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Il vino esce dagli schemi

Sculture che emergono tra i filari, scrittori che prestano la loro penna a un’annata, opere d’arte nel cuore delle cantine… Ai quattro angoli del vigneto, l’arte conquista le tenute. Molto più di una semplice attrazione, è diventata un altro modo di raccontare il vino e coloro che gli danno vita, unendo il bello e il buono.

Sommario:

  • Stivali fuori misura
  • Una storia antica quanto il vino
  • Osservare prima di degustare
  • La stessa pazienza, la stessa ricerca

Stivali fuori misura

Tre metri di altezza. Verdi. Di gomma. Proprio al centro del parco dello Château Chasse-Spleen, a Moulis-en-Médoc, questo paio di stivali giganteschi firmati Lilian Bourgeat dà subito il tono. Prima opera acquistata da Céline Villars-Foubet e da suo marito nel 2009, invita fin da subito il visitatore a seguire le orme di autentici appassionati d’arte.

«Sono esattamente gli stessi stivali che indossano gli operai nei nostri vigneti e in cantina. Quando li abbiamo scoperti, ci siamo detti immediatamente che dovevano essere nostri», racconta questa architetta di formazione, cresciuta a due passi da un museo d’arte contemporanea.

Da allora, l’avventura artistica si è arricchita. Un’anamorfosi di Felice Varini anima la cantina. Nel 2017 ha aperto le porte un centro d’arte contemporanea. Gli stivali, invece, si sono affermati come l’emblema di Chasse-Spleen.

«Tutti si fanno fotografare davanti a loro. Sono diventati così iconici che li abbiamo inseriti anche sulla nostra etichetta. È un’opera immediatamente comprensibile, che suscita curiosità e contribuisce all’estetica della tenuta.»

Da quasi vent’anni, inoltre, ogni annata è accompagnata da una frase originale scritta da un autore contemporaneo.

«La nostra proprietà porta uno dei nomi di château più letterari che esistano. Abbiamo voluto fare con la letteratura ciò che Mouton Rothschild ha fatto con gli artisti sulle sue etichette.»

Per Céline Villars-Foubet non si tratta né di una strategia di marketing né di un argomento enoturistico.

«Amiamo profondamente l’arte e riteniamo importante offrirla anche in un contesto rurale. Non è un modo per democratizzare il vino né per renderlo più elitario. È semplicemente un valore aggiunto per l’anima.»

Una storia antica quanto il vino

A ben guardare, questo dialogo tra il vino e le arti non nasce certo oggi.

«Dioniso, dio del vino, è anche il dio del teatro e il protettore delle arti. In altre parole, nelle mitologie delle nostre civiltà greco-latine questo legame è già stabilito», ricorda Florence Monferran, storica, autrice e viticoltrice ai Clos de Miège, in Linguadoca.

Nel corso dei secoli, il vino ha ispirato pittori, scrittori e poeti. Negli anni Venti del Novecento, Philippe de Rothschild diede nuovo impulso a questo rapporto affidando le etichette delle sue grandi annate a Picasso, Dalí e Warhol.

«Ha reso estremamente concreto il legame tra il vino e la creazione artistica. In un certo senso, ha affermato che anche il vino è un’arte.»

Questo avvicinamento si intensificò con l’arrivo nel mondo del vino di grandi finanzieri e capitani d’industria.

«Spesso mecenati e grandi collezionisti d’arte, hanno naturalmente avvicinato questi due universi», osserva Florence Monferran.

Ma la cultura non si ferma alle porte dei prestigiosi centri d’arte di Smith Haut Lafitte, Château La Coste o Peyrassol. Mostre, concerti, letture e festival di land art: le esperienze si moltiplicano e si democratizzano.

«Molto in voga, diventano accessibili a un pubblico più ampio e possono facilitare l’incontro con il vino, soprattutto per chi non è un intenditore», sottolinea la viticoltrice e storica.

Osservare prima di degustare

È proprio questa vivacità a impadronirsi della Champagne durante Vign’Art.

Rivolto verso le colline di Cuchery, un giovane contempla il paesaggio. Intitolata En face, quest’opera di Antonin Martineau, scultore del legno e Meilleur Ouvrier de France, è stata installata in occasione dell’edizione 2026 del festival.

Monumentale, «si legge su tre livelli: il faccia a faccia tra lo spettatore e la scultura, quello tra la scultura e il paesaggio e infine quello con sé stessi», riassume l’artista.

Un invito a rallentare, in un luogo che ha scoperto brulicante di vita.

«Sono rimasto colpito dal numero di persone che lavorano nei vigneti: un vero alveare. I momenti di contemplazione a cui invita la mia opera permettono proprio di prendere coscienza che il vino non è semplicemente una bottiglia. È anche tutto il lavoro che c’è dietro.»

Per lui, l’arte tra i vigneti agisce come un rivelatore, creando un legame immediato con il produttore e il suo territorio.

La stessa pazienza, la stessa ricerca

L’artista modella la materia. Il viticoltore lavora con il vivente. Sebbene i loro gesti siano diversi, Antonin Martineau individua un evidente parallelismo:

«La scultura è un lavoro di lunga durata, un processo creativo che ritroviamo anche nel mestiere del viticoltore. In entrambi i casi, il risultato è il frutto di un’eredità e di un sapere artigianale.»

Florence Monferran vi riconosce la stessa ricerca dell’eccellenza.

«Tornerei a questa frase di Philippe de Rothschild: “Un grande vino è un’arte”. Molti viticoltori tendono verso questa ricerca, come Laurent Vaillé, creatore della Grange des Pères, soprannominato il “Mozart del vino”.»

Céline Villars-Foubet cita invece il grande enologo Denis Dubourdieu:

«Il vino è un progetto estetico e gastronomico.»

Pur senza considerare il viticoltore un artista, riconosce numerose affinità nel processo creativo:

«La stessa ricerca di equilibrio, sensibilità ed esigenza. Il vino, prodotto di grande finezza, si inserisce anch’esso in una storia lunghissima, porta con sé una cultura e una ricerca estetica.»

In fondo, forse il vino e l’arte condividono la stessa ambizione: far vibrare la nostra sensibilità.

«L’arte mi rende felice e credo che la bellezza sia assolutamente indispensabile, perché aiuta ad affrontare le difficoltà della vita», conclude Céline Villars-Foubet. «Spero che i visitatori provino almeno in parte questa sensazione e che questo incontro con l’arte aggiunga curiosità, piacere ed emozione alla scoperta della tenuta.»

Florence Jaroniak. © Château Chasse-Spleen.