AI: un alleato per l’industria vinicola

L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante, persino in un settore dalla fama consolidata come quello del vino. Ne è prova la proliferazione di soluzioni sviluppate da startup all’avanguardia. Utilizzando tali innovazioni correttamente, gli operatori del settore vitivinicolo possono affrontare numerose sfide, e possono farlo in modo efficace e tempestivo.

In breve:

  • Come funziona l’intelligenza artificiale?
  • Il vigneto visto dall’alto
  • Dalla degustazione all’acquisto
  • Il futuro dell’umanità

Come funziona l’intelligenza artificiale?

Riprodurre le capacità cognitive umane: questo è il principio dell’intelligenza artificiale. Creata negli anni Sessanta e resa popolare con ChatGPT, questa tecnologia influenza la nostra vita quotidiana sempre di più, generando sia preoccupazioni che grandi aspettative.  “L’intelligenza artificiale è solo uno strumento in più“, spiega Charles Nespoulous, presidente di Chouette startup e membro del Consiglio di amministrazione di WineTech*. Offre un doppio vantaggio: “automatizzare attività ripetitive e dispendiose in termini di tempo” ed “elaborare enormi quantità di dati per fornire rapidamente le informazioni giuste nel posto giusto, nel momento giusto e nel formato appropriato”. L’IA risulta rilevante quando offre “un ritorno sugli investimenti” in risposta a problemi specifici. D’altra parte, il cambiamento climatico sta portando i viticoltori a cambiare le loro pratiche. “Attualmente, un errore di gestione su un terreno può mettere in pericolo l’intera produzione, soprattutto considerando che l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei materiali sta restringendo i margini di manovra”. È qui che l’intelligenza artificiale fa la differenza.

Il vigneto visto dall’alto

Solamente dall’1% al 3% delle viti viene controllato ogni settimana“, afferma Charles Nespoulous. Dal 2015, Chouette si impegna a promuovere il monitoraggio delle vigne attraverso questa tecnologia. Ma qual è il principio che ne sta alla base? Si tratta di un sensore montato sul trattore, il quale genera immagini che vengono recuperate dai server e poi elaborate attraverso degli algoritmi. “L’intelligenza artificiale è stata addestrata per esaminare fino a 70 elementi diversi, utilizzando un database di 35 milioni di immagini provenienti da tutte le regioni viticole.” Questo processo permette un’analisi accurata delle condizioni delle viti – potenziali malattie, stato di salute, e così via – e, soprattutto, fornisce raccomandazioni pratiche per evitare perdite nella resa, aumentare la qualità ed ottimizzare le decisioni operative, come ad esempio le strategie di trattamento.

Dalla degustazione all’acquisto

Gradualmente, l’intelligenza artificiale si sta espandendo a tutti gli anelli della catena del vino, specialmente per quanto riguarda la parte di marketing per creare descrizioni, etichette o persino il vetro. Per questo motivo, l’impresa di Bourdeaux Winespace ha sviluppato Tastee, vincitore della “Best New Business Solution” del V d’Or del 2024.“Questo algoritmo è in grado di analizzare tutti i tipi di commenti testuali  di degustazione e di estrapolarne tutte le caratteristiche organolettiche di un dato vino. Questo consente di confrontare profili diversi, segmentarli e classificarli in base all’annata, oltre che a modellare l’evoluzione del gusto del vino, o persino studiare l’influenza del sughero sul prodotto” , spiega Julien Laithier, presidente di Winespace. Il Concours Mondial de Bruxelles  (Bruxelles World Contest) lo ha utilizzato per sintetizzare le migliaia di relazioni di degustazione, ottenendo quindi un resoconto ponderato completo per ogni vino (punti di forza, criticità, profilo aromatico e gustativo). Pioniere della realtà virtuale nel mondo vinicolo, WineVision offre visite immersive a 360°: vigneto, cantina, botti… Con l’integrazione di questo strumento nel sito web delle aziende vinicole è possibile accedere al tour virtuale da diversi dispositivi (visori per realtà virtuale, telefoni, tablet…), utilizzando un chatbot con l’avatar del viticoltore per rispondere alle richieste dei consumatori e trasformando questa esperienza in uno showroom virtuale interattivo attraverso un codice QR apposto sulle bottiglie.

Il futuro dell’umanità

Un visitatore virtuale su 5 vuole successivamente visitare le strutture di persona”, afferma Matthieu Varon. Per il co-fondatore di WineVision, “questo strumento di comunicazione aiuta il viticoltore a differenziare e ad accompagnare l’acquisto ogni volta che il volume delle vendite aumenta”. Riduzione del consumo, impronta di carbonio, falsificazione… L’elenco delle sfide a cui l’intelligenza artificiale può rispondere è lunga. Offre un potenziale immenso, anche se ha anche i suoi limiti. Ad esempio, all’ultima fiera di ProWein, la Moldavia ha presentato due vini ottenuti grazie all’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di supporto nel processo di produzione. Dopo una degustazione comparata, la maggior parte delle persone ha preferito comunque il vino prodotto da una mano umana.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

 ©_shutterstock

*Nata nel 2016, WineTech è una rete che collega, promuove e costituisce aziende all’avanguardia nel settore vitivinicolo. Conta più di 130 startup tra i suoi membri.

Vini della Valle del Rodano: un’ode all’eclettismo

Il vigneto della Valle del Rodano, snodandosi per 250 km da nord a sud accanto al fiume che le dona il nome, è un luogo dove terroir e vini si intrecciano in un caleidoscopio di sfumature. Scopriamo le caratteristiche distintive di questa terra e i vitigni che ne plasmano l’essenza, esplorando uno dei vigneti più antichi al mondo.

In breve:

  • Antichità e modernità
  • La valle del Rodano settentrionale e le sue rinomate denominazioni
  • I 4 vitigni principali dell’area settentrionale della valle
  • Dirigendoci verso sud: esploriamo la valle del Rodano meridionale e l’affascinante arte dell’assemblaggio

Antichità e modernità

Sin dai tempi antichi, il vigneto lungo il Rodano è stato un punto di riferimento, coltivato fin dai tempi dei Romani. Nel XIV secolo, i suoi vini, noti come “Vini dei Papi”, hanno conquistato fama internazionale.

Attualmente, i vigneti abbracciano oltre 66.000 ettari di estensione viticola, equiparabili a “quasi 70.000 campi da rugby“, secondo gli attori locali. La Valle del Rodano rappresenta il secondo più grande vigneto francese dopo Bordeaux, producendo nel 2023 un totale di 2,4 milioni di ettolitri di vino. Nel 2023 un totale di 5.000 aziende vitivinicole ha contribuito alla produzione di ben 2,4 milioni di ettolitri di vino. 

Questi vigneti offrono una gamma vastissima di vini. I rossi dominano il panorama vinicolo, rappresentando il 74% del panorama vinicolo, affiancati dai  vini bianchi fermi e dai rosati, senza dimenticare i vini leggeri naturali e agli spumanti.

Con le sue 31 AOC (Appellation d’Origine Contrôlée), di cui 17 cru, questo vasto vigneto si divide in due aree distinte: la settentrionale e la meridionale, ognuna con caratteristiche di suolo, clima e vitigni peculiari. È da notare inoltre che anche altre zone, come Vivarias o Luberon, oltre a Diois, più distante dal Rodano, fanno parte della regione.

La valle del Rodano settentrionale e le sue rinomate denominazioni

Nella Valle del Rodano settentrionale, le vigne si arrampicano su magnifiche colline terrazzate con muretti di pietra, su suoli granitici e scistosi. Il clima della zona è temperato, con una leggera influenza continentale, caratterizzata da una brezza che scende in profondità verso valle. Percorrendo il Rodano da nord a sud, si susseguono le prestigiose denominazioni di Côte-Rôtie, Condrieu, Saint-Joseph, Hermitage, Cornas…

I 4 vitigni principali dell’area settentrionale della valle

Per quanto riguarda i vini rossi, il Syrah domina la scena come vitigno principale. Questa varietà produce vini robusti e aromatici, ricchi di note di frutti rossi e neri, violette e sottili accenti di spezie, pepe e liquirizia, caratteristici di questo vitigno.

Per quanto riguarda i bianchi, il Viognier, il Marsanne ed il Roussanne si distinguono.  Il Viognier, in particolare, offre un gusto morbido e dolce, con un bouquet aromatico che evoca frutti gialli come mango, pera, albicocca e delicati fiori bianchi.  Questo vitigno costituisce il 100% dei vini denominati Andrieu e Château-Grillet. In alcune occasioni, ad esempio in Côte-Rôtie, il Viognier è utilizzato come componente complementare al Syrah.

Il Roussanne, con la sua raffinata eleganza, rilascia delicati profumi floreali che spaziano dal caprifoglio all’iris.  Spesso si unisce alla vigorosa Marsanne, che offre intensi aromi di frutta secca, soprattutto nelle rinomate denominazioni di Saint-Joseph o Hermitage.

Dirigendoci verso sud: esploriamo la valle del Rodano meridionale e l’affascinante arte dell’assemblaggio

Il vigneto meridionale si estende su altipiani e colline dai dolci pendii. Qui, i terreni sono composti da argilla mescolata a ghiaia, sabbia e ciottoli.  Il sole splende per 2.800 ore all’anno, mentre un vento secco e vigoroso, il mistral, spazza via le nuvole e riduce l’umidità.

L’arte dell’assemblaggio

Qui i numerosi vitigni presenti vengono mescolati per la vinificazione. Tra i rossi, il Grenache regna sovrano, dando vita a vini con un profilo aromatico dominato da frutti neri, come ribes e mora. Con il passare del tempo, emergono sfumature speziate e di legno di quercia. È comune trovarlo assemblato con Syrah, Mourvèdre, oppure anche con Cinsault e Cariñena. 

Nella prestigiosa denominazione Châteauneuf-du-pape, l’assemblaggio dei vini rossi e bianchi può comprendere fino a 13varietà di uva diverse.  Il Grenache nero primeggia tra i rossi e si sviluppa splendidamente nel suolo composto dai ciottoli trasportati dal fiume Rodano. Questi suoli catturano il calore del sole durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la notte.

Nella parte meridionale della valle, i vini rosati sono spesso realizzati dall’assemblaggio delle stesse uve utilizzate per i rossi.  Questa pratica è particolarmente evidente nella denominazione Tavel, la più antica denominazione francese dedicata esclusivamente ai vini rosati.

Per quanto riguarda i vini bianchi, gli assemblaggi comprendono varietà come Grenache bianco, Clairette, Bourboulenc, Roussane, Marsanne e Vermentino, tra le altre.

Da nord a sud, dalla leggerezza dei vini giovani alla complessità dei vini invecchiati, l’offerta vinicola della valle del Rodano è un’occasione imperdibile per assaporare i nettari leggendari di questa regione ed esplorare le nuove denominazioni in rapida ascesa, come Rasteau, Cairanne e molte altre.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Fonti: www.vins-rhone.com , Anne Schoendoerffer

 ©AdobeStock_Africa Studio

Scopri i vigneti di Bordeaux tra le sponde dei suoi fiumi: quali delizie attendono il tuo palato?

I vini di Bordeaux sono da sempre protagonisti nelle conversazioni degli intenditori. Questo vigneto, con le sue 65 AOC (Appellation d’Origine Contrôlée), vanta terroir di straordinaria bellezza. Ma dove dovresti dirigerti per soddisfare il tuo palato? Sponda sinistra o sponda destra?  O magari restare nell’incantevole regione di Entre-deux-Mers?  (Ri)scopriamo insieme tutto ciò che c’è da sapere su questa rinomata regione vinicola.

In sintesi:

  • Un’immagine del vigneto di Bordeaux
  • Sponda sinistra, sponda destra o Entre-deux-Mers?
  • I magnifici terroir della sponda destra
  • I rinomati Châteaux della sponda sinistra
  • Entre-deux-Mers: dove il colore è bianco

Un’immagine del vigneto di Bordeaux

Il vigneto di Bordeaux si estende su una superficie di 108.000 ettari di vigne, dove lavorano 5.300 viticoltori, 29 cantine cooperative, 3 sindacati e 300 commercianti. Questo vigneto genera 60.000 posti di lavoro diretti e indiretti, che rappresentano una parte insostituibile dell’economia locale.

Nel 2022, la produzione è stata di 4,1 milioni di ettolitri, equivalente a circa 548 milioni di bottiglie. Come recita un vecchio detto della regione, “18 bottiglie di vino di Bordeaux vengono vendute ogni secondo nel mondo”.  La maggior parte della produzione è dedicata ai vini rossi, rappresentando l’85% del totale, seguiti da vini bianchi (7%), rosati (4%) e spumanti (2%).

Sponda sinistra, sponda destra o Entre-deux-Mers?

Il vigneto di Bordeaux si distingue per la sua geografia unica. Per comprendere le sue 65 AOC, che costituiscono un quarto delle denominazioni francesi, dobbiamo esplorare le sue tre principali regioni.

Tutto ha origine dall’estuario della Gironda, con la Garonna e la Dordogna che si uniscono. La sponda destra si estende a nord della Dordogna, mentre la sponda sinistra si trova a sud della Garonna. L’area di Entre-deux-Mers, letteralmente “tra due mari”, si sviluppa tra i due fiumi.

I magnifici terroir della sponda destra

A nord di Bordeaux sorgono i rinomati vini cru, con le prestigiose denominazioni di Saint-Emilion e Pomerol, che vantano nomi come Château Ausone, Château Cheval Blanc e il famoso Petrus.

Caratterizzati da un clima temperato e suoli argillosi (arricchiti anche di calcare, sabbia e ghiaia) questi vini sono principalmente a base di Merlot, utilizzato a  Saint-Emilion o Pomerol sia in purezza che in assemblaggio con Cabernet Franc o Cabernet Sauvignon.

I vini della sponda destra sono noti per il loro carattere morbido ed equilibrato. In generale, hanno un sapore migliore quando sono giovani rispetto ai vini della sponda sinistra.

I rinomati Châteaux della sponda sinistra

A sud di Bordeaux, nei pressi della città, si ergono i maestosi Châteaux (“castelli”), tra cui Château Margaux, Château Cos d’Estournel, Château Haut-Brion, Château Lafite-Rothschild e Château Mouton-Rothschild. Questi vigneti sono famosissimi a livello internazionale non solo per la loro bellezza, ma anche per le loro prestigiose classificazioni: la classificazione ufficiale dei vini Médoc del 1855, la classificazione dei cru di Graves del 1953 e la classificazione ufficiale di Sauternes del 1855.

Qui il Cabernet Sauvignon regna sovrano, assemblato con il Merlot (in proporzione minore) per produrre vini potenti la cui eccellenza continua a perfezionarsi nel corso degli anni. 

Per i vini bianchi, la zona di Sauternes è rinomata per vitigni eccezionali come Château Yquem, Sémillon e Sauvignon Blanc, utilizzati per grandi vini bianchi liquorosi. Il microclima unico di questa terra favorisce lo sviluppo di un fungo, la botrite, che contribuisce alla produzione di questi nettari degli dèi.

Entre-deux-Mers: dove il colore è bianco

Situata tra Garonna e Dordogna, Entre-deux-Mers è la più vasta regione vinicola di Bordeaux, nota soprattutto per i suoi vini bianchi. Il Sauvignon Blanc è qui il protagonista, assemblato con Sémillon e Muscadelle.  A partire dal 2023, anche i vini rossi di questa zona hanno ottenuto la denominazione d’origine controllata.

In conclusione, che tu preferisca la sponda sinistra, la sponda destra o Entre-deux-Mers, il vigneto di Bordeaux si rinnova costantemente, ponendo al centro dei suoi sforzi i consumatori e offrendo soluzioni più accessibili e sostenibili sia per quanto riguarda il vino che il packaging, grazie all’impegno dei viticoltori che si dedicano alla tutela dell’ambiente.  (Ri)scopri i tesori di questa regione seguendo le strade del vino di Bordeaux.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

Fonti: www.bordeaux.com/fr , Anne Schoendoerffer  ©AdobeStock_Igor Normann

Quali sono i punti di forza e le tendenze dei consumatori di vino biologico in Francia?

Nel quadro dell’Osservatorio europeo del mercato del vino biologico, a settembre 2023, gli organizzatori dell’esposizione Millésime Bio* hanno intervistato 1.054 consumatori di vini biologici tramite la società di consulenza Circana, con l’obiettivo di comprendere le categorie di consumatori francesi di tali vini. Quali sono i punti di forza di questo mercato? Quali sono le tendenze positive? Di seguito sono riportati i risultati di questo studio.

In breve:

  • Qual è la situazione del mercato?
  • Quali sono i punti di forza del mercato del vino biologico?
  • Quali sono le tendenze positive relative all’acquisto di vino biologico?
  • Quanto costa e perché scegliere un vino biologico?

Qual è la situazione del mercato?

Nonostante le sfide nel mercato vitivinicolo e degli alimenti biologici, il settore vitivinicolo biologico mostra una robusta performance. Con un aumento delle vendite del 6,3% nel 2022, secondo Nicolas Richarme, presidente di Sudvinbio, questo mercato è in crescita. In 5 anni, la sua dimensione è cresciuta del 50%, passando da 444 milioni di euro nel 2012 a 1.463 milioni nel 2022. Parallelamente, i vigneti francesi stanno sempre più abbracciando la conversione al biologico, con una crescita dell’estensione delle coltivazioni da 78.471 ettari nel 2017 a 170.806 nel 2022.

Quali sono i punti di forza del mercato del vino biologico?

La sopravvivenza dei vini biologici è dovuta alla specificità dei loro canali di distribuzione. Il primo punto di forza, secondo Nicolas Richarme, è la vendita diretta, che costituisce il 30% delle vendite totali e ha registrato una crescita del 5% nel 2022. Un ulteriore punto di forza è l’export, che rappresenta il 38% delle vendite (con un aumento del 2% nel 2022). Come evidenzia Christophe Ferreira, consulente di Circana, “Nell’export il margine di crescita è significativo”.

Questo trend positivo si riflette anche nel settore caffè, hotel e ristoranti -CHR- (+12%), e nelle cantine (+8%). Questi risultati compensano la diminuzione nei canali di distribuzione dei supermercati (-7%) e dei negozi specializzati nella vendita di prodotti biologici (-7%).

Quali sono le tendenze positive relative all’acquisto di vino biologico?

Questo settore continua ad attrarre nuovi clienti. “Negli ultimi 12 mesi è stato registrato il 39% di nuovi acquirenti di vino biologico, dei quali il 12% ha un’età inferiore ai 25 anni, un dato che corrisponde a un profilo di consumatore più giovane”. Questi nuovi acquirenti mostrano anche una maggiore eterogeneità sociale, come riferisce Christophe Ferreira.

Aumento degli acquisti

Il 37% degli acquirenti ha aumentato gli acquisti di vino biologico nel corso dell’anno, mentre l’11% li ha ridotti. Per quanto riguarda il futuro, il 32% prevede di aumentare ulteriormente gli acquisti, mentre il 12% ha intenzione di diminuirli.

La ciliegina sulla torta? Gli stessi consumatori di vino biologico stanno contribuendo a far crescere il mercato del biologico. Come? Il 92% di questi acquirenti si orienta verso un approccio misto (biologico e non biologico), acquistando in media il 42% di vini biologici e il 58% di vini non biologici. Tuttavia, è interessante notare che coloro che hanno intenzione di aumentare i propri acquisti di vino biologico sono più numerosi di quelli che intendono incrementare gli acquisti di vino non biologico.

Quanto costa e perché scegliere un vino biologico?

Quanto costa?

Sempre più consumatori cercano vini di qualità, e la qualità è sempre più spesso associata al vino biologico. Per un prezzo compreso tra i 5 e i 10 euro, il 27% dei consumatori di vino biologico ritiene che sia fondamentale poter contare su un vino biologico, mentre il 36% lo ritiene un requisito importante qualora il prezzo sia superiore ai 15 euro.

Perché i consumatori acquistano vini biologici?

Il 71% dei consumatori di vino biologico  mostra preoccupazione per le tematiche ambientali. La fiducia e la salute sono anch’esse valori rilevanti quando si tratta di consumare vino. Tuttavia, il 33% di questi consumatori afferma di adottare un approccio “passivo” nei confronti dei vini biologici: il criterio biologico non è necessariamente il primo durante l’acquisto, ma questi consumatori scelgono vini biologici in quanto consigliati o comunque preferiti.

Come evidenzia Christophe Ferreira, “il mercato del vino biologico presenta un profilo atipico rispetto ad altri prodotti del settore biologico”, con prospettive di crescita incoraggianti e un trend positivo nei consumi.

 Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini,©Canva_shotprime

Fonti: AgenceBio, MillésimeBio/Sudvinbio

* Il salone Millésime Bio, il più grande evento dedicato al vino biologico a livello mondiale, si terrà per la sua trentunesima edizione a Montpellier. L’evento si svolgerà in modalità virtuale dal 22 al 23 gennaio 2024 e in modalità presenziale dal 29 al 31 gennaio 2024.

Roma: esplorando i vigneti del Lazio

Quando pensiamo a Roma, ci vengono in mente il Colosseo, il Vaticano, il Pantheon, e tutta l’energia della capitale d’Italia, ma cosa sappiamo dei suoi vigneti? All’estero, i vini del Lazio sono poco conosciuti: qual è la loro storia e quali sono i suoi vitigni? Scopriamo questi vigneti millenari che, grazie alle nuove generazioni, si stanno facendo conoscere a livello internazionale.

In breve:

  • I vigneti del Lazio
  • I vitigni autoctoni
  • Enoturismo in Lazio

I vini del Lazio : tra patrimonio millenario e modernità

Il vino nel Lazio ha una storia che risale al periodo etrusco e la sua produzione all’età antica. Nella Roma antica, erano già presenti terreni coltivati a vite, e in tutto l’Impero Romano i vini di questo territorio godevano di una buona reputazione. Questa tradizione vinicola si è mantenuta per secoli. Oggi, grazie alle nuove generazioni, soprattutto quelle femminili, questa storia vitivinicola plurimillenaria si è proiettata nel XXI secolo. Un esempio è il vigneto Merumalia, gestito da due giovani donne che coniugano la tradizione vitivinicola con l’agricoltura biologica da un lato e la modernità del luogo e dei vini dall’altro. Un altro esempio è Casale Vallechiesa, dove si punta sull’innovazione per migliorare sia l’esperienza dei clienti che la produzione attraverso la blockchain.

I vigneti del Lazio

La capitale è circondata da 18.000 ettari di vigneti, distribuiti principalmente su dolci colline. Nonostante i cambiamenti climatici, il clima mediterraneo è ancora favorevole alla coltivazione della vite. I terreni sono eterogenei e spaziano dal suolo vulcanico a quello argilloso

Le aziende produttrici praticano l’agricoltura biologica dal 2014. Secondo l’ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio), il 14% dei vigneti regionali è coltivato ad agricoltura biologica (il 45% in più rispetto al 2014).

In media, le 400 cantine del Lazio producono 0,8 milioni di ettolitri di vino all’anno, di cui il 75% è composto dalla produzione di vino bianco e il 25% di vino rosso. Su 6 I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta) e 27 D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta), venti sono dedicate alla produzione di vino bianco.

I vini del Lazio, conosciuti fino a poco fa principalmente solo a livello locale, oggi sono consumati anche al di fuori di esso. Secondo le stime Istat-Qualivita, le esportazioni di vini “made in Lazio” sono infatti aumentate di oltre il 20,4% rispetto al 2020.

I vitigni autoctoni

La personalità dei vini laziali deriva dai suoi vitigni autoctoni, già presenti da secoli. Il registro regionale delle varietà di vite da vino registra 94 varietà di uve, di cui 45 a bacca bianca, 42 a bacca nera, 2 a bacca rosata e 1 a bacca grigia.

Per quanto riguarda il vino bianco, i protagonisti autoctoni sono il Trebbiano e la Malvasia. In particolare, nella D.O.P. Frascati, una delle denominazioni più emblematiche di questa regione, l’assemblaggio è realizzato con uve Malvasia, Trebbiano e Bellone. Questi vini sono caratterizzati da note fresche e vigorose.

Quando invece si parla di vino rosso, il re indiscusso è il Cesanese, a bassa resa ed a maturazione tardiva. Quest’uva trasmette piacevoli note di ciliegia e sentori speziati. Tra i vitigni autoctoni a bacca rossa possiamo citare anche il robusto Nero Buono.

Enoturismo in Lazio

In Lazio l’enoturismo si fonde con la ricchezza culturale e la gastronomia. Dai siti antichi alla frizzante vita cittadina, dai Musei Vaticani alla gastronomia ed ai vini, c’è tutto quello che serve per apprezzare una ricca esperienza di enoturismo. Tanto i vigneti a conduzione familiare, come ad esempio Villa Simone, quanto le cantine cooperative di qualità superiore, come Cincinnato, aprono tutti i giorni le loro porte a visitatrici e visitatori. E poiché la tradizione lo richiede, i romani vanno, ancora oggi, a prendere il vino direttamente in vigna. Ci si porta la damigiana, per un’esperienza più romantica, o più semplicemente si prende sul luogo una pratica Bag in Box, l’opzione più moderna.

Avventurarsi alla scoperta di nuovi orizzonti enologici tra i vigneti del Lazio è senz’altro un’ottima idea.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini

©AdobeStock_margot

Fonti: https://www.arsial.it/ , Anne Schoendoerffer

I vini Sable de Carmague conquistano a pieno titolo la loro AOP

o Scoprite tutto sulla nuova AOP dei vini Sable de Camargue I vini Sable de Camargue hanno appena ottenuto la denominazione di origine protetta “Sable de Camargue”. Qual è il terroir alla base di questa denominazione e perché si usano i termini “gris” o “gris de gris”? Diamo un’occhiata a questa denominazione specifica di Lido, dove la sabbia domina il territorio.

In breve:

  • Il vigneto Sable de Camargue
  • Un vigneto prefilosserico
  • Gris o gris de gris?

Il vigneto Sable de Camargue

Raggiungete il Lido, situato tra Sète e Saintes-Maries-de-la-Mer, passando per Marseillan, Le Grau du Roi, Aigues-Mortes oltre ad altre cittadine, e ammirate i 3.000 ettari di vigne piantate nella sabbia. Un paesaggio unico che si dirama tra laghi e saline, che brilla di sfumature color rosa, dalle quali si stagliano le sagome dei fenicotteri, l’emblema di questa denominazione. Ma non è tutto. In questo terreno arido, molto permeabile alla brezza, la biodiversità dell’ambiente è eccezionale. Qui più di 1.000 specie di flora e fauna godono di 300 giorni di sole all’anno.

Dai piccoli viticoltori che lavorano pochi filari di viti in aziende a conduzione familiare, fino a uno dei più grandi vigneti d’Europa, sono 89 le aziende che si dedicano a questo vigneto, destinato per il 90% all’agricoltura biologica o in procinto di convertirsi al biologico. Come sottolinea l’Organisme de Défense et de Gestion (ODG) Sable de Camargue: “Siamo una delle poche denominazioni a poter affermare che tutti o quasi tutti i nostri vigneti sono coltivati con metodo biologico”.

Un vigneto prefilosserico

Alla fine del XIX secolo, la fillossera, un afide parassita proveniente dagli Stati Uniti, ha invaso milioni di ettari di vigneti in Europa e nel mondo. Questo minuscolo insetto di 0,5 mm continua a proliferare, tranne che in alcuni Paesi, come il Cile, o in alcune parcelle, spesso protette da muri come il clos Cristal nella Valle della Loira, nel terroir di Sable de Camargue che per natura, grazie alla sua consistenza sabbiosa, impedisce la formazione di gallerie attraverso le quali l’afide si diffonde. Per questo motivo le viti non sono innestate su ceppi americani resistenti, a differenza della stragrande maggioranza dei vigneti del mondo.

Gris o gris de gris?

Gris o gris de gris: è tutto legato a questo vitigno e alla presenza o meno dell’assemblaggio. Se si degusta un vino AOP Sable de Camargue Gris de gris, si tratta di una Grenache Gris al 100%, mentre se si opta per un Gris, si tratta invece di un vino ottenuto attraverso un assemblaggio. Nel terroir della Camargue, i principali vitigni sono la Grenache Noir, il Merlot e la Grenache Gris. Ci sono anche il Cinsault, il Cabernet Sauvignon, il Cabernet Franc, lo Chardonnay, la Grenache Blanc e il Carignan.

Per quanto riguarda la vinificazione, come sottolinea la guida Hachette: “il vino gris si ottiene vinificando in bianco uve a buccia scura (nera o grigia) mediante pressatura diretta e senza macerazione. È un rosato di colore chiaro”.

Dal punto di vista del colore, il Gris e il Gris de gris sono diversi dai vini rosati “tradizionali”. Il loro colore è molto chiaro, con una leggera tonalità salmone.

I monaci benedettini avevano ragione quando nel VII secolo piantarono le viti nel comune di Saint Laurent d’Aigouze, nel sud del dipartimento del Gard, nella regione dell’Occitania. Questa nuova AOP di vini Sable de Camargue si distingue per la sua grande unicità.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini ©AdobeStock_Rostislav Sedlacek

Fonti: www.vin-sable-camargue.com, www.hachette-vins.com

Alla scoperta dei Climat di Borgogna.

Conoscete i Climat di Borgogna? Attenzione, non parliamo di previsioni del tempo, tutt’altro. Stiamo parlando di un tesoro vitivinicolo. Volete sapere quale tesoro? Cosa si cela al suo interno? Qual è la sua storia? Andiamo alla scoperta di questo vigneto appena inaugurato in 3 località differenti, la città dei Climat e i vini della Borgogna.

In breve:

  • Che cos’è un Climat di Borgogna?
  • Una storia lunga secoli
  • Il vigneto di Borgogna
  • 1 “Città dei Climat e dei vini di Borgogna ” in 3 diverse località

Che cos’è un Climat di Borgogna?

La parola “Climat”, con la C maiuscola, è il termine utilizzato in Borgogna per indicare il terroir viticolo. Si riferisce a una parcella di vigna delimitata, denominata e sfruttata dall’uomo, spesso per secoli. Ogni Climat ha caratteristiche geologiche, idrometriche e di esposizione proprie. Nella loro parcella, viticoltrici e viticoltori lavorano con una produzione di un singolo vitigno, vendemmiando e vinificando ogni vite separatamente. Il vino che ne deriva prende il nome del Climat da cui proviene.

Una storia lunga secoli

L’identità dei Climat e dei rispettivi vini è nata nel VI secolo in corrispondenza delle celebri Côtes de Nuits e Côte de Beaune. Nel corso dei secoli, monaci, duchi, parlamentari borghesi, mercanti e viticoltori hanno costruito il vigneto dei Climat. Sono esattamente 1247, delimitati da muri, recinzioni, casette e sentieri, come in un mosaico impressionista. La creazione delle AOC nel 1935 ha sancito ufficialmente l’identità dei Climat e dei loro vini. Dal 4 luglio 2015, i Climat di Borgogna sono stati iscritti nella prestigiosa Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Si tratta di un evento senza precedenti che riconosce il “valore universale ed eccezionale” dell’opera congiunta dell’uomo e della natura.

Il vigneto di Borgogna

Il vigneto si estende per 230 chilometri da nord a sud, da Chablis a Mâcon, per un totale di 30.052 ettari di terreno. È gestito da 3.577 aziende, 16 cantine cooperative e 266 distributori diversi. La produzione annua è di 1,45 milioni di ettolitri, con il 60% della produzione che è costituita da vini bianchi, il 29% da vini rossi e rosati e l’11% da Crémant de Bourgogne. Ogni anno vengono vendute oltre 200 milioni di bottiglie, metà delle quali sono destinate all’esportazione.

Tra le 84 AOC (Appellation d’Origine Contrôlée) della Borgogna spiccano la Côte de Nuits e le sue denominazioni più emblematiche, come Grevrey-Chambertin, Nuits-Saint-Georges, Vougeot e Vosne-Romanée, dove si trova uno dei vigneti più prestigiosi al mondo: il Domaine de la Romanée-Conti.

Anche la Côte de Beaune tra Pommard, Volnay o Montrachet, un meraviglioso grand cru di primo livello per i vini bianchi secchi. Come aneddoto, il suo Climat Montrachet esprime l’assenza di vegetazione sulla sommità della collina.

1 “Città dei Climat e dei vini di Borgogna” in 3 diverse località

La città, che è stata inaugurata ufficialmente nel giugno 2023, è stata pensata attorno a 3 località: Chablis, Beaune e Mâcon. Ma qual è il suo obiettivo? Far scoprire il patrimonio viticolo e la cultura del mondo della viticoltura e del vino nella regione della Borgogna, da nord a sud.

A Chablis, i vigneti della Borgogna settentrionale, ci sono Chablisien, Grand Auxerrois e Châtillonnais, che si trovano nella stalla del Petit Pontigny, un edificio storico risalente al Medioevo.

A Mâcon, le sedi dell’Ufficio Interprofessionale dei Vini di Borgogna (BIVB) mettono in risalto i vigneti.

A Beaune, la più grande delle tre città, troviamo l’identità integrale della Borgogna e dei suoi Climats. Qui vengono presentate le peculiarità di tutte le zone viticole della Borgogna: Chablis, Grand Auxerrois, Châtillonnais, Côte de Nuits, Côte de Beaune, Côte Chalonnaise e Mâcon.

La Borgogna, con il suo Pinot Nero e lo Chardonnay, i vitigni per eccellenza di questo vigneto, dà luogo a un vero e proprio invito a scoprire i suoi Climat, le sue città e i suoi vini.

Anne Schoendoerffer ,traduzione di Anna Monini, © AdobeStock_photographyfirm 

Fonte: https://www.citeclimatsvins-bourgogne.com/ https://www.vins-bourgogne.fr/

Prendete parte al primo registro internazionale online di antichi vigneti

Alla fine di giugno del 2023 è stato lanciato via Zoom “The Old Vine Registry”: il primo registro internazionale dedicato ai vigneti antichi, ospitato da Jancis Robinson MW. Si tratta di un invito a tutti i viticoltori del mondo che vogliono far crescere questo prezioso patrimonio di informazioni online. Ma a quale scopo? E a chi è rivolto? Scopri i dettagli di questo meraviglioso progetto cooperativo liberamente accessibile.

In breve

  • Com’è nato l’Old Vine Registry?
  • Come dare il proprio contributo ?
  • Quali vigneti possono essere registrati?
  • Quali sono gli obiettivi?
  • A chi si rivolge e perché?

Com’è nato l’Old Vine Registry?

Tutto è iniziato con la famosa e affascinante Master of Wine (MW) Jancis Robinson. A partire dal 2000, Jancis e il suo gruppo hanno iniziato a scrivere articoli sul patrimonio di antichi vigneti. Con il tempo sono riusciti a creare un registro in un semplice foglio di calcolo. L’idea era di tenere traccia degli antichi vigneti e dei vini che essi producono, poiché sottovalutati e a rischio. I risultati sono evidenti: questi vigneti fanno parte del nostro patrimonio storico, culturale e scientifico. Allo stesso tempo dall’altra parte del mondo, in Sudafrica, Rosa Kruger (attuale fondatrice e presidente del progetto Old Vine) ha fatto lo stesso lavoro con i vigneti antichi di Città del Capo perché, come ha sottolineato durante la conferenza, in Sudafrica: “Non puoi vendere vino se i vigneti non sono registrati, e questo vale dal 1900.” Così, questo umile foglio di calcolo è andato arricchendosi nel tempo con nuove informazioni e adesioni. Questo processo ha poi visto un’accelerazione in seguito al lancio della Old Vine Conference da parte di Sarah Abbott MW. 

Fino ad arrivare ad oggi, dove su www.oldvineregistry.org, con pochi click possiamo scoprire tutti i vigneti censiti. In Francia, ad esempio, il vigneto più antico registrato è del 1800. Si trova a Bordeaux e appartiene alla denominazione di origine Pessac Léognan.

Come dare il proprio contributo?

Ogni apporto è ben accetto. Potete registrare il vostro antico vigneto o uno di cui siete a conoscenza. È sufficiente compilare il modulo online per inoltrare la propria segnalazione per la relativa valutazione. Al fine di arricchire e dare impulso a questa banca dati occorre includere il maggior numero possibile di informazioni.

Quali vigneti possono essere registrati?

Per poter essere inseriti all’interno di questo registro, i vigneti devono avere almeno 35 anni. Questo requisito di età minima corrisponde ai criteri stabiliti da parte di diverse organizzazioni a livello mondiale, in particolare l’Old Vine Conference, la sudafricana Old Vine Project, Barossa Valley’s Old Vine Charter e molte altre.

Quali sono gli obiettivi?

L’obiettivo principale è quello di rendere questo registro la fonte più affidabile e specializzata sui vigneti e le cantine più antiche del mondo, ma anche di stabilire legami tra le persone e i vigneti per garantire, direttamente e indirettamente, la loro conservazione. Come sottolinea Alder Yarrow, blogger statunitense e redattore di jancisrobinson.com, “la gente deve provare i vini di questi vecchi vigneti, se non comprarli, altrimenti si rischia che non siano più redditizi e che vengano addirittura dismessi”.

A chi si rivolge e perché?

A chi segue una formazione in materia di vino e viticoltura, ai ricercatori, agli appassionati di vino, affinché possano sapere di più sulle eccellenze che hanno la fortuna di bere e per incoraggiarli a scoprire altri vini provenienti da vigneti antichi. Si tratta anche di un modo per mettere in contatto chi compra vino con chi si occupa dei vigneti, perché come sottolinea Tamlyn Currin, caporedattrice di JancisRobinson.com: “Amiamo queste storie legate ai vigneti antichi, perché sono davvero belle, ma soprattutto perché rappresentano un patrimonio straordinario. Questi vigneti sono resilienti. Hanno molte cose da insegnarci”.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini.

Fonte: www.oldvineregistry.org,©lorenza62/AdobeStock

Intorno ai vigneti istriani in Croazia

L’Istria con i suoi vigneti costituisce una destinazione unica. A due ore di viaggio da Venezia, nella parte nord-occidentale della Croazia, questi antichi vigneti sono oggi una realtà in piena fase di rinnovamento. Cogliamo l’occasione per andare alla scoperta di questi luoghi e per degustare il prodotto dei vitigni istriani.

In breve:

  • La penisola dell’Istria
  • I vigneti in Istria
  • Vitigni istriani
  • Un invito all’enoturismo

La penisola dell’Istria

Acque turchesi, colline, vigne terrazzate, ulivi, borghi medievali in cima alle colline, isole da sogno… lasciati prendere da questo paesaggio che circonda i vigneti della Croazia.  No, non siamo in Toscana o nel sud della Francia, ma in Istria, nel nord-ovest della Croazia. Circondata ad ovest dal Mare Adriatico, questa penisola confina con la Slovenia e l’Italia. Quando i croati parlano di questa regione, gli piace dire che si trova nel cuore dell’Europa, a metà strada tra l’equatore e il polo nord. Solo nel corso del secolo scorso, questa regione è passata dall’essere prima di nazionalità austro-ungarica, poi italiana, jugoslava e infine croata. Questa miscela di influenze spiegherebbe “perché i suoi abitanti si considerano prima di tutto istriani, anziché croati, sloveni o italiani. L’identità istriana è molto marcata e si riflette nei vini prodotti nel territorio di questa regione”.

I vigneti in Istria

La Croazia ospita 17.600 ettari di vigneti, occupati a loro volta da 1.575 produttori, dei quali 336 viticoltori/produttori superano i 5 ettari di proprietà. La produzione del paese per il 2022 è stata di 525.751 ettolitri, di cui il 76% di vino bianco, il 21% di vino rosso e il 3% di vino rosato.

E in Istria? Secondo Caroline Gilby, British Master of Wine: “L’Istria è la più piccola regione vitivinicola della Croazia, con soli 3.010 ettari, anche se una delle più famose”. Questo grazie, tra l’altro, alla collaborazione e all’incoraggiamento dei viticoltori che hanno creato l’associazione “Vinistra” nel 1994.  Oggi questa associazione riunisce la maggioranza dei rappresentanti del campo, con più di 120 membri.

Quali sono i suoi obiettivi? Migliorare e sviluppare la viticoltura e la vinificazione in Istria per diventare entro il 2030 la prima regione vitivinicola della Croazia.

Vitigni istriani

Qui a fare da star è un vitigno autoctono, comunemente noto come Malvasia, e in particolare il Malvasia istriano. Costituisce parte integrante dell’identità della regione e occupa solitamente il 70% dei vigneti.

Questo vitigno bianco offre aromi molto diversi a seconda del processo di vinificazione applicato. Per quanto riguarda i “Fresh malvasia”, non invecchiati in botte, il vino risulta potente in termini di acidità, intensità e sapidità. I vini invecchiati in botte, denominati “Aged malvasia”, offrono invece una maggiore complessità, con note floreali e di frutti gialli. Questo vitigno è utilizzato anche per vini arancioni, vini dolci e anche per lo spumante.

Per quanto riguarda i rossi, il vitigno autoctono principale è il Terrano.  Viene coltivato nella penisola istriana da oltre 600 anni. Nel XIX secolo era il vitigno più grande dell’Istria e copriva più dell’80% della superficie viticola. Oggi si estende su 250 ettari. Inizialmente si caratterizza per una certa tannicità, che poi cede il passo immediatamente a delicati aromi di frutti di bosco, con note di pepe.

Gli altri vitigni rossi della regione sono l’autoctono Refošk e gli internazionali Merlot e Cabernet sauvignon.

Un invito all’enoturismo

Questa penisola ricca di vini è un invito all’enoturismo. Il suo fascino si manifesta innanzitutto con la bellezza dei suoi paesaggi variegati tra la costa adriatica e i borghetti delle alture. Località come Motovun nell’entroterra, o Portec e le isole Brijuni sulla costa, sono luoghi magnifici dove la vita ha un sapore più dolce. La scelta è ampia: dalla vacanza culturale a quella naturalistica, dal relax in riva al mare alle degustazioni enogastronomiche. In questa penisola, la cucina mescola influenze mediterranee con quelle dell’Europa centrale. Unica e deliziosa, la cucina locale dà particolare risalto ai tartufi istriani. Anche l’offerta turistica è molto ricca. I vigneti si stanno aprendo al turismo enologico. Questo è il caso di Koslovic, dove è possibile degustare uno dei migliori vini locali su una collina con vista su vigne e uliveti istriani.

Anne Schoendoerffer, traduzione di Anna Monini, © PHANT/Adobestock

Fonti : https://vinistra.hr/en, https://concoursmondial.com/, Anne Schoendoerffer

Rivali in fatto di vino

Che cosa hanno in comune Austria, Bulgaria, Canada, Svizzera, India e Regno Unito? Sono tra i rivali individuati da FranceAgrimer nell’ultima indagine sulla concorrenza del mercato mondiale del vino.  Perché? Quali potenziali hanno questi paesi? Esaminiamo questi produttori molto diversi fra loro.

In breve:

  • I punti di forza di Bulgaria e Austria
  • Nelle terre del freddo: Canada e Svizzera
  • India e Regno Unito: quale potenziale per consumatori e produttori?

I punti di forza di Bulgaria e Austria

Da migliaia di anni la vite fa parte della cultura della Bulgaria. Offre una grande varietà di vigneti e vitigni, di cui il 30% sono autoctoni. Questi costituiscono i punti di forza del paese.  I 26.000 ettari di terreno dedicati alla produzione di vino sono coltivati principalmente da parte di piccole aziende agricole e da piccoli produttori che li usano per il proprio consumo personale. Le grandi aziende vitivinicole rappresentano solo il 6% di queste imprese, sebbene occupino il 64% della superficie viticola bulgara.  Secondo FranceAgriMer: “Per contrastare la mancanza di produttività dei vini bulgari, il Ministero dell’Agricoltura ha attuato una strategia nazionale per lo sviluppo del settore vitivinicolo 2022-2027.”

Anche l’Austria, con i suoi 42.835 ettari di vigneti, è uno dei paesi concorrenti. Ma quali sono i suoi punti di forza? L’esportazione dei suoi vini è aumentata del 50% tra il 2012 e il 2021. Tra i suoi clienti figurano Germania, Svizzera, paesi scandinavi e anche il Nord America. Questo settore sta riuscendo a valorizzare i propri vini bianchi ed è sempre più orientato verso la produzione di vini biologici. Ne è prova la presenza, durante l’ultima edizione del MillésimeBio 2023, del giovane viticoltore del vigneto Kremstal, che ha presentato 6 tipologie di vini bianchi, tra cui 2 spumanti, caratterizzati da un grande vigore e ottima bevibilità.

Nelle terre del freddo: Canada e Svizzera

In Canada non si vive certo di ghiaccio! Ben 13.000 ettari di vigneti sono dedicati esclusivamente al vino, per metà rosso e per metà bianco. Due terzi di questi vigneti si trovano in Ontario, un quarto nella Columbia Britannica e il resto in Quebec e Nuova Scozia.  La produzione, che si aggira intorno ai 650.000 ettolitri, è rimasta stabile negli ultimi 10 anni. La produzione copre solo il 10-20% del consumo interno.

In Svizzera le cifre sono simili. La Svizzera produce circa 600.000 ettolitri di vino su una superficie di circa 15.000 ettari. I vigneti si trovano principalmente nella regione della Svizzera romanda. Il vitigno principale è costituito dall’albilla. In questo paese montuoso, la cura della vite è molto difficile da praticare. Poiché la produzione nazionale non è sufficiente a soddisfare la domanda interna, oltre il 75% del vino consumato in Svizzera viene importato.

India e Regno Unito: quale potenziale per consumatori e produttori?

L’India è il più grande consumatore mondiale di… whisky!  Pur disponendo di 150.000 ettari di vigneti, solo l’1,6% di essi è dedicato al vino. L’85% è consumato nel mercato interno. Quali potenziali offre? Ha 1,4 miliardi di abitanti, di cui 485 milioni si trovano in età per consumare alcol. FranceAgrimer aggiunge: “Il consumo si limita attualmente a 3 milioni di consumatori e a meno di 30 milioni di bottiglie. Con la nuova classe media, il consumo di alcol è destinato a crescere”.  Bisogna notare che il 90% del consumo di vino avviene nelle grandi città e nelle zone turistiche (Delhi, Mumbai, Bangalore, Goa, Pune).

Dove si trova il potenziale per i produttori?

Nel Regno Unito consuma un sacco di vino. È il terzo importatore di vino al mondo per volume e valore, con la Francia come principale fornitore, seguita dall’Italia. Il 99,5% dei vini consumati nel Regno Unito sono importati, e questo a ragione: il clima freddo e umido del Regno Unito non favorisce la viticoltura. Ma quali sono quindi i vantaggi offerti dal suo territorio? Il cambiamento climatico in atto e i terreni argillosi del sud dell’Inghilterra. È proprio lì che ha iniziato a svilupparsi una produzione di spumanti. Senza troppe pretese, per ora. La superficie totale di vino vendemmiato non supera i 3.800 ettari, con una produzione di 65.000 ettolitri, di cui il 62% è costituito da vino spumante. I vini sono venduti al 90% nel mercato locale, anche se stanno cominciando a trovare una loro nicchia anche nei mercati scandinavi.

Anne Schoendoerffer,traduzione di Anna Monini, © Dionisio Iemma/Adobe Stock

fonti :  France Agrimer.   OIV, EUROMONITOR