

Il vino biologico è il vino del futuro? Le cifre del vino biologico

Le abitudini dei consumatori di vino stanno cambiando e la scelta di vini biologici rappresenta una delle novità più importanti. I dati in cifre che riguardano i vini biologici nel mondo parlano chiaro :

  • Il consumo mondiale di bottiglie di vino biologico cresce ogni anno del 20% da ormai due anni, mentre negli anni precedenti questo fenomeno era solamente del 4%;
  • I principali paesi di produzione di vino biologico sono la Spagna (26%), l’Italia (25%) e la Francia (19%) ;
  • I paesi che consumano più vino biologico sono la Germania, a cui seguono la Francia e il Regno Unito. Gli Stati Uniti si collocano soltanto al quarto posto ;
  • Il mercato del vino biologico in Francia presenta un fatturato di 1 miliardo di euro ;
  • In Francia, la superficie dei vigneti che stanno effettuando un processo di conversione al biologico è aumentata del 63% dal 2018.

Ciononostante, il mercato del vino biologico rappresenta oggi appena il 3,7% del mercato complessivo del vino.

Il mercato del vino nel mondo: le tendenze per il 2020

Il mercato mondiale del vino è stato segnato nel 2020 da due eventi epocali: il coronavirus e i mutamenti nel mercato dell’export. Ecco le conseguenze :

  • 1 miliardo di litri di vino in esubero proveniente dal mercato europeo saranno probabilmente destinati alla distilleria ;
  • L’imposizione di dazi aggiuntivi sui vini stranieri nel mercato cinese e americano può portare a un calo del 14% delle esportazioni annuali di vino.

Il mercato mondiale del vino è in continua evoluzione. I gusti dei consumatori stanno cambiando a favore di vini più leggeri che si consumano più facilmente. Inoltre, il vino biologico, che si erge sul concetto di “consumare meno e meglio”, sta avendo molto successo. Tuttavia, i dati del mercato mondiale del vino suggeriscono che l’anno 2020 segnerà una vera e propria inversione di tendenza per i professionisti del vino.