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Il Carignan si prende la rivincita

A lungo denigrato ed estirpato, questo antico vitigno mediterraneo rivela oggi i suoi punti di forza. Di fronte alle ondate di calore, la capacità del Carignan di preservare freschezza ed equilibrio ridisegna il suo posto nel nuovo disciplinare del cru Montpeyroux.

Indice:

• Una prova sul campo

• Da vitigno estirpato a valore sicuro

• La scelta della memoria

• Una vite per il futuro?

Una prova sul campo

Il quadro non è uniforme. Dopo le ondate di calore dell’estate 2026, alcuni appezzamenti hanno sofferto, altri meno. A nord-ovest di Montpellier, Sylvain Fadat ne è testimone. «Che si tratti di Mourvèdre o di Carignan, quest’ultimo ancora di più, le viti hanno superato queste ondate di calore senza difficoltà», assicura il viticoltore della tenuta Aupilhac e presidente dell’AOC Montpeyroux. «Abbiamo mantenuto la freschezza.»

La constatazione è tanto più simbolica considerando che nel febbraio 2026 l’INAO ha approvato il riconoscimento di Montpeyroux come cru a tutti gli effetti. Nel disciplinare di questa denominazione languedociana, situata ai piedi del Larzac, il Carignan occupa un posto centrale accanto a Grenache, Mourvèdre e Syrah.

Una scelta che consacra il lavoro dei 35 viticoltori dell’AOC, ma anche la rinascita di una fenice sulla quale quasi nessuno avrebbe scommesso. «Non dirò che il Carignan sta recuperando il prestigio che merita perché, per me, non l’ha mai perso», precisa Laurent Audeguin, responsabile della ricerca e dell’innovazione nell’area del materiale vegetale dell’Institut français de la vigne et du vin (IFV). «Ha una struttura tannica e polifenolica importante e dà il meglio di sé quando le viti iniziano ad avere qualche anno», spiega.

Da vitigno estirpato a valore sicuro

Secondo il ricercatore, ha sempre prodotto grandi vini da invecchiamento in alcuni terroir delle Corbières, di Fitou o di Montpeyroux, «a condizione di controllare le rese».

La svolta risale agli anni Settanta. Molto produttivo, il Carignan era allora il vitigno più piantato al mondo; in Francia se ne contavano oltre 200.000 ettari. Con lo sviluppo dei vini di paese arrivarono nel Midi i famosi «vitigni miglioratori».

«L’Aramon è caduto davvero in disuso e le superfici coltivate a Carignan si sono ridotte», racconta il ricercatore.

Sylvain Fadat ricorda: quando si è insediato, possedeva quattro ettari, in gran parte piantati a Carignan. «Tutti mi dicevano: “Bisogna piantare Syrah”. Ero dispiaciuto, ma non avevo abbastanza denaro per estirpare e ripiantare. Alla fine sono stato molto contento di averlo, perché ha dato vini molto buoni.»

Le sue cuvée trovano rapidamente sbocchi sui mercati esteri. «Tuttavia, alcuni enologi mi suggerivano: “Non dite che è Carignan”». È stato necessario attendere la creazione, nel 2004, dell’associazione Carignan Renaissance e soprattutto la sua riattivazione nel 2013 perché l’immagine del vitigno iniziasse a cambiare.

La scelta della memoria

Alcuni appezzamenti del cru raggiungono gli 80 anni, grazie «al responsabile della cooperativa che, avendo constatato che producevano i vini migliori, dissuadeva i soci dal estirparli», racconta Sylvain Fadat.

Questo patrimonio costituisce oggi una delle basi dell’identità di Montpeyroux.

«Può esserci concentrazione, ma sempre con una buona freschezza, un’acidità che riequilibra e che conferisce questa piacevolezza al vino», riassume il viticoltore.

Ciclo lungo, germogliamento tardivo, accumulo più lento degli zuccheri: sono tutti elementi che preservano l’acidità del Carignan. Anche il suo comportamento di fronte al deficit idrico spiega il rinnovato interesse di cui è oggetto, mentre il materiale vegetale contribuisce a questa riscoperta.

Già nel 1998, la Camera dell’Agricoltura dell’Aude ha istituito una collezione di conservazione del Carignan presso il sito dell’INRAE di Pech-Rouge, al fine di preservare una collezione di riferimento.

Questo lavoro si inserisce in un approccio globale che ha permesso di salvaguardare quasi 300 cloni e accessioni* a livello territoriale.

«Creare collezioni di conservazione permette di preservare la diversità e di capire in che misura, al momento opportuno, questa diversità possa essere utile alla viticoltura», spiega Laurent Audeguin.

Al di là del solo Carignan noir, l’interesse riguarda anche il Carignan gris e il Carignan blanc. Quest’ultimo, inoltre, è ora classificato tra le Varietà di Interesse ai fini dell’adattamento (VIFA) nel disciplinare della denominazione generica Côtes-du-Rhône.

Una vite per il futuro?

«Alla luce della situazione climatica, è abbastanza normale che alcune denominazioni decidano di riposizionare il Carignan», ritiene Laurent Audeguin.

Bisogna considerarlo una soluzione miracolosa? L’esperto dell’IFV invita alla prudenza. «Non conosco vigne che non abbiano mostrato segni dell’impatto del calore: defogliazione, arresti precoci della crescita, grappoli che appassiscono. La letteratura scientifica su questo tema è scarsa. Dovremo analizzare tutto questo collettivamente, perché potremmo trovarci di fronte a delle sorprese.»

La rivincita del Carignan va quindi oltre il solo caso di Montpeyroux. Interroga la capacità del vigneto francese di dimostrarsi agile di fronte al riscaldamento climatico.

«Dobbiamo rimanere ottimisti. Quello che chiamiamo materiale vegetale e vitigni nuovi,antichi,* dimenticati, o provenienti da altri Paesi, rappresentano un’importante variabile di adattamento», sottolinea il ricercatore.

Sylvain Fadat, invece, preferisce puntare su ciò che già esiste piuttosto che su vitigni stranieri: «abbiamo tutto ciò che ci serve qui da noi, con il Carignan, la Mourvèdre o la Clairette.»

A Montpeyroux, l’annata 2026 sarà degustata solo tra due anni. Ma il viticoltore non ha dubbi sul risultato. «La gente rimarrà stupita nel vedere che, anche in un’annata caratterizzata dalla canicola, ci sarà freschezza.»

A lungo accusato di essere il problema, il Carignan potrebbe così diventare parte della soluzione. E la prova che il vigneto può talvolta trovare nel proprio passato le chiavi del proprio futuro.

Di Florence Jaroniak.

© @vitinova

* Il clone è la copia genetica esatta di una pianta di vite, mentre l’accessione è il numero di registrazione di un campione conservato in una collezione.

Per saperne di più:

https://www.carignan-renaissance.fr