Due recenti studi internazionali lo confermano: gli under 40 anni stanno prendendo le redini del mercato del vino. Rompendo con i codici tradizionali, questa nuova generazione costringe il settore a reinventare il proprio racconto per conquistare un pubblico alla ricerca di significato, trasparenza e senso di comunità.
Sommario:
- L’ascesa dei Millennial
- Trasparenza, benessere e bollicine
- La fine del determinismo familiare
- Un potenziale da esplorare
- La cantina in modalità “gaming”
- L’arte della sorpresa
L’ascesa dei Millennial
Negli Stati Uniti, la corona ha cambiato proprietario. Per la prima volta i Millennial (26-40 anni) hanno detronizzato i Baby Boomer, diventando il principale gruppo di consumatori di vino (31% contro 26%), secondo uno studio del Wine Market Council (WMC) pubblicato nel dicembre 2025. Questa nuova svolta, tuttavia, ha il sapore di una vittoria di Pirro: in soli due anni il mercato americano ha perso ben 9 milioni di consumatori abituali. Oggi soltanto il 29% degli adulti dichiara di bere vino almeno ogni due o tre mesi e, per oltre il 40% degli intervistati, il vino serve soprattutto a rendere un momento “speciale”. “Il consumo legato al relax a casa o alla cena durante la settimana è in calo”, avverte Liz Thach, presidente del WMC.
Trasparenza, benessere e bollicine
Se i Millennial e la Generazione Z (18-25 anni) stanno conquistando il mercato, lo fanno imponendo nuovi codici di consumo. Più di un terzo dei Millennial americani dichiara infatti di non apprezzare il sapore del vino, preferendo superalcolici o birra. Liz Thach definisce questo dato un vero e proprio “segnale d’allarme” per un settore che deve migliorare la propria comunicazione su aromi, stile e composizione del prodotto: “Molti consumatori credono che il vino contenga molto zucchero o additivi inutili”. Olivier Roblin, gestore delle Caves du Panthéon a Parigi, lo conferma: “I miei clienti tra i 20 e i 30 anni si orientano quasi esclusivamente verso il vino naturale. Esigono trasparenza e cercano prodotti più sani e leggeri”. Per questa generazione il vino si inserisce in una logica di benessere immediato: non esitano a modificare le proprie abitudini di consumo per migliorare l’umore o il sonno. E, pur con gusti molto eclettici, Millennial e Gen Z consumano molti più vini effervescenti rispetto alle generazioni precedenti.
La fine del determinismo familiare
Questo cambiamento si accompagna a una trasformazione più profonda dei valori. Il mondo dei grandi vini, in particolare, sembra aver costruito molte delle proprie strategie su convinzioni oggi messe in discussione riguardo alle motivazioni dei nuovi collezionisti. È quanto emerge da uno studio del think tank Areni Global presentato al salone Wine Paris 2026, che ha analizzato i comportamenti degli acquirenti sotto i 40 anni in sei mercati mondiali chiave. La prima conclusione è sorprendente: contrariamente a quanto si pensa, diventare appassionati di grandi vini perché lo sono i propri genitori non ha alcun fondamento statistico. L’interesse nasce piuttosto da un “momento fondante” condiviso con gli amici, che ha poi bisogno della conferma dei coetanei per consolidarsi nel tempo. Olivier Roblin lo osserva ogni giorno: “Quando i giovani varcano la soglia del negozio, spesso lo fanno in gruppo o su consiglio di un amico. Tendono anche a prendere le distanze dalle etichette classiche dei loro genitori.” Anche un’altra convinzione diffusa viene smentita: l’idea che il consumatore giovane passi automaticamente a vini più costosi con l’età e con l’aumento del reddito. Ciò che cerca davvero è piuttosto una comunità autentica. Sono soprattutto i rapporti diretti con i negozianti e i professionisti del vino a rafforzare il suo coinvolgimento. Dopo i 25 anni, inoltre, molti associano i social network al consumo di massa – l’esatto opposto dell’esclusività e del prestigio che cercano nel vino.
Un potenziale da esplorare
Lo studio di Areni mette in luce anche un importante “punto cieco” del settore: il calo di interesse tra le donne. Sebbene le donne siano quasi altrettanto numerose degli uomini ad avvicinarsi al vino prima dei 25 anni (44% contro 56%), il loro interesse tende a diminuire dopo i trent’anni. Solo un quarto diventa acquirente abituale, contro i tre quarti degli uomini. Dopo i 56 anni le donne rappresentano appena il 13% degli appassionati. Eppure il 43% di loro dichiara di voler diventare consumatrici più attive. Non si tratta quindi di una mancanza di interesse, ma piuttosto della difficoltà del settore ad accompagnare l’evoluzione dei loro stili di vita.
La cantina in modalità “gaming”
Un altro insegnamento riguarda il rapporto con il collezionismo. Per circa il 30% dei giovani predisposti a questa pratica, collezionare vino è paragonabile al gaming: un gioco che deve offrire emozioni, regole chiare, una progressione gratificante e una forte integrazione digitale. Ma la finestra temporale è ristretta: “Se non sei diventato collezionista entro i 40 anni, difficilmente lo diventerai dopo”, afferma Pauline Vicard, cofondatrice di Areni Global. Anche il budget resta un fattore decisivo: “Per attrarre questa generazione, bisogna restare tra i 10 e i 20 euro. Oltre questa soglia, li perdiamo”, avverte Olivier Roblin. Il commerciante conferma inoltre il “collo di bottiglia” individuato dallo studio: “Costruire una vera cantina personale è un’eccezione. Ho un solo esempio tra i miei clienti: un giovane cameriere che usa le mance per mettere da parte qualche bottiglia. Gli altri sono orientati soprattutto al consumo immediato”.
L’arte della sorpresa
Di fronte a questi cambiamenti, l’associazione interprofessionale dei vini di Bordeaux ha già definito la propria strategia per il periodo 2026-2029, puntando sulla fascia d’età tra i 25 e i 40 anni attraverso enoteche, ristoratori e wine bar. La sfida è conquistare una clientela con un certo potere d’acquisto ma con abitudini di consumo non ancora consolidate. In questo contesto, il ruolo della consulenza diventa centrale. Per Olivier Roblin la chiave è la sorpresa: “Cerco sempre di spiazzarli. Se arrivano con un’idea precisa, li guido verso un vitigno o una regione che non avrebbero considerato. Li sorprendo con un vino che corrisponde al loro gusto, spesso a 15 € invece dei 20 € che avevano previsto. È così che una semplice curiosità può trasformarsi in una fedeltà duratura”. La nuova generazione è pronta. La partita è appena iniziata.
Florence Jaroniak, ©: pxhere.
Per maggiori informazioni: https://areni.global/report/the-new-fine-wine-customer
