Materiale nobile e naturale, il tappo di sughero non è solo il custode del vino. Grazie a iniziative civiche, industriali e artistiche, oggi conosce una seconda vita, spesso sorprendente. Primo piano su un riciclo esemplare che apre la strada a nuove prospettive.
Sommario:
- Il sughero, campione discreto di eco-responsabilità
- Una filiera solidale e impegnata
- Una sfida logistica
- Una fabbrica in prima linea
- Il tappo di sughero diventa opera d’arte
- Un gesto semplice, un impatto concreto
Il sughero, campione discreto di eco-responsabilità
Piccolo nelle dimensioni ma grande nella sua missione, il sughero è l’angelo custode del vino. Comprimibile, impermeabile e poco permeabile ai gas, consente al vino di respirare proteggendolo al tempo stesso. E le sue qualità vanno ben oltre: resistente all’umidità, al fuoco, agli insetti e all’usura, è anche un eccellente isolante termico e acustico. Viene raccolto senza abbattere alberi ed è completamente naturale, biodegradabile e riciclabile. La sua capacità di prestarsi a nuovi usi ha dato vita a una vera e propria filiera del riutilizzo, avviata nel 2010 dalla Fédération Française du Liège. “La Francia è oggi leader mondiale nel riciclo dei tappi di sughero, con il 15% del volume totale riciclato, pari a circa 400 tonnellate all’anno”, sottolinea Jean-Marie Aracil, segretario generale della Federazione.
Una filiera solidale e impegnata
Oggi in Francia sono attivi oltre 2.000 punti di raccolta permanenti — presso enoteche, produttori, negozi di alimentari e persino presso il museo del sughero e del tappo di Mézin — a cui si aggiungono punti di raccolta temporanei. La rivendita dei tappi recuperati finanzia progetti ambientali e iniziative solidali. Il risultato? Più di un milione di euro ridistribuiti alle associazioni coinvolte e oltre 15.000 querce da sughero piantate. Una dinamica sostenuta da consumatori sempre più attenti ai materiali naturali e riutilizzabili, e da aziende attente alla riduzione dell’impatto ambientale. A rafforzare questa tendenza contribuisce anche il successo del tappo di sughero sul mercato, scelto per 7 delle 10 bottiglie di vino più vendute in Francia (Nielsen, 2022).
Una sfida logistica
Il sughero riciclato, trasformato in granuli, trova oltre un centinaio di applicazioni — dall’aeronautica alla moda — e una trentina nel settore edile. Tuttavia, non potrà mai tornare a essere un tappo: “Ogni produttore di tappi sughero applica formule specifiche e analisi molto rigorose per garantire la sicurezza alimentare. Il sughero riciclato, purtroppo, non risponde a questi standard”, spiega Aracil. Nonostante i progressi nella raccolta, il modello resta complesso: “Per un trasporto davvero ecologico e sostenibile, servono almeno 50.000 tappi — ovvero un intero pallet.E anche riciclando le 4.000 tonnellate disponibili ogni anno, i volumi resterebbero comunque troppo bassi per garantire una filiera nazionale. Il sughero viene quindi spedito in Portogallo, dove viene valorizzato insieme ad altri lotti provenienti da tutta Europa”, aggiunge Aracil.
Una fabbrica in prima linea
C’è però un’eccezione tutta francese: Agglolux-CBL, con sede a Soustons, nelle Landes. “Dal 1929 trasformiamo il sughero in un’ampia gamma di prodotti”, spiega il direttore Pierre Biénabe. “Parte della materia prima proviene dagli scarti dei sugherifici, ma anche da tappi riciclati acquistati da associazioni in tutta la Francia”. È l’unica realtà francese a riciclare tappi, con cui realizza pannelli, rotoli, materiali isolanti e oggetti di design. Agglolux-CBL collabora anche con organizzazioni impegnate nella sostenibilità, come l’associazione COHAB*, con cui ha sviluppato dei nidi bioclimatici, isolati con sughero riciclato. “La nostra forza sta nella capacità di rispondere ai bisogni di promotori di progetti, sempre più attenti alla responsabilità sociale d’impresa”, sottolinea Pierre Biénabe.
Il tappo di sughero diventa opera d’arte
Il riutilizzo creativo conquista anche il mondo dell’arte. Per David Mishkin, artista americano innamorato della cultura francese, i tappi di sughero prolungano il ricordo del vino e diventano veri e propri simboli di vita. “Per me i tappi usati hanno molto più valore di quelli nuovi”. Le sue opere —tra scultura, mosaico e rilievo — giocano con forme e volumi. Tra le più spettacolari, una croce monumentale realizzata con 3.000 tappi provenienti dai vigneti dell’Enfant Jésus in Borgogna. Un’altra opera importante utilizza tappi di Vouvray, recuperati in una cantina troglodita murata durante la guerra per sfuggire ai nazisti. “Ne ho raccolti 25.000, ma solo 3.000 erano ancora utilizzabili”. Membro da 52 anni della Confrérie des Chevaliers du Tastevin, Mishkin conserva ogni tappo delle sue degustazioni: “Il vino mi ha fatto scoprire il sughero, insegnandomi a riconoscerne il valore e a trasformarlo in qualcosa di bello”. Ama ricordare che fu Dom Pérignon a intuire la capacità del sughero di trattenere la pressione dello Champagne. “Una volta ho avuto l’onore di degustare un vino di oltre 180 anni, recuperato da un relitto. Grazie al tappo di sughero, era ancora perfetto.”
Un gesto semplice, un impatto concreto
Cittadini, associazioni, professionisti: tutti uniti per dare una seconda vita al tappo di sughero. E se l’obiettivo europeo del 30% di riciclo entro il 2030 può sembrare ambizioso, la fiducia è alta: “Con le risorse attuali abbiamo già superato il 15%”, conferma Aracil. Dunque, la prossima volta che stappate una bottiglia, non gettate il tappo: portatelo in un punto di raccolta. Un gesto semplice, che può far crescere un albero, isolare una casa… o ispirare un’opera d’arte!
Florence Jaroniak, © nataliazakharova/Adobestock
*L’associazione COHAB sviluppa soluzioni per integrare la biodiversità nelle aree urbane.
